a cura di Emma Costantini, Lorenzo Chiariotti, Angela Benedetta Checchin e Sofia Pellizzaro
Iniziamo con il ringraziare Danilo Zardin e il gruppo astrofili di Santa Maria di Sala per aver creato e presentato il Power Point sulle macchie solari.
Per iniziare a capire l’argomento bisogna sapere che una stella è un’enorme sfera di idrogeno e di elio.
Quando e come osservare la stella più vicina a noi: il Sole?
Come Danilo ci ha spiegato, il Sole va osservato con apposite protezioni (filtri) per evitare che i raggi brucino la retina, soprattutto nelle ore più calde, quando è più alto.
Infatti, è meglio non provare ad osservare la stella con un cannocchiale, dato che il vetro, con il Sole, può bruciare oggetti, come ad esempio quando da piccoli si incendiavano le formiche, a differenza che l’occhio umano è più sensibile e crea maggiori danni.
E’ differente durante il tramonto e l’alba quando l’intensità del sole è ridotta, permettendo all’occhio nudo di non subire danni e regala dei cieli di varie sfumature mesmerici.
Informazioni sul Sole
Il Sole è una stella che paragonata ai pianeti del nostro sistema è enorme, mentre rispetto ad altre stelle, come Stephenson 2-18, è considerato nano. Il Sole è anche una stella di sequenza principale, ovvero che l’idrogeno continua a bruciare producendo elio. il diametro del sole è di 1 392 000 km e pesa 2,19x10²⁷ tonnellate (332 946 pianeti Terra messi insieme ). La temperatura del nucleo è di 12-15 milioni di gradi e la temperatura della superficie chiamata fotosfera, è di 5 800°C. Questa temperatura conferisce al Sole il suo colore giallo aranciato. Chimicamente il sole è composto per il 73,46% d’idrogeno, 24,85% d’elio, 0,77% d’ossigeno, 0,29% di carbonio e per il 0,63% di altri elementi. Parlando di percentuali, il Sole compone il 99,8% di tutta la massa del sistema solare.
Le macchie solari
Attraverso i filtri è possibile osservare che la superficie presenta delle macchie. Le macchie solari sono regioni con campo magnetico intenso e hanno una granulazione superficiale; ogni granulo ha le dimensioni pari alla Francia. Ci sono fasi in cui ci sono più macchie e fasi in cui ce ne sono di meno. Inoltre, le macchie hanno due zone, una di ombra, dove si presentano più scure, e una di penombra, dove sono più chiare. Questo accade perché le macchie sono zone di raffreddamento, dove rispetto al resto della fotosfera hanno una temperatura minore, 3726°C. Sulla Terra questo fenomeno si presenta creando appunto delle macchie scure, ma in realtà sono più luminose del sole stesso.
Le protuberanze
Il sole presenta anche delle protuberanze chiamate anche brillamenti o Flare, che sono fiammate che emana il sole. Queste gettate di plasma ricadono in gran parte sulla superficie solare e, in minor quantità, si disperdono nel Sistema Solare. Proprio per questo si creano le aurore boreali sul nostro pianeta, che sono queste cellule di Sole che grazie ai poli negativi e positivi prendono il colore verde e rosso e sembrano tende che si muovono nel cielo notturno. Il Flare, inoltre, crea energia nucleare da miliardi di anni, infatti noi dovremmo riuscire a capire il meccanismo per riuscire a ricreare il fenomeno.
I raggi emanati dal Sole
Dal Sole, oltre ad arrivarci luce e calore, ci raggiungono anche dei raggi, come quelli cosmici, gamma, X e ultravioletti. Il 14% di questi raggi vengono assorbiti dall’atmosfera terrestre, mentre il 51% vengono assorbite dalla terra e dagli oceani e il restante 51% viene riflesso. Questa percentuale si divide a sua volta in un piccolo 5% riflessi dall’atmosfera, il 27% dalle nuvole e il 3% dalla superficie.
Minimo di Maunder e di Dalton
Nel periodo di tempo che parte il 1645 e termina il 1715, Edward Maunder osservò che non ci fu attività delle macchie solari di rilievo, in contemporanea alla Piccola Era Glaciale che c’era in Europa e in America. Questo è accaduto perchè c’erano poche radiazioni sociali, quindi nel 1893 Maunder creò il minimo con il medesimo nome.
Nel 1790 al 1830 si verificò un’episodio simile, verificato da Dalton usando lo stesso metodo di Maunder.
Grazie a loro oggi abbiamo capito che i ghiacciai che vediamo odiernamente sono frutto di piogge e piccole ere glaciali succedute negli anni.