Momenti della diretta con la Dirigente Scolastica e gli studenti E' in corso la trascrizione della lezione.
Eccoci Salve a tutti. Diretta. Lezioni da quarantena. Oggi abbiamo una scuola di Corsico Milano. Mi piace andare a Corsico - anche se solo virtualmente: una lezione alle classi quarta A SIA e quarta B inf, sigle misteriose per me, ma diligentemente leggo.
La scuola che ha fatto un sacco di domande veramente belle. Il professor è Piero Passaniti.
Le domande sono incentrate sul Risorgimento
Partiamo partiamo con l'Istituto Falcone-Righi di Corsico Milano, partiamo con questa lezione da quarantena
Segue trascrizione della lezione domanda per domanda (e risposta per risposta). Trascrizione ancora in corso, non definitiva.
La prima domanda me la fa Marcu Iftime... Marcu Iftime un nome letterario
Quando studiavi Risorgimento a scuola che cosa ti affascinava di più?
Di questo periodo io andavo pazzo...del Risorgimento, pazzo! Innanzitutto perché era un movimento, e definirlo un movimento è riduttivo, ma diciamo che raccontare il Risorgimento per i manuali era difficilissimo perché avevi:
Cosa mi piace del Risorgimento? Che l'Italia sognandosi unita non aveva alcuna intenzione di costruire uno stato unitario o semplicemente un insieme di regioni che parlavano più o meno la stessa lingua, più o meno. I risorgimentali - da Pisacane a Cattaneo, da Silvio Pellico a, ci metto dentro persino, l'ultimo Gioacchino Murat - volevano, unendo l'Italia, costruire un paese nuovo, una terra repubblicana, rivoluzionaria, in grado di guidare un percorso di liberazione di tutti. Ecco perché gli inglesi, i tedeschi, gli austriaci, gli spagnoli, repubblicani rivoluzionari adorarono i moti risorgimentali, perché ci vedevano dentro il disegno della società nuova, mica solo l’unità italiana. Cioè è stato movimento internazionalista, visionario: disegnare un paese unito significa disegnare un'Europa unita e un mondo diverso, governato secondo altre regole. Questo mi piace del Risorgimento, mica una nazione, un paese...certo. Ma che importa? Da qui...quando arriva il patto con i Savoia che Garibaldi sancisce a Teano, è “il grande tradimento”. Probabilmente invece nella sua visione [di Garibaldi] era una graduale strategia di avvicinamento ad una Italia diversa. E [invece viene considerato] il grandissimo tradimento di un repubblicano, di un rivoluzionario che stringe la mano a un monarca, quindi un criminale secondo questa visione. Insomma tutto questo mi ha sempre affascinato
La seconda domanda di Riccardo Del Frate: Quale, secondo te, tra le rivolte risorgimentali è stata quella più importante?
Beh, la Repubblica Romana del '49. Ho avuto tra le mani una lettera di Garibaldi, bellissima, che scrive a Giuseppe Mazzini triumviro della Repubblica Romana. [A Roma] Cacciano il Papa, scrivono una Costituzione all'avanguardia, è stato un momento fondamentale nella storia dell'umanità. A un certo punto Garibaldi scrive una lettera Mazzini che dice: Caro Giuseppe Mazzini,voglio mettermi a disposizione della Repubblica Romana solo - vado a memoria - con un incarico, scegli tu tra questi due: o Duce - usa l'espressione latina, non c'era ancora stato Mussolini...credo che addirittura scriva “con poteri illimitati “che vuol dire: o gestisco tutta la macchina militare - oppure soldato semplice. Scegli, io obbedisco. Non dice proprio “obbedisco”, ma insomma: scegli e accetterò. Immagine bellissima tipica dell'irruenza di Garibaldi. Quindi: o mi fai soldato semplice o comando tutto. Posizioni intermedie non mi servono.
La Repubblica Romana fu un progetto democratico avanzatissimo e durò poi, ahimé, pochissimo.
Bellissimo. L'ho letto tra l'altro qualche anno fa, non lo lessi da ragazzino. Lo lessi qualche anno fa perché mi ricordo che me lo portavo a "Che tempo che fa", era nel mio camerino e poi lo regalai a Loris, chissà se ce l'ha ancora. Dicevo: Silvio Pellico (che se non sbaglio c'è una scena con lui che, di nascosto, riesce ad andare a Roma tra i rivoluzionari romani che lo accolgono come una figura quasi metafisica, immensamente irraggiungibile. Lui vuole dare solidarietà a questi ragazzi che si stanno battendo per la Repubblica)...quel libro dicevo beh...infiamma gli animi e cementifica convinzioni. Proprio così lo voglio declinare, quel libro lì a tutte le donne e gli uomini che si avvicinano all'idea di una nazione una, libera e repubblicana...beh quel libro racconta molto di un uomo che paga con un terribile carcere, l’ austriaco Spielberg, paga per le sue idee, viene gettato in una cella fredda, di cemento e di metallo. A guardare quello che succederà dopo in Europa con il regime fascista, col regime nazista, col regime comunista, quello Spielberg oggi scolorisce insomma...inizia a stingersi di dramma e invece per l'epoca era la massima pena - subito dopo la morte - che ti poteva capitare.
Mi sembra che sia questa la domanda di Antonio Guadagno su Silvio Pellico.
Nora Fadad mi scrive: mi sembra che ci sia più uno spirito europeo nel 1848 di quanto che ne sia oggi. Come mai secondo te?
Hai ragione, lo sai? Nora hai ragione. Perché? Perché nel 1848 l'idea di Europa era un'idea che faceva sognare. L'Europa di oggi, no. Faceva sognare l'emancipazione da ogni sfruttamento, faceva sognare la possibilità di un mondo che intraprendeva una strada di progresso, perché sembrava così facile unirsi in nome di un ideale così razionalmente dimostrabile che fosse giusto (quindi repubblicani ungheresi e i repubblicani socialisti polacchi: stiamo parlando quindi di anni in cui le Sinistre ancora non hanno avuto il grande conflitto anarchici/comunisti, socialisti-riformisti e bolscevichi-rivoluzionari, ancora non ci sono state queste rotture) quindi nel '48 c'è ancora uno stare dalla stessa parte...ci sono libertari, ci sono i nazionalisti, ci sono tutti coloro che si riconoscono comunque in un'idea di Repubblica universale. E quindi in quest'ottica - diciamo - il '48, quando tu dici "uno spirito europeo", il '48 sembrò essere per moltissime Nazioni il momento per trovare una strada comune.
Allora Anna Monti mi chiede: Gesti di protesta come lo sciopero del fumo a Milano nel 1848 possono avere successo anche oggi?
Anna Monti mi chiede Gesti di protesta come lo sciopero del fumo a Milano nel 1848 possono avere successo anche oggi? Allora: lo sciopero del fumo sapete cosa fu? I lombardi, anzi il lombardo-veneto, non comprarono più - ma per tanto tempo - i sigari, perché la tassa sul sigaro andava a riempire le casse austriache. E fu un problema eh! Dovete immaginare che all'epoca il sigaro era assolutamente un oggetto quotidiano di tutti gli uomini dai 14 anni in su, usato per far passare il mal di testa, usato come aperitivo, usato durante il lavoro...cioè il sigaro era il centro davvero della ritualità gestuale di un uomo. Pochissime le donne che fumavano i sigari: ce n’erano molte in campagna. E quindi rinunciare al sigaro significò rinunciare per l'Austria a un gettito fiscale abnorme.
Anna mi dice: sono gesti che si possono fare anche oggi? Mah, sai la parola...il concetto di rinuncia è quasi impossibile oggi. É complesso. Però sì, è possibile trovare una forma per boicottare ecco, in qualche modo, un potere. Non saprei così all'istante individuare un percorso simile a quello che fu lo sciopero del fumo. Però va considerato che l'atto della rinuncia è un atto oggi complicatissimo: rinuncia ci fa subito sentire inadeguati; rinuncia ci fa sentire sfigati, perdenti, poveri. Chi rinuncia è chi in qualche modo dice a sè stesso: non merito. Qui è il contrario, qui rinunciare significa essere più forti, più presenti...e quindi è molto difficile immaginare una società che rinuncia e che sia felice di quell'atto. Rinuncia per migliorarsi.
Cosa pensi del pensiero politico di Mazzini o preferisci Cavour? Di gran lunga Peppo Mazzini.
La mia famiglia materna è stata tutta mazziniana da sempre. Discendo da una famiglia mazziniana. Ho sempre letto gli scritti mazziniani. Mazzini per esempio è stato considerato per tutti gli anni Sessanta e Settanta un piccolo borghese, perché la linea marxista vinceva: come dire questo qui voleva una società morale. Ma la morale non esiste. La Morale è solo un’ articolazione dei rapporti di produzione e dei rapporti di classe… solo tra ricco e povero... lì se tu sei povero fai molta più fatica a mantenerti morale. Se tu sei ricco è facile non commettere reato. Questo tipo di declinazione fissa i termini del dibattito. Mazzini ragionava così. Mazzini per esempio è difficile adesso, non saprei da dove partire, ma per esempio Mazzini diceva chiaramente che l'Italia sarà quello che sarà il Mezzogiorno. Cosa interessantissima no? Cioè tu hai la possibilità - diceva Mazzini - di vedere il destino dell'Italia da quello che sarà il destino di Napoli. Mazzini a un certo punto della sua vita propugna, propaganda la lotta armata assolutamente! Quindi è un personaggio anche difficile da raccontare. Vestiva sempre di nero perché era a lutto per la sua madre terra, l'Italia. L'Italia era divisa: mette il lutto. Aveva molte relazioni: era un uomo che amava molto e veniva amato, ma cercò di non strutturarsi in un rapporto definitivo perché avrebbe reso impossibile la sua vita, avrebbe reso impossibile qualsiasi relazione stabile. Suonatore di chitarra, fumatore di sigaro, viaggiò per l'intera Europa da clandestino perché perseguitato. Lo volevano morto i francesi, i tedeschi, gli inglesi lo tollerarono, gli Austriaci più di ogni altro stato lo volevano morto e... adesso provo a trovarvi, se riesco al volo, una dichiarazione di Metternich su Mazzini. E sapete come viaggiava? Vestendosi da donna. Era così: aveva le gambe molto molto sottili, poi si radeva il volto, occhi molto lunghi, intensi...si truccava, si vestiva con abiti femminili e riusciva a fregare le polizie di mezzo mondo. E c'è questa dichiarazione che fa Metternich - vediamo se riesco a trovarla - che è strepitosa. Eccola qua, l'ho sempre trovata incredibile. Dice Metternich: Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone; giunsi a mettere d'accordo tra loro imperatori, re e papi; nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano, magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta; ardente come un Apostolo; astuto come un ladro; disinvolto come un commediante; infaticabile come un innamorato, il quale ha nome Giuseppe Mazzini. Wow!
[Guarda il monitor e legge: diretta dall’attico di New York: magari! Sono a Brooklyn. Sono le cazzate che dicono i sovranisti]Sentite la potenza no? La potenza: magro, pallido, cencioso - Mazzini - ma eloquente come la tempesta, la tempesta è eloquente: capisci subito da un tuono come stanno andando le cose; ardente come un apostolo: l'apostolo, indipendentemente dalle condizioni, crede, quasi contro l'evidenza, crede; astuto come un ladro, perché lui fa anche operazioni militari e condanna a morte delle persone...quindi astuto come un ladro; disinvolto come un commediante, perché quando viene fermato mente, quando scrive dei messaggi che sa che verranno letti, mente...disinvolto come un commediante, nelle situazioni più difficili sa recitare; e poi: infaticabile come un innamorato, l’innamorato è infaticabile nell’amare. È la descrizione più bella che sia mai stata fatta di Mazzini e l’ha fatta il suo più grande nemico, Metternich, lo statista austriaco, il grande nemico di Napoleone, l'uomo che ha disegnato l'Europa sostanzialmente.
Sarebbe stata migliore oggi - mi chiede Lorenzo Falconi - un'Italia federale come la voleva Cattaneo?
Probabilmente…probabilmente sì, ma a me batteva il cuore per i Giacobini, quindi capivo, capivo che guardavano l'Italia federale con sospetto: perché sembrava una mediazione tra i padroni e le nobiltà - quindi ancora l'aristocrazia straniera - e l'Italia...però probabilmente Cattaneo è un genio, un genio. Ho letto recentemente la descrizione che fa Cattaneo di Savonarola.
e quindi sì, probabilmente hai ragione tu, ma io avevo - no non riesco a trovarla [la descrizione del Savonarola fatta da Cattaneo] - avevo una gran passione per l'altra parte, diciamo, dei risorgimentali.
Poi Alessia Metastasio fa una domanda brillante. Mi chiede: durante il Risorgimento esisteva già il fenomeno mafioso?
Non solo esisteva. Allora...esisteva molto prima del Risorgimento. Le mafie sono molto più antiche dello Stato Italiano. C'è nel 1863 - mi sono segnato - I mafiusi della vicaria che è un'opera teatrale che quindi già parla di mafia. Esisteva la Camorra, c'è tutta una riflessione che fanno i neoborbonici quando Liborio Romano, prefetto napoletano, secondo alcune fonti deve negoziare con i guappi per far vincere Garibaldi a Napoli. La stessa cosa accade in Sicilia perché senza l'accordo con le organizzazioni - le chiamerei una proto-mafia una proto-camorra, una proto-’ndrangheta, una proto-cosa nostra - non si andava da nessuna parte. T’ammazzavano nel sonno...non so come dire...
Avevo saltato la domanda di Stefano Taverniti
Qual è il contributo di Napoli al Risorgimento? Immenso, immenso.
Andiamo alla domanda successiva, ci stiamo avvicinando alla fine…poi andiamo in diretta
Cosa c'è ancora del Risorgimento nell'Italia di oggi? - mi chiede Matteo Vera. La spaccatura tra Nord e Sud. La conseguenza più grave probabilmente del Risorgimento è stata la piemontesizzazione. Il Piemonte conquista il Sud, non lo libera, creando una situazione drammatica. Ogni tanto ci sono stati negli anni dei gesti riconciliatori. I piemontesi dovrebbero quotidianamente ricordare - che dico quotidianamente, ogni anno - ogni anno dovrebbero fare una sorta di cerimonia, anche per abbassare la folle propaganda neoborbonica, ogni anno dovrebbero per un giorno fare una cerimonia commemorativa per tutti i crimini che sono stati fatti nel Sud Italia dai soldati piemontesi. Per ricordare che il Sud non stava bene con i Borbone e non arrivò a star meglio con i Savoia, che pure ebbero invece tanti meriti in Piemonte, in Liguria. E questo sarebbe utile simbolicamente anche per raccontare la storia ai ragazzini che invece magari sentono tutte le fesserie sull'aristocrazia borbonica...che è un'aristocrazia dalla grandissima storia, importantissima - non da liquidare. Ma certamente le campagne erano piene di ignoranza e briganti, la miseria nel Regno delle Due Sicilie era totale, totale! E’ inutile dire... però avevamo la prima linea ferroviaria! Certo, per portare il Re in vacanza, usata sì e no 5 volte. Che significa? Noi [al Sud] avevamo un sacco di primati, ma solo per gli aristocratici. L’aristocrazia borbonica non riuscì mai davvero a creare una ricchezza allargata...ma adesso è difficile mettersi da ragionare su questo...
Volevo fermarmi a dire questo: la piemontesizzazione del Sud fu l’eredità più drammatica del Risorgimento.
Come dal Risorgimento si è potuto arrivare al fascismo? - mi chiede Luca Malatini.
Difficilissimo risponderti In pochi minuti. Mi sento di dirti che, per esempio, il Fascismo si riteneva una declinazione del Risorgimento: uno dei figli, o dei nipoti volevo dire, di Garibaldi compariva sistematicamente a fianco del Duce in camicia nera. Mussolini fece monumenti a Mazzini e Garibaldi in tutta Italia. Stiamo parlando però di un socialista e un repubblicano, che non avrebbero mai neanche da lontano sostenuto il regime fascista. E quindi, in realtà probabilmente, la risposta più veloce che posso darti è che la borghesia italiana, spaventata dal bolscevismo e frustrata dalla ricchezza che non arrivava - rispetto alla borghesia tedesca inglese, scandinava, francese - quindi la paura di essere esclusi per davvero della Rivoluzione Industriale, la porta, la porta al fascismo, alla reazione.
Dopo l'Unità è iniziata la storia dell'immigrazione da sud a nord. Oggi è ancora necessario andare da sud a nord?
Credo di sì, credo di sì purtroppo. Credo che l'emigrazione sia ancora un problema per noi. E cerco di adesso storicizzare un po' in questo modo. Se non ci fosse stata una emigrazione di massa che negli ultimi anni dell'Ottocento portava 400.000 italiani che vanno via dal centro (Abruzzo, campagne dell’Umbria e campagne del Lazio) negli Stati Uniti, poi 300.000 Liguri che vanno in Argentina, 100.000 Piemontesi... se non ci fosse stato questo, ci sarebbero state probabilmente insurrezioni, ci sarebbero state conseguenze gravissime. Il dramma si è mantenuto allo stesso modo, ma quello che voglio dire che l'Italia aprì i rubinetti dell'emigrazione perché non aveva possibilità di risolvere.
Ogni tanto quando passo per la zona di Soho - che era tutta abruzzese - infatti Robert De Niro abruzzese, Perry Como abruzzese, Dean Martin (Dino Crocetti) abruzzese...credo che l'Abruzzo emigrò quasi completamente, ma davvero quasi completamente. Lì c’è una piazzetta, a Soho, che si chiama Capsouto... mi suonava...sono andato a vedere e ho capito che era Capezzuto...ma quando questo povero bracciante si è presentato a Ellis Island - poi diventerà molto ricco e si comprerà una piazza praticamente, qua si può: Zuccotti si è comprato una piazza e l’ha chiamata Zuccotti, vi ricordate Zuccotti Park? Occupy Wall Street? Vabbè molto tempo fa, quando ho questi ricordi sento di essere invecchiato - torniamo alle cose interessanti… quando si presenta a Ellis Island questo bracciante: come ti chiami? Capezzuto. Ehi... scriveva Capsouto. E così storpiavano tutti i nostri cognomi. Ve lo ricordate Mario Puzo nel libro - splendido - Il Padrino? Poi hanno fatto un film, ma date un occhio al libro, vi assicuro: arriva Vito Andolini [e un personaggio gli chiede] “Come ti chiami? Vito Andolaini?”...Non capiva. “Di dove sei? Corleone. Vito Corleone!” succedeva spessissimo. Gente qui si chiama Napoli, che non si chiamava Napoli. Gente che si chiama Salerno. Però per esempio De Sisto è impossibile [da capire]: scrivono Desasio. De Blasio credo che sia un cognome recuperato, cioè diventavi ricco e te lo cambiavi, perché te l’avevano mal scritto. E quindi insomma un giorno vi parlerò, se vi va, del linguaggio degli italo-americani che qui ho imparato. Vi faccio un piccolo test: secondo voi cos'è il briccoliere? Gli italoamericani qua dicono: cosa fai tu? Io faccio il briccoliere. Eh...secondo voi, cos'è? È Incredibile no? Usano queste parole che hanno unito inglese e italiano. Linda dice di saperlo. Vediamo... [guarda sul monitor] la Simocasa l'ha indovinato. No non è il barista. No non è bricolage, assolutamente. Non è il riparatore, né il magazziniere, il briccoliere lo dico? No non era lo studente, nè il giocoliere: il briccoliere era il muratore! Da Brick, mattone…era il muratore. Me lo ero segnato, perché una volta ho incontrato uno storico italo-americano, Al Dickinson, che mi aveva indicato tutte le parole della sua crescita in una comunità...queste parole fanno parte della crescita di un italo-americano.
Erano incredibili [queste parole], perché a un certo punto c’era il gabbogu... gabbogu? Sì sì mia nonna diceva, dammi il gabbogù…il capocollo! Me le ero segnate [queste parole]. Maledizione ho perduto il file, era veramente divertente. Sì sì non lo trovo più, non lo trovo più, chissà...
Era una domanda molto pertinente: unire il Risorgimento a emigrazione è fondamentale, perché il Risorgimento tradì il sogno di Mazzini e di Garibaldi di creare una terra per i lavoratori e quindi i lavoratori scapparono per sopravvivere, andando a costruire questo posto [New York/gli Stati Uniti]...dove l’Empire State Building, il Ponte di Brooklyn sono fatti tutti con il sudore e il sangue degli italiani.
Ci sono un sacco di altre domande, ma ora preferisco passare a voi… [legge dal monitor e risponde ai messaggi in diretta] ciao Fernanda dal Brasile, grazie, bello essere seguiti da una terra brasiliana/Ma come non conoscete il capocollo? Non credo che sia solo calabrese/Vogliamo una lezione di italo-americano! Allora me la preparo e faccio il racconto poi...di una serie di parole italo-americane. Allora vediamo se riesco a sentire i ragazzi: Davide, Fabio, Matteo e Lorenzo, la preside, la professoressa Maria Vittoria Amantea e il prof. Piero Passaniti. Fatevi avanti così entriamo in diretta per la seconda parte della… [legge dal monitor e risponde ai messaggi in diretta] Perché nel 2004 hai firmato la raccolta firme per Cesare Battisti? Non ho firmato nulla! Pensa che nel 2004 non ero nessuno...la storia di Cesare Battisti...come potevo firmare una cosa del genere?! Non avevo neanche scritto Gomorra: la mia firma finì lì chissà perché...quando mi accorsi di questa firma segnalai subito dicendo: toglietela! E questa storia è diventata, per persone come te, “hai firmato per Battisti”: cazzate! Nel 2004 non avevo neanche scritto un racconto, perché avrebbero dovuto chiedere la mia firma? Chi ero? Presto fatto...le cazzate si asciugano velocemente...quando seppi di questa cosa scrissi, dicendo “non so come sia finita lì, toglietela”. Discorso chiuso.