In una fase storica in cui i bambini si avvicinano sempre più precocemente al mondo tecnologico, spesso in modi non idonei e/o consoni alla loro età, appare evidente l’urgenza di mantenere quanto più possibile vivo in loro il contatto con la natura. Natura come contesto di apprendimento il più longevo, semplice e scontato che esista ma non per questo di minore importanza o ricchezza. Il modo in cui giocavano i genitori da piccoli diventa per i bambini di oggi quasi un lusso, da progettare, spiegare ed organizzare per tempo. Sono aumentate le ansie e le preoccupazioni legate alle uscite all’aria aperta: i bambini si possono ammalare, sporcare o far male. Siamo davvero sicuri però che queste tutele non tolgano apprendimenti importanti per lo sviluppo dei nostri bambini? E’ anche nel contatto diretto con la natura che si imparano a riconoscere i colori, i concetti di nascita e di morte, la crescita, il passare del tempo; è in giardino che si possono riconoscere i pericoli, che ci si può misurare con le altezze, che si sperimentano gli equilibri.
Ed è per questo che alla domanda “Maestra, usciamo in giardino?” Rispondiamo 10, 100, 1000 volte SI!