Tito Flavio Vespasiano
Con Vespasiano inizia la dinastia Flavia che comprende i seguenti imperatori:
Vespasiano 69-79 D.C
Tito 79-81 D.C
Domiziano 81-96 D.C
Il breve regno di Tito fu caratterizzato da varie sciagure:
nel 79 eruzione del Vesuvio
nell'80 un terribile incendio devastò interi quartieri di Roma
nell'81 epidemia di peste
Domiziano fu imperatore romano dall'81 al 96 d.C., terzo ed ultimo esponente della dinastia Flavia, la prima proveniente dall'esercito, senza dunque un'origine nobile. La carriera del giovane Domiziano passò all'ombra di suo fratello Tito, diventato famoso per le vittorie in Giudea.
(Vedi arco di Tito)
Come imperatore rinvigorì l'economia rivalutando il conio, rinforzò i confini a difesa dell'impero, avviando un intenso programma edilizio per ristrutturare la città degradata. Condusse guerre importanti in Britannia, Caledonia, Dacia. Governò in maniera totalitaria: si credeva un dio, un despota illuminato destinato a guidare l'impero in un'era di aureo splendore. Fu generoso e caritatevole con il popolo e l'esercito ma considerato un tiranno crudele e paranoico dal Senato. Alla sua morte a seguito di una congiura fu condannato dal Senato stesso all'oblio perpetuo (damnatio memoriae).
L'anfiteatro Flavio
La costruzione iniziò fra il 70 e il 72 sotto l'imperatore Vespasiano, della dinastia flavia. I lavori furono finanziati, come altre opere pubbliche del periodo, con il provento delle tasse provinciali e il bottino del saccheggio del tempio di Gerusalemme (70). Nel 1813 fu rinvenuto un blocco di marmo reimpiegato in epoca tarda, che recava ancora i fori delle lettere di bronzo dell'iscrizione dedicatoria, in origine posta sopra un ingresso: il testo è stato ricostruito nel modo seguente:
(LA)
«I[MP(ERATOR)] CAES(AR)
VESPASI[ANUS AUG(USTUS)]
AMPHITEATRU[M NOVUM]
[EX] MANUBI(I)S [FIERI IUSSIT]»
(IT)
«L’imperatore Cesare
Vespasiano Augusto
fece erigere il nuovo anfiteatro
con i proventi del bottino.»
L'area scelta era una vallata tra la Velia, il colle Oppio e il Celio, in cui si trovava un lago artificiale (lo stagnum citato dal poeta Marziale), fatto scavare da Nerone per la propria Domus Aurea.
Questo specchio d'acqua, alimentato da fonti che sgorgavano dalle fondazioni del Tempio del Divo Claudio sul Celio, venne ricoperto da Vespasiano con un gesto "riparatorio" contro la politica del "tiranno" Nerone, che aveva usurpato il terreno pubblico e lo aveva destinato a uso proprio, rendendo così evidente la differenza tra il vecchio e il nuovo principato Vespasiano fece dirottare l'acquedotto per uso civile, bonificò il lago e vi fece gettare delle fondazioni, più resistenti nel punto in cui avrebbe dovuto essere edificata la cavea.
Vespasiano vide la costruzione dei primi due piani e riuscì a dedicare l'edificio prima di morire nel 79. L'edificio era il primo grande Anfiteatro stabile di Roma, dopo due strutture minori o provvisorie di epoca giulio-claudia (l'amphiteatrum Tauri e l'amphiteatrum Caligulae) e dopo 150 anni dai primi anfiteatri in Campania.
Tito aggiunse il terzo e quarto ordine di posti e inaugurò l'anfiteatro con cento giorni di giochi nell'80. Poco dopo il secondo figlio di Vespasiano, l'imperatore Domiziano, operò notevoli modifiche, completando l'opera ad clipea (probabilmente scudi decorativi in bronzo dorato), aggiungendo forse il maenianum summum in ligneis e realizzando i sotterranei dell'arena: dopo il completamento dei lavori non fu più possibile tenere nell'anfiteatro le naumachie (rappresentazioni di battaglie navali), che invece le fonti riportano per l'epoca precedente.
Contemporaneamente all'anfiteatro furono innalzati alcuni edifici di servizio per i giochi: i ludi (caserme e luoghi di allenamento per i gladiatori, tra cui sono noti il Magnus, il Gallicus, il Matutinus e il Dacicus), la caserma del distaccamento dei marinai della Classis Misenensis (la flotta romana di base a Miseno) adibiti alla manovra del velarium (castra misenatium), il summum choragium e gli armamentaria (depositi delle armi e delle attrezzature), il sanatorium (luogo di cura per le ferite dei combattimenti) e lo spoliarum, un luogo in cui venivano trattate le spoglie dei gladiatori morti in combattimento