Ciao a tutti,
Mi chiamo Ada Lovelace e sono nata in Inghilterra nel 1815. Mio padre era il poeta Lord Byron,ma io non ho seguito la sua strada: fin da giovane mi sono appassionata alla matematica e alla logica. All’epoca non era comune che una ragazza studiasse queste materie, ma grazie al sostegno di mia madre ho potuto ricevere un’istruzione molto avanzata. Durante i miei studi ho conosciuto Charles Babbage, uno scienziato che stava progettando una macchina chiamata Macchina Analitica, una specie di antenato del computer. Io ne rimasi affascinata e iniziai a studiarla a fondo. Scrivendo delle note su questa macchina, ho ideato una serie di istruzioni per farle eseguire dei calcoli: oggi queste istruzioni sono considerate il primo programma informatico della storia. Quello che mi rende speciale è che ho capito che le macchine non servono solo a fare conti, ma possono anche elaborare informazioni, musica e testi. Questa idea era molto avanti per il mio tempo e per questo vengo ricordata come la prima programmatrice.La mia vita non è stata lunga: sono morta a soli 36 anni, per malattia, ma le mie idee hanno avuto un’enorme importanza per il futuro. Oggi i computer fanno parte della nostra vita grazie anche a quello che ho immaginato io. La mia storia dimostra che la creatività e la scienza possono andare insieme e che anche le ragazzepossono lasciare un segno importante nella tecnologia.
Ciao a tutti,
Mi chiamo Marie Curie e sono nata in Polonia nel 1867. Fin da piccola ho amato lo studio,soprattutto la scienza e la matematica, anche se per me non è stato facile andare all’università perché, all’epoca, alle donne non era permesso studiare liberamente. Per questo ho deciso ditrasferirmi a Parigi, dove ho potuto finalmente studiare alla Sorbona, impegnandomi tantissimo. Durante i miei studi ho conosciuto Pierre Curie, che è diventato mio marito e mio compagno di ricerca. Insieme abbiamo scoperto nuovi elementi, come il polonio, che ho chiamato così in onore del mio Paese, e il radio. Grazie a queste ricerche ho contribuito allo studio della radioattività, una parola che ho inventato io stessa. Il mio lavoro non è stato facile: ho lavorato in condizioni difficili, senza grandi mezzi e senza sapere quanto potesse essere pericolosa la radioattività. Nonostante questo, non mi sono mai arresa.Nel 1903 ho vinto il Premio Nobel per la Fisica, e nel 1911 ho ricevuto un secondo Premio Nobel per la Chimica, diventando la prima persona a vincerne due in due discipline diverse. Durante la Prima guerra mondiale ho aiutato i feriti usando la scienza per migliorare le radiografie negli ospedali. Ho sempre creduto che la scienza dovesse servire a migliorare la vita delle persone. La mia vita dimostra che con impegno, passione e coraggio si possono superare le difficoltà. Spero che la mia storia possa ispirare soprattutto le ragazze a credere in sé stesse e nei propri sogni.
Ciao a tutti,
mi chiamo Rita Levi-Montalcini e sono nata a Torino nel 1909. Da giovane ho dovuto affrontaremolte difficoltà: all’inizio mio padre non voleva che io studiassi, perché pensava che una donnadovesse solo occuparsi della famiglia. Ma io non ho mai smesso di credere nei miei sogni e hodeciso di iscrivermi a Medicina, diventando neurologa. Durante il periodo delle leggi razziali, essendo ebrea, mi fu proibito di lavorare all’università. Nonostante questo, non mi sono arresa: ho allestito un laboratorio in casa, nella mia camera daletto, e ho continuato a fare esperimenti. Per me la scienza era troppo importante per essere abbandonata. In seguito mi sono trasferita negli Stati Uniti, dove ho potuto continuare le mie ricerche. Qui ho scoperto il Fattore di Crescita Nervoso, chiamato NGF, una scoperta fondamentale per capire come crescono e funzionano le cellule nervose. Grazie a questo lavoro, nel 1986 ho ricevuto il Premio Nobel per la Medicina. Durante tutta la mia vita ho sempre creduto nel valore della conoscenza, della libertà e dell’impegno. Anche da anziana ho continuato a lavorare e a parlare ai giovani, perché credo che il futuro sia nelle loro mani.La mia storia dimostra che con determinazione epassione si possono superare anche gli ostacoli piùdifficili. Vorrei essere un esempio per tutte le ragazzeche sognano di studiare e cambiare il mondo.
Grazie
Ciao a tutti,
sono Rosalind Franklin e sono nata a Londra nel 1920. Fin da giovane mi sono appassionata alla scienza, in particolare alla chimica e alla fisica. Ho studiato all’università di Cambridge e ho scelto di dedicare la mia vita alla ricerca scientifica, anche se per una donna, all’epoca, non era per niente facile essere accettata e rispettata. Il lavoro per cui sono più conosciuta riguarda lo studio del DNA. Utilizzando una tecnica chiamata diffrazione a raggi X, sono riuscita a ottenere immagini molto precise della struttura del DNA. Una di queste immagini, chiamata Foto 51, è stata fondamentale per capire che il DNA ha la forma di una doppia elica. Purtroppo, il mio contributo non è stato riconosciuto subito. Altri scienziati usarono i miei dati senza il mio consenso e ricevettero grande fama. Io continuai a lavorare con serietà e passione, senza cercare premi o riconoscimenti. Sono morta molto giovane, a soli 37 anni, anche io per malattia, ma il mio lavoro è stato fondamentale per una delle più grandi scoperte della scienza. Oggi finalmente il mio impegno e il mio talento vengono riconosciuti.La mia storia insegna che la scienza ha bisogno di precisione, coraggio e onestà, e che anche chi lavora in silenzio può lasciare un segno importante. Spero che il mio esempio possa incoraggiare tante ragazze a seguire la strada della scienza.
Ciao a tutti,
sono Margherita Hack.e sono nata a Firenze nel 1922. Da giovane non pensavo di diventare un’astronoma: mi piaceva lo sport e praticavo atletica. Poi, durante gli studi universitari, mi sono innamorata della fisica e soprattutto dell’astronomia, lo studio delle stelle e dell’universo. Dopo la laurea ho iniziato a lavorare negli osservatori astronomici e sono diventata nel 1964, la prima donna direttrice dell’Osservatorio Astronomico di Trieste, che ho guidato per 20 anni. Èstato un traguardo importante, perché in quel periodo poche donne ricoprivano ruoli così importanti nella scienza. Il mio lavoro si è concentrato sullo studio delle stelle, in particolare sulla loro composizione e sulla loro evoluzione. Ho collaborato con scienziati di tutto il mondo e ho sempre cercato di rendere la scienza accessibile a tutti, spiegandola in modo semplice e chiaro, anche ai ragazzi. Nello spazio vi è un asteroide che porta il mio nome: 8558 Hack! L’ho scoperto nel 1995 ed è un corpo celeste collocato tra le orbite di Marte e Giove. Oltre alla scienza, ho sempre difeso la libertà di pensiero, i diritti civili, la parità di genere, e l’importanza di una scuola pubblica basata sul sapere e sul pensiero critico. Ho cercato di trasmettere curiosità e passione, perché credo che conoscere l’universo ci aiuti a capire meglio anche noi stessi. La mia vita dimostra che seguire le proprie passioni, senza paura di essere diversi, è la chiave per fare grandi cose. Guardare le stelle mi ha insegnato a essere curiosa, libera e sempre pronta a farmi domande.