La teoria dell'eterno ritorno è pensata anche per la vita umana, non solo per la storia. Nell'eterno ritorno di Nietsche (o come si scrive), o almeno nella mia visione, l'inizio e la fine sono sempre gli stessi. E sono opposti. Sono diversi, sì, perché opposti. Il problema è che sono anche uniti. L'inizio è la fine. Partiamo sempre nelle stesse situazioni, finiamo sempre nelle stesse situazioni, partiamo e finiamo in un punto sempre uguale senza accorgercene. Si perché noi immaginiamo la fine, il nostro futuro, come qualcosa di diverso dal passato, da ciò da cui siamo partiti. Siamo bramosi del nostro destino a tal punto che non ci accorgiamo, quando esso diventa presente, che lo abbiamo desiderato, lo svalutiamo come se ci fosse una sorta di inflazione del nostro tempo, della nostra vita. Ormai il presente è quasi passato, non vale più tanto... come una piccola azienda in perdita non prende punti in Borsa... invece su ogni attimo c'è un peso insopportabile, quello di rivivere la stessa situazione nel futuro, la paura di vivere la stessa situazione già vissuta...
Gabriele Castiglion
Il Signor Mauro Castiglion, attraverso il concorso che porta il suo cognome, permette a noi studenti di onorare, coltivare ed esprimere le nostre passioni attraverso nobili espressioni artistiche così come Gabriele tanto amava fare.
Quest’anno la traccia del concorso è stata “I ricordi mettono le ali al futuro” .
Vincitori della categoria Poesia:
1° Classificato
Gioia Barzon 3 Cl con Pochi e veri
Pochi e veri i ricordi che mi porto.
Non sono io a selezionarli,
la mia testa riconosce il peso di quel che vivo.
In me sono rumorosi,
profumati,
dolci,
salati di lacrime.
Ma finiscono sempre per essere lacunosi.
Emergono volti,
espressioni,
movimenti,
giochi di luce,
così da stordirmi e intanto portarmi lì.
Sono memorie
che rispolvero nel momento del bisogno.
Ce n’è sempre una adatta,
forse della mia testa mi fido
perché lei sa consigliarmi.
Tutti loro hanno un ruolo preciso
sono l’esercito che mi segue
mentre io corro e guardo verso il futuro.
Mi dicono le emozioni da rivivere
e quelle invece da combattere.
2° Classificato
Tommaso Muraro 1 CL con Dal tramonto all’alba
Luce,
che scompari nel buio del mare profondo
e porti con te i pensieri e i sospiri
che fino a ieri si rincorrevano nella mia mente.
Davanti a questo tramonto
vedo il bambino che son stato
e mi struggo al pensiero dell’infanzia
che ormai s’allontana,
recando con sé l’illusione di un mondo che ormai è svanito.
Luce,
che torni a illuminare i miei sogni e le mie speranze,
che accendi questo giorno e quelli che verranno
e porti con te
il profumo dei sogni e i sussulti dei timori,
di un domani che non vedo,
ma che fa già librare il mio cuore così come libra,
nel cielo,
un gabbiano verso l'orizzonte infinito.
3°Classificato
Anna Taddei 3 BS con Li tocchi con l’anima
Li tocchi con l’anima e
li sfiori col tatto,
sono un rullino di immagini.
Suscitano emozioni contrastanti
accompagnati da
silenzi assordanti,
parole non dette,
risate soffocate.
Ti tengono per mano
ti accarezzano la testa
ti seguono ovunque tu vada,
sono la tua ombra.
Ti mancano,
li vorresti rammentare
invece
ogni giorno ne muore uno.
Sono il nostro vissuto
il nostro presente
il nostro incerto futuro.
Quando tutto si frantuma
ci aggrappiamo ad essi
e ci illudiamo.
Vincitori della categoria Prosa:
1°Classificato
Tommaso Scarparo 5 AS con Tutte le vite vissute
Signore e signori, buonasera.
Spero di trovarvi ottimamente in questa pozzanghera di tempo che avrò il piacere di condividere con voi:
suvvia, per un momento, lasciate che le vostre preoccupazioni scivolino dalle poltrone di velluto; fate che le vostre menti siano candide e leggere come vogliono suggerire i vostri abiti; e vi prego permettete alle emozioni di scintillare, come i cristalli sui vostri tavoli.
Quasi stavo per dimenticare: qualcuno di voi soffre il mal di mare? Il mal d’aria? Nessuno, bene, perché vedete... come?
Le curve strette signora? Non si preoccupi, il viaggio in cui vi sto portando non richiede alcun movimento fisico, ho chiesto solamente per agevolare la metafora.
Dicevo, stasera avrò il piacere di accompagnarvi in un viaggio in cui esploreremo ciò che è stato e ciò che può essere, il vissuto è il vivibile, l’immutabile passato e il multiforme futuro. Scoprirete, amici, che questi due estremi sono collegati da un sottile filo d’argento, la cui natura ineffabile influenza anche il nostro presente. E vorrei cominciare proprio da questo, il presente:
che altro è se non una rielaborazione del passato in funzione del futuro? Pensateci un momento. Ogni singola azione che compiamo è la somma di tutto il nostro passato, convogliato in un solo attimo che ci permette di andare avanti.
La vostra presenza qui, le vostre scarpe, il vostro colore preferito, ciò che siete ora, proprio ora, è la sintesi di tutto ciò che avete vissuto, e tutto ciò che avete vissuto vi ha portato qui. E ogni attimo che passa, nuovi fili creano nuove trame.
E il futuro? Ci vivete amici! Ogni pensiero è cominciato nel passato e finito nel futuro, ogni azione è un viaggio nel tempo, in avanti, s’intende.
Ma c’è una cosa che tiene insieme tutto il sistema, un fragile filo d’argento sul quale noi, funamboli ubriachi, danziamo.
Questo elemento impalpabile, un abito di seta leggera che ognuno indossa, è l’abito che più di tutti piace agli artisti, ai sognatori, a chi non vive questa vita. Sto parlando dell’arco che scaglia ogni nostra freccia: il ricordo.
Pensateci un momento, amici, pensate a ciò che vi ho detto poco fa, tutti noi siamo fatti di ricordi. Non è semplicemente per l’esperienza, che agiamo in determinati modi, c’è qualcosa oltre, oltre l’esperienza. E lo sappiamo bene, lo sappiamo quanto
i ricordi pesano sulle nostre scelte: siamo profondamente condizionati da essi. A causa di ciò, ogni nostra azione che termina nel futuro è dettata dal ricordo del passato.
Ci pensate? Ecco perché il ricordo è arco: perché dobbiamo tendere indietro per essere slanciati in avanti.
Ed ecco perché è filo d’argento: perché collega ciò che eravamo con ciò che vogliamo essere.
E ciò che vogliamo essere non è solamente una proiezione dei nostri ricordi nel futuro?
Ecco perché il ricordo è anche sogno: perché possiamo sognare solo ciò che abbiamo vissuto.
Possiamo arrivare a dire, amici, che secondo questa logica, tendiamo inconsciamente al ricordo, a riviverlo.
Vogliamo riviverlo. Tornare, in eterno. Indietro, ma sempre avanti.
Tutto ciò che abbiamo vissuto: immaginato.
Vogliamo contemplare la luna che sorge sul deserto dorato, mentre aleggiano nell’aria tintinnii di villaggi lontani:
perché abbiamo già contemplato e udito.
Vogliamo assistere al silenzioso e terribile spettacolo di una quercia millenaria che muore, e che si piega, e non sa il motivo: perché abbiamo già assistito, e abbiamo pianto.
Vogliamo sapere come si torna in quel prato in cui le ombre danzano in cerchio, dove una volta abbiamo raccolto una stella cadente: perché siamo già tornati, e se cercate bene tra gli scaffali, avete già quella stella cadente.
Bramiamo di vivere di nuovo tutti i pensieri più celesti, come fossero stati fisicamente, veramente: vita.
Tutto questo ricordiamo.
Tutte le vite vissute.
Ora vorrei che continuiate voi: viaggiate di nuovo fra i vostri labirinti, chissà cosa troverete. Ricordate com’era bello, viaggiare?
Grazie di avermi accompagnato, credo che adesso mi prenderò una pausa.
2°Classificato
Angelica Gastaldello 5 CL con Il peso dei ricordi
“Sei giovane, hai tutta la vita davanti!”. Così dicono.
Eppure a me sembra di averne già così tanta di vita alle spalle...
Ricordo una fanciullezza solare e spensierata, piena di sorrisi e sogni, di allegra e smisurata fiducia in un presente in cui mi sentivo ricolma di felicità e in “quel vago avvenir” che non mi avrebbe ingannato.
Mi sbagliavo: mi avrebbe ingannato presto.
Spesso riusciamo, crescendo, ad accettare tante delusioni, a convivere con l’infrangersi di qualche sogno, a farci una ragione di promesse non mantenute e di abbandoni che non ci aspettavamo.
Ma ci sono addii che nessuno di noi dovrebbe vivere mai...
Ricordo mio zio varcare la porta di casa nostra il giorno di Natale, carico di regali per tutti e, nel volto, l'espressione di chi, ormai, aveva conquistato il mondo. A volte non lo vedevamo per settimane, talvolta addirittura per mesi: da tempo non viveva più in Italia; tornare nel nostro paese non sembrava essere mai davvero per lui una cosa lieve, nonostante il forte legame che lo univa a noi.
Ricordo la genialità delle sue idee, la sicurezza che riponeva nelle sue capacità, ma nello stesso tempo l’onestà intellettuale nel riconoscere i meriti altrui; così ambizioso, determinato, e tuttavia lontanissimo dalla vanagloria e dal compiacimento di sé.
Ricordo la sua passione più antica, quella per la musica, compagna fedele della sua indole
malinconica, le chitarre sparse ovunque nel moderno appartamento. E quella più recente, le corse in moto, simbolo di una sconfinata libertà che sempre aveva inseguito.
Ricordo i suoi abbracci leggeri e schivi, le sue risate a cui seguivano spesso improvvisi silenzi, la sua veemenza oratoria con cui ci affascinava.
Ricordo piccoli gesti, quelle dita a intrecciare i capelli sulla fronte, immerso nei suoi mille pensieri.
Era quel che si suol dire “un uomo di successo”, straordinariamente intelligente, di classe, con un'innata eleganza; aveva un carattere forte, amava la sua indipendenza. O, forse, questi erano gli unici aspetti che riuscivo a cogliere di lui.
Per me era sempre stato, nei meandri più reconditi della mia mente, un modello sottinteso a cui tendere. La piccola me voleva rincorrerlo, scelta dopo scelta, anno dopo anno, viaggio dopo viaggio, esperienza dopo esperienza, fare della sua vita la mia.
Volevo arrivare anche io ad emanciparmi. Volevo essere come lui, slegata da qualsiasi vincolo familiare, sociale, non appartenere ad alcun paese, ma al mondo intero.
Volevamo semplicemente essere degli spiriti liberi.
Eppure, come Icaro, volò troppo vicino al sole; pensò che le sue ali, quelle ali che lo avevano portato tanto in alto, si sarebbero sciolte. Per la prima volta nella sua vita, ebbe timore di scivolare. E, forse proprio per paura di cadere, si lasciò cadere…
Ancora sento le urla e i pianti, ancora pensiamo di non aver fatto abbastanza. Lasciò cicatrici, in tutti noi. Ci rialzammo, come prova a fare una famiglia, ma ognuno, nel proprio cuore, ancora soffre, ne tiene vivo il ricordo, cerca di onorarlo.
Giorno dopo giorno conservo gelosamente i nostri momenti insieme e mi attanaglia la nostalgia.
Ma un dubbio ha iniziato ad insinuarsi nel mio animo. Ho cominciato a chiedermi se sarebbe davvero stata la scelta giusta, per me, intraprendere la sua stessa strada, seguire, passo dopo passo, i suoi stessi obiettivi e raggiungere le stesse vette. Se era caduto il mio idolo di sempre, il mio modello di vita, come potevo sperare di farcela io? Dopo lunghe e tormentate riflessioni, lentamente ho provato a reinventarmi, a cercare di capire se tenere molti più punti di riferimento e circondarmi di persone e affetti a cui potermi aggrappare mi avrebbe aiutato a non bruciarmi,come era successo a lui. Eppure, dopo tanti mesi, nel mio futuro vedo ancora il suo, nelle mie aspettative ancora le sue, nei miei sogni ancora i suoi. Questa corrispondenza da un lato mi consola, ancora lo sento vicino a me; ma dall’altro mi dilania: mi perderò anche io? Riuscirò a vedere la luce in fondo ad ogni difficoltà? Capirò quando sarà il momento di allontanarsi dal sole?
Un filosofo, Friedrich Nietzsche, scrisse: “Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato.” Il futuro, a noi giovani, viene dipinto come carico di possibilità, speranze, sogni,opportunità, ma tutti questi obiettivi sono veramente nostri? A volte siamo trascinati da ciò che preferirebbero gli altri, a volte da costrutti sociali, a volte compiamo scelte che non ci appartengono per non urtare nessuno; a volte è proprio l’ombra sempre sottesa dei ricordi e del passato ad affacciarsi e a non lasciarci vedere nitidamente quel che davvero vorremmo per noi. E quest’ombra, nel mio caso, ancora mi cammina a fianco, mi trapassa nelle viscere, mi tiene la mano, sento che cerca di guidarmi.
Ma quel che è successo, inevitabilmente, ha minato ogni mia certezza. Forse è semplicemente troppo presto.
C’è però un tempo per ogni cosa e anche se il tempo della tristezza forse non passerà mai del tutto, con un po’ di fortuna supererò quello che è successo. Forse, alla fine, non seguirò il suo percorso di studi, magari non svolgerò neppure la sua stessa professione. Ma lui avrà comunque tracciato la mia strada: quando ritroverò fiducia nel futuro e avrò finalmente ripreso fiato e coraggio, ricorderò la grande, straordinaria avventura che è stata la sua vita, piena di passioni e sfide da affrontare, determinazione, onestà, ambizione e voglia di essere solo e soltanto sé stesso.
Questo era lui... e così vorrei diventare anch’io.
Il peso dei ricordi sarà più leggero da portare, quando finalmente mi renderò conto che ho tutta la vita davanti, anche se mi sembra di averne già così tanta alle spalle.
3° Classificato
Chiara Addamo 1 CL con Crisalidi di fumo
Eppure erano lì, avvolti da fitti fili di fumo, i ricordi.
C’erano, ne ero sicura, chiusi in bozzoli come giovani crisalidi non ancora mature, non ancora pronte a lasciare spazio alla propria farfalla. Dovevo solo aspettare, forse con tenace pazienza, che un gesto, una parola, un verso, una canzone, facessero da molla, dessero lo slancio vitale che aiuta ogni farfalla a venire alla luce.
Ma ancora, erano troppo intrecciati quei fili di fumo, labili e quasi inconsistenti, allo stesso tempo troppo fitti e ingarbugliati perché io potessi scorgere l’immagine che avvolgevano.
A volte le mie giornate passavano senza pensarci, scandite dalle cose di ogni giorno; ma se mi fermavo un attimo a guardarmi dentro, li vedevo ancora lì, i ricordi. E provavo a cercare il capo del filo, pronta a riavvolgerlo in un gomitolo da buttar via per liberare il ricordo che nascondeva.
Il primo erano occhi, quelli verdi e grandi del mio papà, quelli che cercavo tra la folla dei genitori che andavano a scuola a prendere i propri figli; li riconoscevo perché erano diversi da quelli degli altri, erano magici e, quando incrociavano i miei, si illuminavano.
Il secondo erano mani, quelle della mia nonna, calde e morbide, sempre pronte ad accarezzarmi ogni volta che ne avevo bisogno, pronte a cucinare per me quei piatti squisiti in cui l’ingrediente principale era l’amore.
Il terzo era voce, quella decisa e fiera di una sorella! Quella voce riusciva a cullarmi, a rilassarmi ed era impossibile non riconoscerla.
Ma tanti altri ricordi aspettavano di essere liberati; troppo faticoso raggomitolarli tutti insieme! Avevo liberato tre coloratissime farfalle e ne ero felice, era tempo per guardare avanti, prima di abbandonarmi tra le braccia di Morfeo! E allora mi veniva in mente l’immagine di me, il progetto della mia esistenza, i post-it sulla bacheca della vita, sogni sospesi e giovani speranze.
Mi addormentai; e sognai... sognai tre coloratissime farfalle che mi indicavano la strada.
Vincitori della categoria poesia in lingua straniera:
1° Classificato
Aurora Imperato 2 CL con Up in the sky
What is there up in the sky?
Not the clouds, not the wind blowing,
not the birds flying away,
not the planes just taken off.
Up, and up, above our heads,
up, and up, can't see what it is.
"Why is the moon following my car?"
I asked myself when I was young,
"Why do comets spark in the night?"
"Why do we draw the Sun yellow when it
has no colors? Is it just light?
My mum told me that she didn't know,
that one day I'll have to discover it,
that one day I will go up, and up,
above our heads to look for an answer.
And one day I will go,
I'll take a space shuttle
and I'll go, up, and up,
'till the moon and beyond.
I will ask the space
the questions and I'll take
my answers to the Earth.
2° Classificato
Chaimae El Houssaimi 3 BL con Souvenir et avenir
Quand la nuit tombe,
et les lumières s'éteignent
mes mémoires me reviennent,
trop réfléchir,
je pourrais plus dormir.
Je me souvien d’une semaine
quand je suis restée chez ma cousine
c'était notre premier rencontre
après une longue absence
la nuit était comme le jour,
on ne s’ennuie pas de parler
on a pleuré et on a rié,
on a discuter du passé
et on a programmé le futur.
C’est vrai que je suis encore jeune
mais les souvenirs d'enfance
seront toujours mes préférence
sont la présence dans l’absence
lequel qui me réchauffe à l'intérieure
et me déchire brutalement le coeur
je souhaite de revivre les moments sans les changer
car j’ai connu leur vrai valeur quand j’ai les manqués,
je jouais,chantais,dançais et courais
sans savoir que le temps avec moi coulait.
A’ cette raison j’ai pris une décision,
de profiter chaque heure
et créer un avenir splendeur
pour avoir au futur des souvenirs
qui restent dans le cœur.
Vincitori categoria Arti visive:
1° classificato ex aequo:
Riccardo Mandruzzato 5AS con Living Memories e Lorenzo Scibilia 5BL con Caro diario
In Living memories la composizione delle immagini e la postproduzione sono state efficaci nel creare una sensazione di continuità tra le diverse età delle persone coinvolte nella narrazione. Il simbolismo presente ha contribuito a creare un senso di connessione tra le diverse generazioni e la loro storia. Il corto è in grado di trasmettere l’importanza dei legami familiari e della memoria collettiva, lasciando spazio all’interpretazione personale dello spettatore.
Guarda Living Memories cliccando qui
Caro diario è un cortometraggio che riesce a trasmettere l’mportanza dei ricordi, capaci di influenzare il nostro presente e il nostro futuro. La regia riesce a coniugare un armonioso montaggio ad una fotografia a tratti sperimentale e innovativa, soprattutto nel rendere l‘immagine della memoria. Il corto ricorda quanto sia importante fermarsi a riflettere sul passato e su ciò che è stato per capire meglio noi stessi e la nostra vita.
Guarda Caro diario cliccando qui
Concludo ringraziando la giuria e i numerosi partecipanti a cui consiglio fortemente di riprovarci anche l’anno prossimo .
E' quasi frustrante come tutta la nostra vita si giochi nell'attimo prima di morire; in quel momento cosa conta? Se siamo felici o no. Per questo è meglio essere sempre felici: se mi capitasse di morire quando non me lo aspetto, sarei felice. Se me lo aspettassi cercherei di esserlo ancora di più…
Gabriele Castiglion
Rayhana El Pharidy 4 AL