La redazione di questo giornalino è composta da tutti gli alunni della classe II A del plesso di Molinelli: Jacopo-Gioia-Bernadette, Karolyn, Giada, Carmen, Giuseppe, Thomas, Salvatore, Aldo, Kevin, Francesco, Fatima ed Eleonora
Quest’anno, nella nostra scuola, stiamo affrontando l’UDA “RaccontandoMi”, un progetto che non si limita alla semplice produzione di un testo, ma rappresenta un vero esercizio di introspezione. Il titolo stesso racchiude il suo significato più profondo: raccontare sé stessi per imparare ad ascoltare ciò che siamo davvero.
In un periodo in cui spesso viviamo in modo frenetico, distratti dai social e da mille stimoli digitali, fermarsi a riflettere su di sé diventa un’opportunità preziosa che raramente ci concediamo.
“RaccontandoMi” ci invita a guardarci dentro, a osservare con sincerità la nostra storia personale e a dare valore ai nostri pensieri, alle emozioni, ai desideri e ai cambiamenti che ci accompagnano nella crescita. È un percorso di consapevolezza che ci permette di scoprire non solo chi siamo, ma anche chi non vogliamo essere e chi vorremmo diventare.
L’attività centrale dell’UDA è un’intervista molto particolare: possiamo scegliere se rivolgerla al nostro io di oggi, al nostro io del passato o al nostro io del futuro.
Ognuna di queste scelte offre un modo diverso di riflettere:
· Intervistare il proprio io di oggi significa fare un bilancio sincero della persona che siamo, delle nostre abitudini, dei nostri punti di forza e delle nostre fragilità.
· Intervistare l’io del passato ci permette di riscoprire ciò che eravamo, di riconoscere quanto siamo cambiati e quali esperienze hanno segnato la nostra crescita.
· Intervistare l’io del futuro, invece, ci spinge a immaginare chi sogniamo di diventare, quali obiettivi desideriamo raggiungere e quali qualità vorremmo sviluppare.
In ogni caso, ciò che conta non è tanto la forma dell’intervista, ma la capacità di mettersi in ascolto: ascolto dei propri ricordi, delle proprie aspirazioni, delle proprie paure e dei propri desideri.
Questo percorso ci aiuta a conoscerci meglio, a rafforzare la nostra autostima e a sviluppare una scrittura più personale, matura e consapevole.
“RaccontandoMi” non è quindi solo un compito di scuola, ma un’occasione per guardarsi dentro e scoprire che, per crescere davvero, bisogna prima imparare a raccontarsi.
Giuseppe, Karolyn, Jacopo
Il 2 dicembre, gli alunni delle tre classi della scuola secondaria di primo grado del plesso di Verbicaro hanno partecipato alla manifestazione “Se domani… se”, un importante momento formativo dedicato alla lotta contro ogni forma di violenza di genere, con un focus speciale sul tema del femminicidio, una delle emergenze sociali più gravi e dolorose del nostro tempo.
Le attività sono state organizzate in modo diverso per ciascuna classe.
• Prima classe: le ragazze hanno letto frasi stereotipate e offensive rivolte alle donne, inserite all’interno di scarpe disposte sul pavimento. I ragazzi hanno invece selezionato alcuni modelli di scarpe femminili (sportive, eleganti, con il tacco) e motivato la loro scelta, riflettendo sui pregiudizi radicati che, seppur apparentemente innocui, alimentano una cultura discriminatoria che può diventare terreno fertile per la violenza.
La scenografia, curata dall’insegnante Emilia Mezzatesta, ha reso l’attività ancora più coinvolgente: un tappeto ricoperto di scarpe femminili con all’interno bigliettini contenenti frasi stereotipate, cartelloni sulla figura della donna, maschere e accessori simbolici. Una musica di sottofondo ha accompagnato l’intera scena, creando un’atmosfera intensa e riflessiva.
• Seconda classe: gli studenti hanno rappresentato diverse tipologie di coppie in crisi, mostrando dinamiche relazionali legate a gelosia, dipendenza, controllo e mancanza di comunicazione. Queste situazioni, se ignorate o normalizzate, possono diventare l’origine di comportamenti violenti. Capire come nasce la violenza è il primo passo per imparare a riconoscerla e contrastarla.
• Classi terze: gli alunni hanno letto biografie di donne vittime di femminicidio, restituendo volto, storia e dignità a chi troppo spesso viene ricordata soltanto come un numero. Attraverso queste letture, gli studenti hanno compreso che il femminicidio non è un fatto improvviso né un gesto “inspiegabile”, ma l’esito estremo di un percorso di violenze fisiche, psicologiche e relazionali che molte donne subiscono per mesi o anni.
Alla manifestazione erano presenti il sindaco di Verbicaro, Felice Spingola, la vice-sindaca, Giuseppina Silvestri, e le sorelle di Ilaria Sollazzo, uccisa in un femminicidio. Una di loro, Maria Pia, ha donato agli studenti una testimonianza toccante, trasformando il ricordo della sorella in un messaggio di coraggio, speranza e responsabilità civile. La sua voce ha ricordato che dietro ogni vittima c’è una famiglia, una comunità e un futuro spezzato.
Il tema del femminicidio è stato affrontato non solo come un fenomeno criminale, ma come una questione culturale, sociale ed educativa: nasce dalla svalutazione della donna, da rapporti basati sul possesso, dal radicamento di pregiudizi e stereotipi che vanno decostruiti fin dall’adolescenza.
Questa iniziativa ha permesso ai ragazzi di confrontarsi in modo autentico con una realtà drammatica e attuale, sviluppando rispetto, empatia e consapevolezza.
Parlare di femminicidio a scuola significa educare alla parità, riconoscere i segnali della violenza, imparare a chiedere aiuto e costruire una cultura fondata sulla non violenza, sulla dignità umana e sulla responsabilità reciproca. È un passo fondamentale per formare cittadini capaci di dire no alla violenza e sì al rispetto in ogni relazione.
Iniziamo con una domanda semplice: Qual è il tuo nome e cognome, la tua età e la classe che frequenti?
Sono Salvatore Germano frequento la classe IIA scuola media plesso Molinelli.
Quando sei stato eletto Sindaco dei Ragazzi e cosa ti ha spinto a candidarti?
Sono stato eletto circa sei mesi fa . Mi sono candidato perché vedevo tante cose che potevano essere migliorate, soprattutto a scuola e nei nostri parchi. Volevo trasformare le lamentele in proposte concrete e dare voce a tutti.
Se dovessi descrivere in poche parole il ruolo del Sindaco dei Ragazzi, cosa diresti?
Il Sindaco dei Ragazzi è il ponte tra gli studenti e gli adulti che prendono le decisioni. Il mio compito è ascoltare le esigenze dei miei coetanei e portarle all'attenzione delle autorità.
Pensa che la socializzazione, la partecipazione e la condivisione siano fondamentali per il successo scolastico ?
Si , nel momento in cui noi facciamo attività di gruppo abbiamo la percezione che la scuola è bella e che noi siamo parte attiva della stessa.