MARTI-NET
La netiquette del Martinetti
IL MARTINETTI PER LA PREVENZIONE CONTRASTO BULLISMO-CYBERBULLISMO
La netiquette del Martinetti
Parola composta dall’unione dei termini network = “rete” ed etiquette = “buone maniere”.
Insieme di regole da rispettare nell’uso del web, dei social media e nell’interazione con altri utenti, che si riferiscono sostanzialmente a principi quali la buona educazione e il rispetto della privacy.
ALCUNE REGOLE PER INIZIARE
Pensa a cosa vuoi dire prima di iniziare a scrivere.
Rileggi un'ultima volta i messaggi prima di inviarli.
Usa un tono disteso ed esprimi critiche costruttive.
Non condividere voci di corridoio.
Non cliccare acriticamente sui link ricevuti.
Non inoltrare immagini non richieste.
Se qualcuno viene offeso, parlane subito con i genitori o i docenti.
Rifletti sempre con attenzione su quali foto vuoi condividere: in futuro potrebbero rivelarsi imbarazzanti?
Non postare alcun indirizzo o numero di telefono.
Segnala eventuali insulti ai servizi di supporto.
Aggiungi alla tua cerchia di amici solo persone che conosci realmente.
Non iniziare conversazioni con sconosciuti.
Richiedi il consenso prima di taggare gli altri su foto o video.
Se pubblichi testi, foto o video provenienti da altri siti web cita la fonte. Meglio se metti un link per rendere raggiungibile la fonte.
Non offendere gli altri.
Non pubblicare post che contengono abusi personali, parole d’odio e di pregiudizio, inclusa ogni forma di discriminazione razziale, religiosa, sessuale. Il bullismo digitale viene penalizzato dagli utenti e dagli stessi social media (spam).
INDICAZIONI PER L'USO DELLA MAIL ISTITUZIONALE📩
La posta elettronica istituzionale è strumento di lavoro.
Al fine di rispettare il diritto alla disconnessione e per non inondare di mail e notifiche continue:
1. Le comunicazioni dovranno essere inviate dal lunedì al venerdì con orario 07:45 – 18:30.
Possono fare eccezione avvisi o informazioni di una certa gravità o urgenza.
2. Poiché ciascuno utilizza il tempo in modi diversi, chi volesse dedicarsi alla corrispondenza in orario serale o festivo può usare la funzione “Programma l’invio” che compare cliccando sul triangolino o sui puntini a destra di “Invia”. In questo modo è possibile selezionare giorno e ora di invio.
3. Evitare di utilizzare la funzione “Rispondi a tutti” se le comunicazioni riguardano solo alcuni, limitando il più possibile tutta la coda di risposte come “grazie, prego, ok, va bene”.
La mail istituzionale contiene informazioni riservate:
1. Se utilizzata in aula, NON usare la funzione “Duplica schermi” ma "Estendi schermo" per evitare di proiettarne inavvertitamente il contenuto sulla LIM davanti a tutti gli alunni.
2. Ricordarsi di disconnettersi dal proprio account, dopo averlo utilizzato in aula, per non lasciarlo a disposizione altrui (selezionare il proprio profilo in alto a destra -vicino ai tre puntini- e cliccare su “Esci”).
Chiudere il browser NON sempre equivale a disconnettersi!
3. NON salvare le password personali sui pc dell’Istituto NÉ creare profili personalizzati sui browser.
UNA PAROLA TIRA L’ALTRA
Spesso sui social assistiamo ad un fenomeno sempre più evidente. Si tratta di un linguaggio costituito da insulti e commenti denigratori, che sembrano diventare abituali e proseguono in un crescendo di odio verbale. Questo fenomeno è lo specchio dell’incapacità di comprendere il valore delle parole e l’impatto che possono avere.
“I social, così come ogni spazio digitale, sono un terreno particolarmente fertile per l’aggressività verbale, che si moltiplica e si nutre del consenso che raccoglie. Invece, soprattutto in caso di dissenso, è importante ricordare che esiste un’altra strada, che cerca il rispetto e la comprensione di ciò che ci appare complesso, senza semplificazioni, riconoscendo il valore dell’ascolto”.
SI' LO VOGLIO
E’ stata approvata alla Camera la proposta di legge sul consenso, che diventa elemento essenziale per la definizione di reato di violenza sessuale.
Per sapere di più consulta la nuova pagina La parola alle donne
DIMMI COME PARLI E TI DIRO’ CHI SEI
Le parole che pronunciamo, spesso, sono lo specchio di come siamo.
"La violenza di genere non si manifesta solo nei gesti e nei fatti più drammatici, ma anche nelle parole, nei racconti e nelle narrazioni che abitano la nostra quotidianità. È lì che comincia, come un brusio apparentemente innocuo: in una battuta che sminuisce, in un commento che riduce un essere umano a un bersaglio, in un titolo che trasforma il dolore in spettacolo. (...) I bambini e le bambine ci guardano e imparano che adulti essere attraverso quello che vedono. (...) Quindi per prima cosa domandiamoci: ma io come mi comporto? Che esempio offro a ragazzine e ragazzini che mi guardano? Perché indipendentemente dalla nostra volontà, noi siamo un esempio, e con questa responsabilità dobbiamo fare i conti."
Per approfondire LEGGI L'ARTICOLO
LE PAROLE DELL’ODIO DI GENERE
Recentemente si sono diffusi online alcuni termini volti ad offendere e denigrare le donne. Parole come ipergamare, cumcettina, cuccolandia vengono utilizzate per lo più da uomini under 30 per esprimere disprezzo nei confronti del genere femminile.
“Inutile dire che non “sono solo parole”, perché rappresentano un mezzo per considerare una visione tossica delle relazioni di genere. Non possiamo più rimandare la costruzione di un dialogo tra generi non polarizzato e sincero, dove responsabilità e impegno siano gli elementi sui quali costruire una nuova cultura delle relazioni”.
Se vuoi sapere il significato di queste parole LEGGI L'ARTICOLO
QUANDO A INSULTARE SONO MAMMA E PAPÀ
Sono sempre più frequenti episodi in cui genitori, in occasioni sportive che coinvolgono i figli, insultano pesantemente avversari, arbitri ecc.
Ecco due spunti di riflessione tratti da un articolo di Parole O_Stili
“In quasi tutti i casi la violenza degli insulti ha due specifiche connotazioni: il razzismo e il sessismo”.
"Le parole che scegliamo (…) creano cultura, forgiano comportamenti, modellano il modo in cui le giovani generazioni si percepiscono e percepiscono il mondo”.
CHE RABBIA!
Secondo l’Oxford Dictionary la parola del 2025 è RAGE BAIT (tradotto: “esca della rabbia”) ovvero:
“online content deliberately designed to elicit anger or outrage by being frustrating, provocative, or offensive, typically posted in order to increase traffic to or engagement with a particular web page or social media content”.
Leggi l'articolo completo sull'Oxford University Press
Si tratta cioè di un contenuto che
“per accrescere le visualizzazioni, sfrutta il fatto che molta gente sui social network è particolarmente incline a lasciare un commento quando vede qualcosa che lo fa arrabbiare contro chi l’ha pubblicata. E gli algoritmi che selezionano i video da mostrare alle persone su piattaforme come TikTok e Instagram premiano particolarmente i video che attirano molti commenti”.
Leggi l'articolo de Il Post
SERIAL HATERS
Persone apparentemente “normali” che, dietro alla tastiera di un pc o di uno smartphone, si trasformano in odiatori seriali e riversano fiumi di insulti su chiunque: offese legate alle idee, all’aspetto fisico, a situazioni di fragilità. Perché tutta questa cattiveria gratuita?
Questa è la domanda che si pone anche BigMama, giovane rapper vittima di questa situazione:
"Io mi chiedo la motivazione dov’è? (…) Fateci vivere, perché è veramente ingiusto. La cosa peggiore è che spesso queste persone hanno l’età dei miei genitori".
Per conoscere la storia di BigMama e sapere di più su questo argomento LEGGI L'ARTICOLO
LA SFIDA
Abbiamo chiesto a due AI di elaborare una serie di domande sulla Netiquette, che ti proponiamo qui di seguito con alcune minime correzioni. Sei in grado di superare il test? Accetti la sfida?
Anche se il quiz è anonimo, alla fine potrai scaricare l'attestato.
DIVIETI ⛔
Si parla sempre più spesso di introdurre limiti e restrizioni all'uso dei social da parte dei più giovani. Ma davvero questa può essere la soluzione?
"Non basta domandarsi come limitare l’accesso dei più giovani: bisogna anche chiedersi che tipo di spazio digitale stiamo lasciando aperto a tutte le altre persone...
Serve una cultura digitale condivisa che coinvolga famiglie, luoghi di lavoro, istituzioni, territori. Serve formazione per le persone adulte, perché il digitale non è una questione generazionale: è una competenza civile che riguarda tutte le persone."
PIU' DI 31000!
Si è sentito parlare molto di un fatto di cronaca che ha destato grande scandalo. Su una nota piattaforma social, un gruppo pubblico costituito prevalentemente da uomini (più di 31000!) ha postato e condiviso foto per lo più intime delle proprie mogli o compagne, con commenti e dialoghi che oggi non si fanno nemmeno al mercato del bestiame. Tutto a loro insaputa.
Dopo che il fatto è diventato di pubblico dominio e le numerose proteste, il gruppo è stato rimosso.
Questo però ci interpella sull’urgenza di un’educazione al rispetto, alla promozione di rapporti più umani e alla responsabilità e consapevolezza sull’uso del linguaggio. Riguarda i più giovani, ma anche gli adulti che danno l’esempio.
👉La diffusione non consensuale di immagini intime è reato (art. 612-ter del Codice Penale), così come il possesso e conservazione di materiale pornografico riguardante i minori (art. 600-quater).
🔴 Se ricevi foto e materiale di questo genere, non condividerlo e non diffonderlo. Segnala subito alla Polizia Postale.
SAVE THE CHILDREN ha lanciato una campagna sull’educazione digitale, partendo da alcuni dati piuttosto inquietanti sull’uso sempre più massiccio dei social da parte di bambini e adolescenti.
“I sempre più frequenti episodi di cronaca, che coinvolgono adolescenti e giovani in casi di cyberbullismo, hate speech, condivisione di immagini intime senza consenso e altre forme di violenza, rendono ancora più evidente la necessità di promuovere un accesso pieno, competente e sicuro alla rete”.
E' la tendenza sempre più diffusa da parte dei genitori di condividere foto online dei propri figli, anche minori e spesso senza il loro consenso. Questo fenomeno comporta una sovraesposizione social e una diffusione di dati che può sfuggire al controllo: i rischi e le conseguenze possono essere gravi, così come spiega in questi video da Gianluigi Bonanomi, formatore sulla comunicazione digitale, consulente e giornalista hi-tech.
PER APPROFONDIRE
LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE DELL'UNICEF
Da poco Meta ha inviato un avviso agli utenti di Facebook e Instagram: a partire da fine maggio 2025 i dati e i contenuti di account e profili pubblici (foto, video, post, commenti e like) possono essere utilizzati per allenare l’Intelligenza Artificiale. Sono escluse le conversazioni di Whatsapp, protette dalla crittografia end-to-end, gli account di utenti minorenni e gli account privati.
Ecco cosa specifica il Centro sulla Privacy di Meta:
Usiamo inoltre le interazioni con le funzioni dell'IA in Meta e le informazioni pubbliche, come commenti e post pubblici condivisi sui Prodotti di Meta. In base ai contenuti, ciò può comprendere informazioni riguardanti argomenti sensibili per te o altri (ad es., se pubblichi un post pubblico su un argomento sensibile per te, come le tue informazioni di contatto). Usiamo questi contenuti per sviluppare e migliorare l'IA di Meta e consentire ai nostri modelli di imparare da argomenti sensibili senza censura o discriminazione. Non usiamo i messaggi privati delle persone con amici e familiari per addestrare le nostre IA, a meno che tu o qualcuno nella chat non scelga di condividere tali messaggi con le nostre IA.
(…) Anche se l'utente non usa i nostri prodotti o non ha un account, potremmo comunque elaborarne le informazioni per sviluppare e migliorare l'IA di Meta. Ad esempio, ciò potrebbe accadere se l'utente compare in una qualsiasi immagine condivisa sui nostri prodotti da qualcuno che li usa o se qualcuno ne menziona informazioni su post o didascalie che condivide sui nostri prodotti. Potrebbero essere incluse informazioni sulle persone di età inferiore a 18 anni.
Era possibile negare il proprio consenso compilando un apposito modulo entro fine maggio 2025. Chi non avesse fatto caso alla comunicazione o se ne fosse dimenticato può ancora esercitare il proprio diritto di opposizione che ha valore, però, solo per contenuti pubblicati a partire da quel momento.
Comunicato stampa del Garante Privacy e moduli per diritto di opposizione
Istruzioni dettagliate nell’articolo di Salvatore Aranzulla
E’ evidente che il diritto di opposizione ha un effetto limitato poiché contenuti e informazioni personali sono condivisi con tutti gli altri utenti che potrebbero, invece, aver dato il loro consenso.
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Partecipa al sondaggio sull'uso delle A.I. Non è necessario effettuare l'accesso e le risposte sono anonime.
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Si diffonde sempre di più l’uso delle AI generative, molte delle quali sono state integrate automaticamente nelle app, nei social e negli strumenti di lavoro. Chat GPT, Gemini o Copilot sono entrati a far parte delle abitudini quotidiane, utilizzati come motori di ricerca ed assistenti personali.
Tuttavia, secondo alcune recenti ricerche, si verifica tra gli adolescenti un fenomeno piuttosto preoccupante ovvero l’utilizzo dei chatbot come confidenti ai quali chiedere consigli. Questo è lo specchio di una profonda solitudine e pone grossi problemi non solo di privacy ma anche dal punto di vista umano e sociale.
ATTENZIONE: I chatbot non provano empatia, non sostituiscono il rapporto umano ed interagiscono esclusivamente sulla base di algoritmi predeterminati. Se sei un adolescente e hai bisogno di aiuto o ascolto rivolgiti agli insegnanti o alla Psicologa presente in Istituto.
Per approfondire:
ChatGPT, sempre più studenti lo usano come psicologo personale
I TIMORI PER GLI ADOLESCENTI E IL RUOLO DI GENITORI E INSEGNANTI
Sul sito GDPR Privacy è stato pubblicato un approfondimento su TikTok, la sua diffusione tra gli adolescenti, i fattori di rischio, le iniziative del Garante Privacy e i suggerimenti per genitori e insegnanti.
Tra i social più utilizzati da adulti e ragazzi c’è sicuramente Instagram che recentemente ha introdotto nuove regole, come gli account per teenager (resi “privati” di default) e il divieto di dirette per i minori di 16 anni, se non con l’autorizzazione di un genitore.
È importante sapere che queste regole purtroppo possono essere aggirate: spesso gli adolescenti dichiarano un’età superiore oppure hanno più di un account (quello ufficiale condiviso con i genitori ed altri secondari condivisi con gli amici).
Molti genitori pensano che se i figli passano il tempo nella loro stanza sono al sicuro. Non escono, non fanno brutti incontri, non bevono...
Nella realtà non è sempre così. Molti adolescenti passano ore e ore sui social e tra le attività che coinvolge un numero sempre maggiore di ragazzi c’è sicuramente il gioco d’azzardo online. Questo può creare dipendenza, disturbi psichici e determinare problemi di salute come cefalea e disturbi del sonno, così come viene ben spiegato in un articolo del Centro Torinese di Solidarietà.
PER APPROFONDIMENTI suggeriamo il portale di informazione, prevenzione, sensibilizzazione e supporto