Il giornalino dell'Istituto Professionale "DeNora-Lorusso"
di IP Denora-Lorusso
Emozioni, sorrisi e arrivederci.
Una serata particolare, durante la quale abbiamo celebrato con eleganza e tanta emozione la conclusione di un percorso importante: quello delle nostre classi quinte.
Una serata speciale, fatta di sguardi complici, strette di mano, abbracci sinceri e sogni che iniziano a prendere forma.
Grazie alla nostra Dirigente, a tutti gli studenti, ai docenti e a chi ha reso possibile questo momento indimenticabile.
Ragazzi il futuro vi aspetta! E noi, con orgoglio, vi applaudiamo.
di Ilary Colavito
Come è cambiata la nostra società nel corso del tempo? La risposta spesso la troviamo nella letteratura italiana. Cominciamo con Mirandolina, protagonista della commedia “La locandiera” di Carlo Goldoni: una donna forte, indipendente, forse troppo indipendente per essere una figura femminile del XVIII secolo, e per questo rivoluzionaria. All’epoca la donna non aveva voce in capitolo, privata com’era della libertà di scegliere: scegliere il proprio compagno, scegliere un lavoro, scegliere di studiare. La possibilità di decidere non era contemplata per l’universo femminile. Mirandolina seduce senza mettere a repentaglio la propria dignità, e lo fa per mandare avanti la locanda ereditata dal padre perché così aveva promesso.
Oggi la figura della donna è cambiata, ma, per certi aspetti, rimane la stessa: le donne hanno molte più opportunità rispetto al passato, ma la lotta per l’uguaglianza e la parità di trattamento continua, soprattutto nel mondo del lavoro. Nonostante i progressi, le donne si trovano ancora ad affrontare sfide come la difficoltà di essere riconosciute per il proprio valore e di trovare lavoro confessando di volere avere dei figli. Spesso non possono scegliere o sono chiamate a fare scelte obbligate.
Passiamo ora alla nobiltà presa in giro da Giuseppe Parini nel poema “Il Giorno”. Parini, con la sua satira, ridicolizza la nobiltà del 1700, descrivendo, con un sorriso ironico e di disprezzo, la vita dei nobili e i pochi valori ostentati. La nobiltà di quel tempo era rappresentata come un gruppo che viveva nel lusso, senza nessuna utilità per la società e per la responsabilità quotidiana. Parini descrive questa nobiltà come vuota e priva di ideali.
Se paragoniamo la nobiltà ridicolizzata da Parini con il mondo dei social media di oggi vediamo una somiglianza. Oggi i social sembrano essere il nuovo “palcoscenico” dove si esibiscono personaggi che appaiono più preoccupati della loro immagine che della sostanza.
I social sono dominati da influencer e da personaggi pubblici che cercano approvazione e attenzione, ma che sembrano vivere in un mondo distante dalla realtà, sottolineando la propria superficialità lontana della vita quotidiana.
In conclusione, la figura femminile si è evoluta conquistando spazi che non erano permessi, ma la lotta per la parità continua. Dall’altra parte, anche se la nobiltà non esiste più nel suo vecchio significato, i social ci danno un attuale “nobiltà”, in cui l’apparenza continua a prevalere.
di Classe 3^AM 2024-25
Cara Giulia,
Ti scrivo da un luogo dove il dolore non ha potere e l'amore brilla eterno, un posto dove il tuo spirito è accolto con dolcezza infinita. Ma non posso negare che qui, nel mio cuore di madre, resta il peso di ciò che hai subito, il grido di ingiustizia che ha spezzato la tua vita. La tua luce, Giulia, non si spegne. È più forte delle tenebre che ti hanno strappato a noi. La tua forza, la tua bellezza, e il tuo amore per la vita ora risplendono in ogni donna che cerca il coraggio di spezzare le catene della violenza. Qui, tra le stelle, vedo il riflesso della tua anima: luminosa, indomabile, viva. Voglio che le donne che leggono questa lettera sappiano che non sono sole. Non importa quanto il mondo sembri buio, quanto sembri difficile alzarsi: c’è sempre una strada verso la libertà. Ogni passo verso l’indipendenza, ogni parola pronunciata per chiedere aiuto, ogni mano tesa verso chi può offrire sostegno è un atto di forza. Non abbiate paura di amarvi, di proteggervi, di mettere voi stesse al primo posto. Giulia, la tua storia ora non è solo una tragedia familiare, ma una testimonianza. È una voce che grida contro il silenzio, che chiede rispetto e amore vero. Le donne che soffrono devono sapere che non meritano meno di un amore che le renda felici e libere, mai prigioniere. Dal cielo, prego che il mondo cambi, che uomini e donne crescano nell’amore reciproco, nel rispetto profondo. E mando a chiunque soffra una promessa: la vostra forza è dentro di voi, come lo era in Giulia. Non siete mai sole. A te, mia dolce figlia, sussurro: vola libera tra le stelle. Il tuo ricordo non sarà mai dimenticato, e la tua luce continuerà a guidare.
Con amore eterno,
La tua mamma, Monica Camerotto
di Anna Maria Acquaviva
A voi, che non potete più parlare,
che non potete più camminare,
che i vostri sogni sono stati spezzati,
dico: Non vi dimentichiamo.
Ogni volta che il silenzio ha vinto,
ogni volta che la paura vi ha imprigionate,
ogni volta che avete chiuso gli occhi
per sperare in una luce che non è mai arrivata,
sappiate che oggi, la vostra voce,
è il nostro grido.
Eravate donne, madri, figlie, sorelle,
esseri umani che meritavano amore e rispetto.
Eppure, troppo spesso, vi è stato tolto,
spazzato via dalla violenza,
dalla rabbia cieca di chi non vi ha mai visto
per quello che eravate veramente.
Le vostre mani non hanno più la forza
di accarezzare i vostri figli,
di stringere la mano di chi vi voleva bene,
di accarezzare il volto del mondo.
Le vostre voci non urlano più,
non raccontano più storie di felicità,
ma il vostro ricordo,
il vostro nome,
vibrano ancora nell’aria.
Oggi, non siete dimenticate.
Ogni lacrima versata per voi
è una promessa che non verrà spezzata,
ogni passo che oggi viene fatto
è per onorarvi, per chiedere giustizia.
Ogni cuore che batte forte,
è il battito che un tempo era il vostro,
che oggi si fonde con il nostro,
perché nessuna donna debba più morire
senza che il mondo sappia.
Ci hanno tolto la possibilità di abbracciarvi,
ma non ci toglieranno mai la forza
di farvi vivere nei nostri gesti,
nelle nostre azioni,
nei nostri sogni di un mondo che non abbia paura.
Ogni donna che lotta oggi,
ogni donna che si rialza dopo una caduta,
ogni donna che dice "basta"
è un tributo a voi,
è il nostro modo per darvi voce.
Eravate la dolcezza che il mondo non ha saputo capire,
eravate la forza che nessuno ha voluto vedere,
eravate la speranza che è stata calpestata,
ma ora, ogni passo che facciamo,
è per riportarvi in vita,
è per costruire un mondo che vi protegga,
che vi onori, che vi rispetti.
In ogni donna che combatte per sé stessa,
in ogni donna che aiuta un’altra,
in ogni donna che denuncia la violenza,
c'è una parte di voi che non morirà mai.
Nel vento che accarezza il nostro volto
sentiamo la vostra forza,
nelle stelle che brillano nel cielo
vediamo il vostro sorriso.
In ogni gesto di amore che facciamo,
c’è una parte di voi che vive.
Non possiamo fermare il dolore
che la violenza ha portato nelle vostre vite,
ma possiamo rendere il vostro ricordo eterno.
Possiamo combattere perché nessuna donna
sia mai più invisibile,
solo un numero,
solo una vittima.
A voi, donne forti, che non ci siete più,
che siete diventate angeli,
che siete ora nelle braccia di chi vi ama,
vi promettiamo che la vostra lotta non è finita.
Ogni giorno, con ogni gesto di amore,
con ogni passo verso un mondo più giusto,
vogliamo che sappiate che non vi dimentichiamo.
La vostra memoria è la nostra forza,
la vostra vita, il nostro impegno.
E mentre il mondo cambia,
e mentre il dolore si trasforma in coraggio,
noi vi portiamo nel cuore,
perché ogni donna, ogni madre,
ogni figlia, ogni sorella,
merita di vivere libera,
merita di vivere senza paura.
A voi, che non ci siete più,
diciamo: "Non siete morte,
siete il nostro faro,
la luce che non smetterà mai di brillare!"
di Sara Sarachella
Il 25 novembre 2024 anche il nostro istituto ha fatto sentire la sua voce per dire “Basta” alla violenza sulle donne: un lavoro di squadra che ha visto docenti e alunni delle diverse classi impegnati nell’organizzare mostre, dipingere di rosso panchine, creare cartelloni e segnalibri, entrare nel tema con canzoni e a passi di danza.
Una giornata indimenticabile, che ha permesso a noi ragazzi di fermarci e di riflettere, di guardarci intorno e di pensare alle tante vittime, anche della nostra età, che non ci sono più a causa di un “amore violento”. Gli alunni hanno fatto ricerche sullo stupro come arma di guerra, sulle spose bambine, sull’Angel shot, hanno ricordato con commozione le donne uccise per mano di chi diceva di amarle.
Un invisibile filo rosso ha unito i plessi della nostra scuola: ragazzi scesi in piazza don Tonino Bello con un manichino, a richiamare Ahou Daryaei, la studentessa dell'Università di Teheran rimasta in intimo e arrestata dalla Polizia Morale; ragazze di alcune classi dell'indirizzo "socio-sanitario" pronte, con le casse, a riprodurre il suono della sirena di un’ambulanza, in memoria di Aurora Tila, uccisa dal fidanzato a soli 13 anni; nel plesso di via Ruvo, sulle note di “Io di te non ho paura” di Emma, ho potuto esprimere l’emozione e la commozione tramite la danza. È solamente una piccola parte di quello che, quest’anno, nella nostra scuola, è stato fatto per la “Settimana delle scarpette rosse”. Che sia solo l’inizio, che sia solo un primo passo.
Parte dei lavori e delle esibizioni nel plesso di via Ruvo, sono visibili cliccando sul link qui sotto:
di Raffaele Fusano
La mattina di lunedì 22 aprile 2024 la classe 1AMT si è recata nel Centro Storico di Altamura per una passeggiata molto istruttiva, caratterizzata da due tappe. La prima visita è stata al museo del pane di Vito Forte che si trova accanto all’ex Merceria storica di Teresina. Entrando c’era un uomo che ha spiegato alla classe l’origine del museo.
Si hanno testimonianze mediante ritrovamenti di un atto notarile di compravendita, che lo fanno risalire al 1300, quando un fornaio di nome Giovannino e sua moglie Barisana donarono metà della proprietà del forno alla Chiesa di Santa Maria Assunta, ovvero l’attuale Cattedrale di Altamura, ed è per questo motivo che è conosciuto come “U furne de la chissa ranne”.
Nel 1800 questo forno fu venduto definitivamente dalla chiesa a privati, tra cui la famiglia Dileo.
Nel 1950 un giovane ragazzo di nome Vito Forte, chiede di poter prestare la sua attività in qualità di “garzone” nell’antico forno, venne accettato e divenne ciò che è oggi, un ottantenne industrioso. Proprio in questo forno ebbe inizio la sua storia di imprenditore e ambasciatore del pane di Altamura, un forno che ai giorni nostri è diventata un’azienda globalmente riconosciuta: la “OROPAN S.p.a.”.
Il compito di Vito era quello di passare di casa in casa per le stradine altamurane, sollecitando le massaie che avevano impastato il pane e chiedendo se l’impasto fosse pronto; esso veniva legato in uno strofinaccio e non era più piccolo di 4 kg; i pezzi inoltre venivano marchiati con un arnese in ferro battuto con le iniziali del capofamiglia. I prezzi variavano a seconda del peso che poteva essere di 4kg o 6kg ecc.
Quando Vito compie 19 anni si sposa con Ninetta con cui condivide la sua straordinaria passione e compra il forno. Nel 1974, però l’antico forno risulterà non sufficiente a soddisfare la richiesta del pane, così decise di continuare la sua produzione nella “Casa del Pane”. Insieme ai figli nel 1997 condivide un’esperienza unica perché il forno diventa un’industria (OROPAN S.p.a) e molti ragazzi volenterosi iniziarono a lavorare qui.
La sua produzione è ottima, tanto che inizia a esportare i suoi prodotti anche all’estero ed i suoi prodotti ricevono il marchio DOP (Denominazione di origine protetta) grazie ai controlli fatti sulla qualità degli ingredienti, che sono: la semola rimacinata di grano duro ricavata da 4 chicchi (appulo, dullio, simeto e arcangelo) con l’aggiunta del lievito madre, acqua dolcificata e sale marino. I tipi di pane sono: pane tarallo, pane cornetto, a “cappello del prete”, “u pclatidd”, pane alto e pane basso.
Secondo una leggenda il pane è nato quando un recipiente con farina e acqua venne lasciato vicino al fuoco e ci si accorse che gli ingredienti amalgamati creavano un impasto omogeneo. Il mestiere del fornaio fu raffigurato in molte pitture egizie, in Grecia e nell’Impero Romano.
La seconda visita è stata al MUDIMA (Museo Diocesano Matronei). Il “Museo Diocesano della Cattedrale di Altamura” fu inaugurato nel 2016 dall’Arcivescovo Giovanni Ricchiuti ed è diviso in varie sezioni che raccontano della ricchezza del patrimonio storico e artistico della città. Le sezioni sono 5: argenti, paramenti sacri, scultura lignea, scultura lapidea e archivio.
La parola “matronei” deriva dalla parola “Matrona”, quindi erano luoghi riservati e predisposti per le matrone, ovvero le donne di un certo rango sociale e da qui potevano assistere alle funzioni religiose. I matronei, però, avevano anche una funzione strutturale, oltre che sociale; dovevano alleggerire la spinta del tetto che arrivava fin sotto i pilastri e le travi, infatti e chiese che avevano soffitti alti più di 30 metri avevano bisogno di scaricare la spinta del tetto non solo sui pilastri ma anche sui 2 fianchi laterali che a loro volta scaricano sui grossi pilastri.
La prima sezione, l’archivio, comprende tutta una serie di documenti, sacri e non sacri. Al centro c’era un Antifonario, ovvero un libro antico che rappresentava le parti cantate della liturgia e di un particolare pregio.
Nella seconda sezione, quella delle sculture lignee, troviamo monumenti di legno che avevano una buona resa ed erano molto maneggevoli. Ad esempio ci sono reliquiari di alcuni santi, busti in legno fatti dai fratelli Alfieri che rappresentano statue del Venerdì Santo. Qui c’è un mezzo busto di Cristo, l’Ostensorio dov’è contenuta l’ostia, San Pietro e San Paolo.
La sezione più pregiata e anche la più grande è quella degli argenti, bronzo e oro. Particolare è la croce affele del 1500 che rappresenta da una facciata San Francesco e dall’altra Gesù Cristo avvolti da tanti giri di argento in maniera costante. Ci sono poi manufatti d’argento come coperte ed evangelari, calici e requiliari, ad esempio la reliquia di San Giovanni Battista.
L’altra sezione, quella dei paramenti sacri, comprende un piviale, conosciuto nella tradizione altamurana come Mantello di Murat, realizzato ricamandolo con fili d’oro e con colori vivaci alla fine del XVIII secolo. Questo fu donato all’Arciprete Gioacchino De Gemmis che ha supportato gli altamurani durante la rivoluzione del 1799.
L’ultima sezione è dedicata alle sculture lapidee, in cui si trovano le lapidi di San Pietro e San Paolo e non solo.
Il ballatoio pensile che collega i 2 matronei offre una visione privilegiata del rosone (che risale al 1500, composto da 15 colonnine con al centro l’ “Agnus Dei”, cioè Agnello di Dio) e la vista prospettica sulla navata centrale fino al presbiterio.
di Raffaele Fusano
Lo scorso 27 marzo, le classi prime dell'IP "De Nora - Lorusso" hanno incontrato Daniele Aristarco, autore del libro "Una bella resistenza". Durante l'incontro, tenuto nel teatro della chiesa della Trasfigurazione, noi ragazzi abbiamo avuto la possibilità di rivolgere domande al brillante scrittore. A proposito della sua pubblicazione, l'autore ha detto che è un libro che parla di una storia di guerra, di liberazione nazionale rivolta ad un pubblico di lettori giovani e adulti, che stanno costruendo il proprio punto di vista sulle vicende del passato e sulle sfide del futuro. Aristarco invita a seguirlo nel suo viaggio in treno attraverso le città d'Italia per mostrare i luoghi della resistenza, facendo ascoltare le voci di chi si è opposto al regime fascista e di chi oggi porta avanti quella lotta. L'autore, attraverso storie, incontri e memorie, ricorda che i ragazzi e le ragazze tra il 1943 e il 1945 hanno vissuto rischiando, lottando e sono stati persino pronti a morire per la libertà. Durante l'incontro, l'autore ha anche sottolineato che anche oggi, bisogna "prendere parte" e che facendo parte si può diventare partigiani e partigiane, come i protagonisti dell'epoca. Alla domanda da dove avesse tratto ispirazione e perché avesse scelto come protagonisti di una storia come la Resistenza dei ragazzi e non degli adulti, Daniele ha risposto che nella realtà di quel tempo, i protagonisti erano ragazzi come noi, o appena più grandi, amici perché lottavano tutti all'unisono e per lo stesso obiettivo: la libertà! È per questo che si tratta di "una bella Resistenza". L'autore ci ha anche confidato che continuamente cerca di restare in dialogo con noi giovani esordienti, scrivendo libri ma non solo. Tempo fa è stato anche un insegnante di Storia, Filosofia ed Educazione Civica, così oggi ha voluto lasciare ai giovani una eredità.
Personalmente, penso che sulla tematica proposta dal libro tutti dobbiamo riflettere molto e accuratamente, per far sì che questa Italia, un po' troppo martoriata rinasca come un fiore, il fiore del partigiano, il fiore della libertà vera.
di Annadaniela Ciaccia
In un giorno di maggio del 2023, Dante Alighieri, un giovane cantante diciottenne, vide per la prima volta Beatrice insieme alla sua comitiva. A Dante lei subito piacque, così decise di mandarle la richiesta su Instagram, nonostante fosse fidanzata. La ragazza accettò e ricambiò la richiesta. Dante era contentissimo, quello di Beatrice si dimostrava un chiaro segno d’interesse. Guardò il suo profilo e capì che era la sua compagna di catechismo, si erano già incontrati in tenera età, a 9 anni. Dante, per farsi notare, metteva like ad ogni cosa lei pubblicasse. Quando Dante usciva, c'era pure lei, ma si scambiavano solo sorrisi e sguardi e forse qualche parola. Dante non voleva assolutamente far trapelare segni della sua cotta. Un giorno, però, si fece coraggio e le rispose ad una storia, ma Beatrice lo ghostò. Le amiche, avendo il suo profilo, videro il messaggio e lo prendevano in giro continuamente. Beatrice si imbarazzò così tanto per la situazione che, come aveva osato salutarlo per prima, così osò togliergli il saluto. Gli amici di Dante lo invitarono, una sera, a partecipare ad un evento, sapendo che Beatrice era solita esserci: egli sperava di non incontrarla, ma così non fu. Si girò e d'improvviso la vide, se ne andò in fretta e lei e le sue amiche risero di lui. Dante stava morendo d’imbarazzo. Chiese, così, un consiglio a delle amiche in comune, le famose “Donne che hanno intelletto d’amore” e che gli suggerirono di lasciar stare perché quella di Beatrice con il suo fidanzato era una relazione seria. Ma Dante non si è ancora arreso e continua a scrivere canzoni per lei.
di Natalia Forzati
Da dove partire? Sono una ragazza comune, con aspirazioni e sogni, tanti sogni, che, con il tempo, spero di realizzare. Tutto è cominciato nel 2021, durante il mio quinto anno, quando la domanda che mi sono posta più spesso è stata “come ti vedi tra 10 anni?”.
Non posso dire con precisione cosa diventerò tra 10 anni, ma la cosa certa è che sarò un medico.
Penserete: “Strano a dirsi per una ragazza diplomatasi all'alberghiero”. Io, invece, penso: “Nulla è impossibile se lo vuoi davvero”.
Pur non essendo entrata al primo tentativo, grazie alla mia determinazione, ad aprile di quest'anno, seppur con gli scorrimenti, sono riuscita a superare il fatidico test d'ingresso all’Università di Bari. E mi ritrovo adesso a frequentare il secondo anno di medicina, con alcuni esami da recuperare del primo, ma comunque con la soddisfazione di poter dire "sono in parte riuscita a realizzare il mio sogno".
Voi direte: “E che ci fai all’alberghiero?”. Vi spiego: a 13 anni siamo troppo piccoli per decidere del nostro futuro, io stessa ho maturato la decisione di diventare un medico solo al terzo anno di scuola superiore. Non mi sono, però, mai pentita della scuola che ho fatto, perché ho avuto professori eccezionali, che hanno trasformato la ragazzina chiusa in sè stessa in una ragazza forte e determinata, che non si fa più abbattere dagli ostacoli. Ebbene sì, perché fino a qualche anno fa ero molto diversa da ora, ero una ragazzina con la paura di essere giudicata e di non essere abbastanza per superare gli ostacoli.
Una cosa di cui mi sono pentita? Essermi diplomata in Accoglienza Turistica, ma, lavorando, ho scoperto di avere una passione per il bar, ed è così che ho maturato la mia decisione di reiscrivermi al quinto anno di sala, per poi poter frequentare corsi di bartending. Per molti, la mia, sarà una decisione insensata, ma prima di fare tale scelta posso solo dire che ho riflettuto attentamente, poiché vorrei acquisire le competenze di base per poter svolgere al meglio questa professione.
Eccomi qua, dunque, quest’anno, a frequentare sia il quinto anno di Sala, sia i corsi di Medicina. Cosa c'entra questo lavoro con Medicina? Io direi niente, sono due strade parallele, ma bisogna comunque prendere in considerazione che ci vogliono sei lunghi anni per potermi laureare, e, nel frattempo, per mantenermi agli studi, mi piacerebbe fare un lavoro che mi permetta di esprimermi a mio modo. Nell'arte del bartending c'è la possibilità di potersi esprimere creando miscelazioni, unendo tecnica e precisione. Spero che la mia esperienza possa essere d'esempio per altri, poiché sono in molti che tentano di sminuirci. Io posso solo dirvi che la vita è vostra, fatene un capolavoro. Basta impegno e voglia di mettersi in gioco.
di Valeria Natuzzi
Vorrei essere nata nelle generazioni precedenti, quando le nostre emozioni non erano bloccate dietro uno schermo. Adesso, con l'uso dei social, tutto accade tramite videochiamate e messaggi. Esprimiamo le nostre emozioni con emoji o sticker. Alcune volte penso di essere nata nella generazione sbagliata.
In passato non esisteva internet, ci si conosceva per caso e non grazie ad un social, si moriva dalla voglia di vedere “quella persona” e si faceva di tutto per chiederle di uscire o per parlare al telefono, inserendo solo degli spiccioli alla cabina telefonica. La cosa più romantica di tutte: esistevano le lettere. Si esprimevano su di un foglio tutte le proprie emozioni e queste lettere venivano conservate, le ritrovavi tutte impolverate in una scatola e ti cadeva una lacrima pensando a vecchi ricordi.
Della passata generazione mi piace il fatto che, se ti mancava qualcuno, andavi sotto casa sua per fargli una sorpresa. Molte persone possono pensare che io sia “paranoica”, ma la nostra generazione non ci dà niente di tutto questo. La nostra generazione adesso esprime sentimenti e stati d’animo con delle stupide emoji di WhatsApp e sembra che le emozioni siano limitate a quelle emoji, senza che noi possiamo esprimere nient’altro. Sembra che stiano svanendo le relazioni umane, si preferisce guardare un’emoji triste, felice oppure innamorata, anziché guardare la luce che ti entra negli occhi di quella determinata persona, una luce che ti può migliorare la giornata. Secondo me, se continuiamo ad usare talmente tanto i social, ci chiuderemo in quel mondo, nascondendo le nostre emozioni. E la cosa più bella che ci possa capitare è guardare il volto felice delle persone che amiamo.
Oggigiorno tante relazioni, che siano di amicizia o di amore, finiscono perché non c’è più continuità nel vedersi, parlarsi dal vivo, vivere gli attimi nella vita reale. Mettiamo il caso che il loro problema siano le emozioni inespresse? Alcune volte chi amiamo perde attimi di vita perché non nota più come la felicità, o anche la tristezza, abbiano il potere di cambiare l’espressione del nostro viso e degli occhi.
Mi auguro di incontrare molte persone che abbiano il mio stesso pensiero oppure che un giorno lo possono capire. Le emozioni si vivono tramite gli sguardi, sia quelle positive sia quelle negative, e non tramite un social. Ricordiamoci che la felicità è un attimo e godiamoci quell’attimo.
di Francesco Cristallo
I Decreti Delegati del 1974 hanno introdotto la possibilità di organizzare le Assemblee di Istituto per ogni scuola superiore italiana. In pratica, ogni mese, ogni Scuola Secondaria può organizzare una riunione aperta a tutti gli studenti. La durata dell’Assemblea copre l’intera giornata di lezioni e non può avere luogo durante il mese conclusivo delle lezioni. Secondo la legge, la richiesta di assemblea, oltre che dai rappresentanti di Istituto degli studenti, può essere fatta anche dalla maggioranza dei componenti del Comitato Studentesco (costituito da tutti i Rappresentanti di Classe) oppure dal 10% degli studenti iscritti. Ovviamente, è necessario presentare preventivamente alla Presidenza l’opportuna domanda, indicando oltra a data e orario dell’Assemblea, anche l’Ordine del Giorno. All’Assemblea possono partecipare il Preside (che può anche sciogliere l’Assemblea nel caso in cui sia violato il Regolamento di Istituto) o i professori che lo desiderano. Durante le assemblee di Istituto ci si può riunire per discutere dei problemi della scuola o degli studenti oppure ci si può riunire per momenti di formazione, compresi cineforum, oppure anche invitando degli “esperti” esterni. Dovendo organizzare un’Assemblea al mese, non è sempre facile avere idee su come realizzarle ma i nostri rappresentanti, riescono sempre a trovare un modo per svolgerle, a volte anche tenendo presente i suggerimenti della Preside, spesso utili anche per trovare contenuti nuovi. Un’altra problematica della nostra scuola è relativa agli spazi, infatti, non avendo un Auditorium o un’Aula Magna grande abbastanza per contenere tutti gli studenti, dobbiamo recarci in spazi esterni: un Palazzetto dello Sport, una chiesa o come abbiamo fatto nell’ultima assemblea dello scorso anno scolastico in un’area circoscritta come il “Boschetto”. Un errore da non commettere mai è quello di considerare le Assemblee di Istituto come delle perdite tempo: sono occasioni per socializzare, per divertirsi, acculturarsi e che ci consentono di confrontarci sui problemi della vita scolastica, provando a suggerire delle soluzioni. Sono sicuramente dei momenti di crescita personale e di gruppo.
di Carmen Lovecchio
La lotta all’inquinamento ambientale, al giorno d’oggi, è uno degli argomenti più discussi dai ragazzi nati tra il 1995 e il 2010, nel mondo intero. I giovani hanno una sensibilità ambientale diversa, forse perché si trovano in un periodo di sviluppo fisico e mentale mentre, con il passare degli anni il modo di pensare cambia. Probabilmente, proprio per questo, sono più sensibili degli adulti. Anche dal punto di vista fisico i giovani sono più sensibili e più esposti a malattie causate dall’inquinamento dell’aria o dell’acqua che, provocano malattie respiratorie, cardiovascolari o addirittura tumori. Rendere la società in cui viviamo più “sostenibile” è considerato un obiettivo importante dalla maggioranza della cosiddetta Generazione Z. La giovanissima Greta Thunberg, attivista svedese nata il 3 Gennaio 2003, si batte da tempo per inseguire una forma di sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico, ed è stata candidata anche al Nobel per la pace nel 2021. Dalla sua caparbietà è nato il “Friday for future” ovvero il “venerdì per il futuro”, un movimento internazionale di protesta contro il cambiamento climatico. È composto da persone che organizzano e partecipano a manifestazioni in cui chiedono di prevenire il riscaldamento globale. Su quello che sta accadendo al nostro pianeta e di come contrastare gli effetti negativi del cambiamento climatico, siamo chiamati tutti a fare una seria riflessione ed è anche per questo che quello sull'ambiente sta diventando, piano piano, uno dei classici compiti assegnati dai prof. Non tutti i giovani sono uguali, difatti numerosi pensano che non sia un problema forte per il quale organizzare manifestazioni o preoccuparsi. Molti, purtroppo, non forniscono il loro contributo per “vincere” questa battaglia, trascurando e non notando l’evidenza del tema in questione. Scopo di questo articolo, è anche quello di provare a invogliare tutti i ragazzi, ad essere più attenti alle piccole cose, partendo solamente dall’evitare di gettare sporcizia in terra ed essere più civili per il bene di tutti, anziani e giovani. Sono tante le conseguenze del degrado ambientale. Tra le prime, troviamo i mari che sono ritenuti da anni delle grandi e gratuite discariche di rifiuti. Subito dopo troviamo l’emissione di gas nocivi nell’atmosfera. Inoltre, l’uomo ha sterminato alcune specie di animali, questo porta a negative cause sull’uomo, poiché la perdita di specie di animali porta alla nascita di nuove specie, che a volte risultano nocive per lui stesso. Ma non sempre è lui a danneggiare l’ambiente, spesso anche la natura stessa causa problemi, come ad esempio alluvioni o terremoti che alterano la terra e l’uomo non può far nulla, rimane impotente davanti alla forza della natura. La qualità del suolo, dell’acqua, dell’aria può essere compromessa causando la morte di piante, animali e la distruzione di habitat naturali. Per questo motivo è fondamentale adottare misure per ridurre l’inquinamento ambientale e promuovere uno sviluppo più sostenibile.
di Federica Tedesco
La musica rap in Italia nasce intorno al 1990 grazie alla romana Onda Rossa Posse e, in ambiti più commerciali, grazie a Jovanotti che utilizza il genere in alcune delle sue canzoni.
Uno degli artisti contemporanei più interessanti della scena musicale italiana e molto ascoltato dai giovani è Salmo, un rapper che ha conquistato il pubblico con la sua musica eclettica e innovativa, che mescola vari generi. Infatti, viene da molti considerato uno degli artisti più innovativi e versatili della scena musicale italiana.
Salmo, nome d'arte di Maurizio Pisciottu, è originario della Sardegna ma ha trascorso gran parte della sua vita a Milano, dove ha cominciato a farsi conoscere come rapper underground. La sua carriera è iniziata nel 2011 con l'album "The Island Chainsaw Massacre", che ha subito attirato l'attenzione della critica per la sua originalità e la sua raffinatezza. Da allora, Salmo ha continuato a produrre musica di alta qualità, mescolando elementi di rap, rock, elettronica, metal e persino musica classica. Uno dei temi principali delle sue canzoni è la tecnologia e l'impatto che essa ha sulla società e sulla cultura. Nella sua musica si possono trovare infatti riferimenti al mondo digitale, all'intelligenza artificiale e alla realtà virtuale, mescolati con temi sociali come la politica, la religione e la critica della società consumistica. Inoltre, la sua musica è molto spesso accompagnata da video suggestivi e inquietanti, che lo rendono uno dei rapper più innovativi e completi degli ultimi anni. Tutte le sue canzoni hanno messaggi profondi e significativi che spesso affrontano temi universali, come l'amore, la morte e la ricerca del senso della vita. Uno degli aspetti più interessanti della musica di Salmo è l'impatto che essa ha sui giovani e sulla cultura italiana. I suoi testi, come già detto, spesso parlano di problemi sociali e politici che riguardano il nostro paese, come la corruzione, la violenza e il disagio giovanile. Inoltre, la sua musica rappresenta una risposta creativa e originale alla globalizzazione e alla cultura digitale, due fenomeni che stanno cambiando profondamente il nostro mondo. In conclusione, la musica italiana è in ottima forma, con artisti come Salmo che hanno fatto della sperimentazione e dell'innovazione le proprie bandiere. Con la sua musica eclettica e i suoi testi profondi, Salmo si conferma come uno dei rapper più interessanti e originali della scena italiana e un portavoce della nuova generazione di artisti che cercano di reinventare la musica italiana per il futuro.
di Marina Balducci
Sara Sarachella, studentessa del nostro istituto, dove frequenta il terzo anno del corso di Arte Bianca, dopo aver vinto lo scorso anni un titolo nazionale nell’Atletica Leggera, anche quest’anno si sta segnalando per gli ottimi risultati in ambito sportivo, gareggiando ai massimi livelli nazionali sia nell’Atletica Leggera che nella Danza. L’abbiamo intervistata:
Qual è l’ultima gara che hai vinto?
Pochi giorni fa, ho vinto una gara di danza hip hop qualificandomi per la fase nazionale.
Cos’hai provato durante la gara?
Ho avuto tantissima ansia, tanta tensione e molta paura di non vincere.
Invece cos’hai provato dopo aver vinto?
Mi sono sentita molto soddisfatta, ho versato lacrime di gioia e adesso, spero di vincere la fase nazionale.
Quante ore ti alleni?
Mi alleno circa 3 ore a settimana.
Poche settimane fa, sei arrivata quarta alla finale nazionale dei 200 metri…
Sono arrivata quarta, in una gara in cui c’erano tutte le 20 vincitrici delle fasi regionali. Anche quella è stata una bella soddisfazione.
Quali sono le specialità dell’Atletica in cui ti piace gareggiare?
Mi piace molto la corsa ma gareggio anche nel salto in lungo.
Se fossi costretta a scegliere, cosa preferiresti tra danza e atletica?
L’Atletica mi piace molto ma, se fossi costretta a scegliere non avrei dubbi: preferirei la danza perché è una passione che coltivo dall’età di 5 anni, e non l’abbandonerei mai! Per me la danza è anche un momento di sfogo, che mi aiuta a liberare la mente dai pensieri negativi.
Molti ragazzi della nostra età, considerano uno sfogo il fumo. Cosa ti senti di rispondere a queste persone?
Non credo che fumare serva a sfogarsi. Inoltre, credo che mi creerebbe danni alla salute, impedendomi di ballare come dovrei e come vorrei.
In merito all’autostima, come ci si sente dopo aver effettuato un buon ballo?
MI sento soddisfatta di me stessa, facendo vedere a tutti quanto valgo.
Chi è stata la ballerina da cui hai preso spunto per appassionarti al ballo?
È stata la mia insegnante di ballo che mi ha fatto appassionare all’hip hop ma, ora come ora, sono anche follemente innamorata di una ballerina di nome Giulia, che 2 anni fa ha vinto “Amici”, in televisione.
In futuro dove speri di arrivare?
In futuro spero di diventare anch’io un insegnante di ballo e, magari diventare anche una ballerina conosciuta.
E allora forza Sara, continua ad inseguire i tuoi sogni, noi facciamo il tifo per te!
di Angelica De Vincenzo
Una squadra rappresentativa di un Istituto grande come il nostro, per prendere corpo ha bisogno di docenti preparati, sensibili e fortemente motivati, capaci di trasmettere queste motivazioni ai ragazzi selezionati per le nostre rappresentative. La professoressa Lucia de Pinto, da diversi anni, si fa carico di allestire le nostre squadre rappresentative. Abbiamo sentito le sue sensazioni:
Quali sensazioni le trasmette il fatto di arrivare con i suoi alunni, fino alle finali nazionali?
Per me non è una novità. Sono oltre dieci anni che con la squadra della scuola riusciamo a qualificarci per le finali nazionali ma, ogni anno è una sensazione bellissima, che ripaga me e tutti i ragazzi, degli sforzi fatti durante le settimane di allenamento. Quest’anno erò, una novità c’è: faremo le nazionali anche nella danza sportiva.
Quanto è difficile il percorso per arrivare alle finali nazionali?
È un percorso complicato ma che proprio per questo, regala grandissime soddisfazioni. La prima difficoltà, per me, è quella di riuscire a coinvolgere i ragazzi in una sfida di questo tipo, convincerli che possono togliersi belle soddisfazioni, in modo sano. Dopo aver formato la squadra, bisogna seguirli negli allenamenti settimanali per aiutarli a tirare fuori il meglio di sé. Poi, c’è la parte del confronto con le altre squadre: per raggiungere le fasi nazionali, si parte dalla selezione di Istituto, poi bisogna superare la fase provinciale e quella regionale.
Possono partecipare tutti gli studenti?
Fino al terzo anno di scuola, possono partecipare tutti, senza limiti di età e di indirizzo. Il Ministero però, non consente l’iscrizione ai ragazzi del quarto e del quinto anno.
Nel nostro Istituto si organizzano PON o altre iniziative ad indirizzo sportivo?
Certamente! Quest’anno abbiamo anche organizzato un PON sulla danza sportiva, in modo da poter allenare ancora meglio Sara Sarachella, in vista delle finali nazionali e magari far nascere la voglia di competere ad altre ragazze.
Le famiglie dei ragazzi che compongono le rappresentative scolastiche, devono contribuire economicamente?
Assolutamente no! Le famiglie non devono dare nessun contributo economico e i ragazzi sono tutti coperti anche dall’assicurazione scolastica. Quando poi, raggiungiamo le fasi nazionali, è il Ministero che copre tutte le spese di viaggio, vitto e alloggio.
di Salvatore Castoro
Gli attivisti di “Ultima Generazione” hanno colpito ancora, questa volta a Milano. Due attivisti hanno imbrattato con vernice di colore arancione il monumento equestre dedicato a Vittorio Emanuele II, in Piazza Duomo. Subito dopo aver ricoperto la statua di vernice, i dimostranti vi si sono arrampicati e hanno iniziato a lanciare volantini verso i passanti. All’arrivo dei Carabinieri, i due assalitori non hanno opposto resistenza e sono stati condotti in caserma. In un’assemblea il gruppo “Ultima Generazione” ha, quindi, spiegato i motivi dell’iniziativa: “Il Governo ha investito 42 miliardi per l’estrazione di combustibili fossili, solo nel 2022. Come associazione chiediamo al Governo che questa montagna di soldi vada immediatamente tolta dal fossile e investita per una transizione ecologica giusta”. Gli attivisti di “Ultima Generazione”, da diversi mesi, si segnalano per atti dimostrativi come questo, non solo in Italia ma tutta Europa. Sicuramente, gli scopi dichiarati di queste iniziative, che spesso vandalizzano monumenti, palazzi storici o addirittura opere d’arte, sono nobili e tornerebbero a vantaggio di tutta la collettività ma col passare del tempo, l’accanimento nei confronti di opere d’arte che sono anch’essi patrimonio di tutti, hanno fatto cambiare la percezione che di questi attivisti aveva l’opinione pubblica. All’inizio infatti, venivano generalmente guardati quasi con simpatia mentre, col passare delle settimane, in molti hanno cominciato a chiedersi se quello che affermava circa 500 anni fa Niccolò Machiavelli, cioè “il fine giustifica i mezzi” fosse davvero giusto. Insomma, se davanti ai primi atti dimostrativi, i presenti erano, istintivamente, portati a simpatizzare per loro, con l’intensificarsi degli atti e l’aggravarsi degli episodi, la simpatia iniziale, si è pian piano trasformata in insofferenza. Anche il recente danneggiamento di Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica è costato alle casse dello Stato, e di conseguenza di tutti i cittadini, circa 40.000 euro e, pochi giorni prima, altri attivisti che stavano cercando di vandalizzare Palazzo Vecchio a Firenze, sono stati “placcati” dal sindaco del capoluogo toscano Nardella. Continuare ad inquinare il mondo danneggia tutti ma, anche danneggiare il patrimonio artistico, danneggia tutti, perché l’arte non ha padroni. Probabilmente, sarebbe il caso che la protesta, giusta, si indirizzi verso altre forme.
di Francesco Popolizio
Quella del 20 aprile, per noi ragazzi iscritti al PON “Giornalino” è stata una giornata molto diversa dalla altre. Infatti, invece di svolgere il consueto incontro del PON nei locali della scuola, ci siamo recati presso la Sede di RadioAltamura1, la più antica emittente radiofonica altamurana. Con noi il professor Luigi Mininni, “esperto” del nostro PON e la professoressa Domenica Maria Dileo, “tutor” del PON. Ad attenderci nei locali della Radio, l’Editore della Radio Peppino Maffei e sua figlia Floriana, giornalista, responsabile tecnica della Radio e Direttrice Responsabile di “Fortis Murgia News”, il giornale della Fortis Murgia, l’associazione culturale che organizza nella nostra città “Federicus”. L’incontro si è diviso in due momenti: uno di formazione, svolto nel salone usato per le riunioni di redazione sia di RadioAltamura1 che di FortisMurgiaNews, l’altro svolto negli studi da cui partono le trasmissioni dell’emittente. Nella prima parte, grazie alle spiegazioni del professor Mininni, della direttrice Floriana Maffei e dei racconti dell’editore sui primi anni di vita della radio, abbiamo potuto approfondire la storia e l’evoluzione delle comunicazioni locali e capire ogni quanto tempo si riunisce una redazione e come si svolge una riunione, quali sono i compiti dei vari giornalisti e anche come “costruisce” e si impagina un giornale locale. La seconda parte è stata ancora più avvincente: siamo entrati negli studi di trasmissione e mentre alcuni di noi si sono appassionati alla parte relativa alla regia e alla trasmissione via etere e via web, altri si sono concentrati sugli studi veri e propri, finendo col simulare una vera a propria trasmissione, in cui io stesso ho provato a condurre un programma in cui dovevo intervistare due compagne di corso, che si sono improvvisate ospiti. È stata un’esperienza stimolante, che ci ha fatto capire cosa c’è dietro programma che a volte ci era capitato di seguire ma, che non avevamo idea di come si realizzassero praticamente. Momenti di formazione così intensi, lasciano sicuramente un segno profondo.
di Antonio Aruanno
Mentre la stagione sportiva sta entrando nella sua fase cruciale, trovano sempre maggiore spazio sui giornali e sui siti di informazione, sia sportivi che generalisti, anche notizie poco piacevoli, legate al calcio. Troppo spesso infatti, è la violenza gratuita a rubare la scena alle prodezze dei calciatori in campo. Si tratta di un fenomeno che non conosce limiti di nessun tipo: è diffuso in diverse parti del mondo e coinvolge sia i campionati professionistici che quelli dilettantistici, fino ad arrivare ai campionati dei giovanissimi. Di recente, anche Altamura, prima della partita di Serie D tra Altamura e Matera, è stata teatro di scene di vera e propria guerriglia urbana che ha finito con il coinvolgere anche diverse automobili di gente che, ignara, aveva parcheggiato a poche centinaia di metri dallo Stadio “D’Angelo”. Alla fine degli scontri, oltre a decine di auto vandalizzate, alcune persone hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche presso i Pronto Soccorso di Altamura o di Matera. Molti spettatori, restano perplessi e stupiti davanti a comportamenti gravemente sbagliati che, a persone davvero innamorate dello sport, restano incomprensibili. Cosa c’è dietro tutto questo odio? Cosa c’è dietro tutta questa violenza gratuita? Cosa c’è dietro questa profonda mancanza di rispetto per l’altro? In realtà, non c’è una spiegazione capace di riassumere tutte le cause scatenanti, anche se ci sono degli schemi che si ripetono: intimidazioni, minacce, insulti, fino alle aggressioni fisiche. Si può rilevare che molte volte, la semplice rivalità sportiva c’entri davvero poco e che anzi lo Stadio, da alcune persone sia considerato una specie di “zona franca” dove valgono regole diverse da tutto il resto del mondo. Si assiste così a cori ignobili, a volte anche di stampo razzista, che fuori sarebbero etichettati come reato e che invece, all’interno dello Stadio sembrano normali. Lo stesso si può dire di sostanze stupefacenti, che in qualche curva (in realtà negli stadi più grandi) sono di casa mentre, anch’esse fuori costituirebbero reato. La parte più complessa da capire però, riguarda forse le gare dei ragazzini, luoghi in cui i padri (e addirittura le madri) si scambiano insulti irripetibili che, spesso, portano allo scontro fisico. Come si viene fuori da questi comportamenti sbagliati? Educando i giovani, magari anche i bambini che i valori veri dello sport sono altri: competere, vincere è bellissimo ma, fa parte dello sport anche la sconfitta che deve essere vista come una spinta per fare meglio, non come un fallimento irreparabile. In pratica, lo sport deve fare di noi persone migliori, non tirare fuori il peggio di noi stessi e, gli avversari non devono mai essere visti come nemici ma, come amici, senza i quali non avremmo nessuno contro cui giocare e misurarci.
di Arianna Lunare
Domenica 14 e lunedì 15 maggio, i cittadini altamurani sono chiamati a decidere il nome del nuovo Sindaco e la composizione del Consiglio Comunale. I candidati alla carica di Sindaco sono 5: Donato Laborante, Michele Loporcaro, Giovanni Moramarco, Vitantonio Petronella e Carlo Vulpio mentre, le liste che li sostengono sono 19 (ognuna composta da massimo 24 candidati). La giornata della domenica, i seggi saranno aperti dalle 7.00 alle 23.00, senza pause; il lunedì invece, sempre senza soste, sarà possibile votare dalle ore 7.00 alle ore 15.00. Appena l’ultimo elettore presente nei locali del seggio alle 15.00 avrà votato, partiranno le operazioni di spoglio.
Come si vota? Ogni elettore riceverà una sola scheda, su cui saranno indicati i nomi dei candidati sindaci e le liste ad essi collegate, con accanto due righe.
L’elettore dovrà indicare con una X il nome del Candidato Sindaco prescelto.
Se vuole, potrà inoltre, esprimere le sue preferenze anche per i Consiglieri Comunali. Per farlo sarà necessario barrare con una X il simbolo della lista preferita e scrivere, nelle due righe accanto al simbolo, il nome di uno o due Candidati Consiglieri. Se i consiglieri indicati saranno due, dovranno necessariamente essere appartenenti alla stessa lista ed essere di sesso diverso: un uomo e una donna. Se i due consiglieri indicati saranno dello stesso sesso, sarà considerato valido solo il voto al candidato scritto per primo.
Votare per il Sindaco è obbligatorio (a meno che l’elettore non decida di lasciare la scheda in bianco) mentre, non è obbligatorio votare per la composizione del Consiglio Comunale quindi, se un elettore dovesse indicare solo il nome del Sindaco, il suo voto sarà valido. Se dovesse invece esprimersi solo per uno o due consiglieri, il voto andrà anche al Sindaco collegato loro.
Cos’è il voto disgiunto? Il voto disgiunto, previsto per le elezioni comunali, consente di votare uno o due consiglieri di uno schieramento, indicando un Sindaco diverso da quello a loro collegato.
Se dopo lo spoglio del 15 maggio, nessuno dei candidati alla carica di Sindaco raggiungerà la maggioranza assoluta dei voti validi (il 50% + uno dei voti), i due candidati che raccoglieranno più consensi si ritroveranno due settimane dopo (domenica 28 e lunedì 29 maggio), sempre negli stessi orari per il turno di ballottaggio.
Nel ballottaggio si dovrà scegliere solo tra due candidati a Sindaco, quindi basterà apporre una X in corrispondenza del Sindaco prescelto. Diventerà Sindaco il candidato che riceverà più voti dell’avversario.
di Angela Nuzzi
Dopo le dimissioni di Rosa Melodia da Sindaco di Altamura e i mesi di amministrazione del Commissario Prefettizio Maria Rita Iaculli, i prossimi 14 e 15 maggio i cittadini altamurani torneranno alle urne per eleggere il nuovo Primo Cittadino.
I candidati alla carica di Sindaco sono 5:
Donato Laborante: piccolo imprenditore edile, sostenuto dalla lista unica dei “Nuovi Socialisti”. Ama definirsi “uomo semplice, appassionato di politica e che vorrebbe che la politica fosse al sevizio di tutti”. Di estrazione modesta, è il primo di sei figli. Sposato, ha due figli, che lo hanno reso anche nonno. Lavoratore instancabile, di aspetto burbero e rude, possiede un grande cuore che lontano dai riflettori si prodiga sempre per aiutare chi è invisibile”. In passato è stato già eletto come Consigliere Comunale e ogni volta che si è ricandidato, si è sempre segnalato per lo stile particolarmente “diretto” che ne ha caratterizzato le campagne elettorali.
Michele Loporcaro: docente, sostenuto da due liste: “movimento 5 stelle” e “Semi di futuro”. Insegnante di Scuola Media, agricoltore, ex-allenatore ed ecologista. Si definisce “Cittadino attivo dal 2007”. In passato è stato attivista in diversi movimenti civici come “Il Grillaio”. Nel 2011 è stato promotore del Comitato “Acqua Bene Comune Altamura”. Nel 2014 ha contribuito alla nascita della Rete Appulo-Lucana “Salva l’acqua”, per denunciare i rischi delle attività estrattive in prossimità delle dighe. Dal 2011 al 2014 è stato coordinatore del GIT dei soci Banca Etica di Bari e Brindisi. È stato anche coordinatore, con altri, di un Gruppo di Acquisto Solidale.
Giovanni Moramarco: avvocato penalista, sostenuto dalla coalizione polis 2030 (Fratelli d’Italia, Forza Italia e 4 liste civiche). Dopo aver terminato il Liceo Classico, ha allenato per diversi anni la squadra giovanile della Puglia Sport. Tra le sue esperienze giovanili anche quella di speaker radiofonico, con servizi di cronaca, politica e cultura. Fondatore e attivista di diverse associazioni culturali come “Fortis Murgia” e “AlGraMà” ha contribuito come ideatore o attivista a diversi progetti culturali: “Federicus” (2012-2017); “Un calcio al passato” realizzato presso il carcere di Altamura (2013-2016); “Scripta Manent” (2017); “Le radici della libertà” (2019).
Vitantonio Petronella: Dirigente Scolastico dell’Istituto Tecnico Tecnologico “Nervi-Galilei”, sostenuto dalla coalizione “Altamura Protagonista” composta da 9 liste civiche. Da ragazzo ha giocato a calcio. Laureato in Scienze Motorie, è stato Insegnante di Scuola Primaria, cominciando la carriera da Dirigente Scolastico presso l’Istituto Comprensivo “Carducci” di Ginosa. Ad Altamura dal 2009, fino al 2015 è stato Dirigente presso la Scuola “Don Milani” e, dall’anno successivo è Dirigente del “Nervi-Galilei”. Nel corso della sua carriera è stato più volte Relatore Esperto in Corsi di Formazione per Docenti e Presidente di Commissioni d’Esame.
Carlo Vulpio: Laureato in Giurisprudenza, Giornalista Professionista, sostenuto dalla lista “Avanti Mediterraneo – Rinascimento Sgarbi”. Dopo aver fondato un giornale locale, ha collaborato con diverse testate nazionali, fino ad essere assunto nel 1990 da “Il Corriere della Sera”, giornale per il quale lavora ancora oggi, con la qualifica di “inviato. Nel corso degli anni ha condotto diverse inchieste giornalistiche su tematiche sociali o giudiziarie. Ha insegnato 4 anni alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna e ha scritto 7 libri: “Roba Nostra”; “La città delle nuvole”; Un nemico alla RAI”; “l’Italia Nascosta”; Mediterraneo Verticale”; “Il genio infelice”; “Il sogno di Achille”.