Mi chiamo Mario Speranza e sono emigrato in Svizzera, precisamente a Lucerna insieme a mia moglie Angela Da Rold in cerca di lavoro, perché eravamo molto poveri.
Il 19 marzo 1956 siamo partiti in treno da Belluno, che si trova in Veneto. Volevamo trovare lavoro. Per questo motivo abbiamo dovuto lasciare una figlia, anche se ci ha fatto malissimo, ma era l’unico modo per mantenerla. L’avevamo lasciata in Italia insieme ai nostri genitori, i suoi nonni quindi. Quando siamo dovuti partire dalla stazione dei treni di Belluno eravamo tristi per nostra figlia però, per nostra fortuna, avevamo già un contratto di lavoro in Svizzera. Mia moglie aveva un contratto per andare a lavorare in una lavanderia di tute da lavoro, io invece avevo trovato lavoro in un’impresa edile. Per arrivare in Svizzera abbiamo dovuto attraversare il confine di Chiasso. Al confine ci hanno controllati e visitati per valutare la nostra salute.
Quando siamo arrivati a Lucerna eravamo in quattro parenti e abbiamo affittato una minuscola stanza in cui stavamo tutti insieme. Io sono andato subito a lavorare con mio fratello in una diga dove ero esposto al pericolo estremo. Martellavo sempre col martello pneumatico e lo portavo sempre in spalla su e giù dalla diga. Un giorno mi sono lamentato con il mio capo e gli ho detto che avevo bisogno di stare a casa perché avevo sempre mal di schiena, ero magrissimo e il lavoro era troppo faticoso. Io e mio fratello inoltre mangiavamo sempre le cose marce perché eravamo italiani. Il mio capo mi aveva detto: “Ti do quattro giorni di malattia”, così io mi sono fatto curare. Invece per quanto riguarda mia moglie, quando giocava a scala quaranta con sua cognata, la parente con cui lavorava, lasciava le carte coperte sul tavolo e poi, quando tornavano entrambe dal lavoro, riprendevano le carte in mano e continuavano a giocare dal punto in cui si erano fermate. Era uno dei momenti della giornata di mia moglie.
Abbiamo lasciato tutto per sei anni per cercare speranza e fortunatamente l'abbiamo trovata.