Nel cortile di una scuola di bosco, Paolo il pavone era la stella del coro con le sue piume color smeraldo.
Ogni mattina prima di entrare in classe apriva la sua magnifica coda distraendo tutti con i racconti sulle sue piume. Paolo pensava che la sua bellezza e il suo carisma fossero sufficienti per superare ogni ostacolo.
Accanto a lui, quasi invisibile, c’era la formica Perla. Perla non faceva grandi discorsi,ma ogni giorno portava nello zaino un piccolo mattoncino di conoscenza: rileggeva gli appunti, faceva gli esercizi e ascoltava con attenzione .
Un giorno, il maestro gufo annunciò un progetto di gruppo a sorpresa :bisognava costruire un ponte di ramoscelli che reggesse il peso di una mela: Paolo,convinto di poter convincere tutti con la sua sola presenza, si mise al centro del gruppo dando ordini e mettendosi in posa, ma non toccò un solo rametto per non sporcarsi le piume. Perla, invece, inizia subito a lavorare, sistemando con cura ogni pezzo secondo le leggi della fisica studiate in classe.
Quando arrivò il momento della prova, il ponte di Paolo, costruito in fretta e con poca cura crollò al primo tocco, quello di Perla rimase saldo, permettendo al suo gruppo di prendere il massimo dei voti.
Paolo, per la prima volta, si sentì piccolo nonostante la sua coda.
Perla, allora si avvicinò e gli offrì i suoi appunti per la lezione successiva.
MORALE
C'era una volta in una città di nome Animalot c’era un gatto di nome Paolo che amava mangiare. Era un po' cicciottello basso e tra tutti i difensori della città per difendere i leoni che attaccavano da anni era il più scarso. Un giorno provò a darsi da fare con delle trappole a fuoco difendendo la città, mentre mangiava, cadde su una mina che lo fece appendere per le mutande sull'albero e tutti gli animali quando lo videro lo presero in giro.
Dopo quel brutto episodio il gatto volle diventare un pasticciere. Un giorno fece un torta che invece della crema aveva colluttorio e invece dello zucchero il sale. Se la mangiò e vomitò all’istante, aveva la lingua viola. Un giorno i leoni attaccarono la città e il gatto un po’ scemo e un po’ furbo andò con la torta ad attaccare i leoni. A tutti diede una fetta, scapparono tutti a cercare dell'acqua e andarono lontani lontani. Tutti gli animali di Animalot lo festeggiarono, il “gatto più scemo della citta” diventò leggenda, gli fecerò una statua in suo onore e da allora vissero tutti felici e contenti.
Tanto tempo fa, la terra era abitata solo da animali e piante;
gli Dei osservavano intanto cosa facevano, ma nessuno osava scendere. Un giorno la Dea Atena volle creare qualcosa ma non sapeva cosa!? Già c’ erano gli animali e le piante… ma poi pensò e ripensò;
allora una mattina scese e atterrò sulla terra e prese due sassi e lì sfregò, creò il fuoco!? Poi creò il vento e subito dopo le montagne ma la Dea Atena vide all’improvviso una creatura piuttosto strana, allora si avvicinò e le diede un bacio, così nacque l’ uomo!
C’era un cane di nome Bob riconosciuto per la sua intelligenza invece c’era il gatto Kean che era noto per la sua furbizia e stupidità.
Loro erano vicini di banco quel giorno dovevano fare un tema. Il cane Bob stava facendo la brutta e il gatto Kean la copiò pensando che fosse la bella quindi Kean la consegnò, poi si rese conto che Bob stava facendo la bella.
Kean prese 4 e invece Bob prese 10.
LA MORALE: è ragiona sempre con il TUO cervello
Il maialino con il cuore gentile
In una piccola scuola, dove studiavano molti animali, c’era un maialino di nome Pino che spesso veniva deriso dai compagni.
Pino era buono e gentile con tutti, ma aveva sempre il muso e le zampe sporche di fango .
Nessuno voleva parlare con lui e stargli vicino.
Per questo motivo lui si sedeva sempre in fondo alla classe, solo e in silenzio, ascoltando le lezioni del maestro Gufo.
L’insegnante era saggio e accogliente con i suoi alunni e aveva notato che Pino era triste, quindi decise di portare la classe all’aria aperta per non farlo sentire escluso.
Gli animali corsero fuori a giocare, ma a una cerbiatta cadde l’orecchino a terra, nel fango.
Pino senza pensarci un attimo si buttò nella pozzanghera e riprese il prezioso gioiello.
Il maestro fece notare agli alunni il gesto del maialino e loro gli chiesero scusa per il comportamento inadeguato .
MORALE: non giudicare una persona dall’aspetto esteriore.
C'era una volta un lupo e una volpe, la volpe stava giocando con i suoi amici, il lupo si avvicinò e disse “posso giocare” la volpe disse di no, il lupo diventò molto triste.
Ci riprovo per giorni. Dopo giorni la volpe disse di sì pensando tra sé "tanto sarà facilissimo sconfiggerlo”.
Il lupo divenne simpatico per la volpe,dopo fecero amicizia e continuarono a giocare.
MORALE:Anche se pensi che quella persona sia antipatica potrebbe anche non esserlo…
C’era una volta un lupo che aveva tutto tranne gli amici. Entrò per la sua prima volta a scuola, era contento e emozionato perché doveva andare in classe, alla fine dell’ora alcuni compagni (lupi) lo maltrattarono e insultarono e dovette tornare a casa. C’era suo fratello che lo ascoltò. Qualche giorno dopo era diventato uno di loro ma non si unì al gruppo, decise di combattere contro il capo del gruppo dicendogli: ”Se vinco io mi dovrai lasciare stare e se vinci tu potrai maltrattarmi tutte le volte che vuoi.Ora cominciamo!”.
Il capo lupo del gruppo rispose:”Ok ci sto,cominciamo” Alla fine il capo lupo perse ma i ragazzi furono mandati dalla Formica Preside che li mise in punizione per tre settimane dicendogli di non essere rivali ma amici.
LA MORALE: non rispondere con le mani fatti aiutare da qualcuno di più grande.
In una foresta c’erano tre amici, Lorenzo il gatto, Marco il topo e Giordano la lumaca che dovevano recuperare un’esame di storia. Dopo cinque minuti Lorenzo e Marco consegnarono: il gatto non fu molto attento e sbagliò tutto, il topo invece sbagliò molte domande e quindi fallirono insieme. Dopo due ore di silenzio la lumaca consegnò: con la sua pazienza non sbagliò niente e ottenne un risultato perfetto superando l’esame. Lorenzo e Marco ripeterono l’anno più e più volte finchè Giordano non li aiutò. Grazie all’aiuto della lumaca il gatto e il topo riuscirono a superare l’esame e offrirono una cena al loro salvatore.
MORALE
Questa favola ci insegna che dobbiamo sfruttare le nostre caratteristiche al meglio.
L’elefante Dumbo e la giraffa Camilla vengono presi in giro perché lui è lento e lei ha il collo lungo.
Un giorno il babbuino Orazio rimase intrappolato su un albero.
Dumbo con la sua forza piega i rami e Camilla grazie alla sua altezza prende Orazio.
MORALE: Le differenze sono un dono, non un difetto, quando si lavora insieme.
C’ era una volta un uomo che voleva andare nell’ epoca dei dinosauri, creando una macchina del tempo.
Un giorno fece un prototipo che funzionò, lo perfezionò poi con tutto il coraggio in se stesso, portò con sé cibo e acqua.
Appena arrivato un gigante velociraptor si mise davanti a lui, lui fuggi sopra un albero poi scese.
lui era la da solo per prendere il DNA di un T-REX per creare un mostro nella sua epoca dopo 2 mesi a cercare non trovò il DNA ma trovò le uova del gigante T-REX le prese uno lo mise dentro lo zaino ma il T-REX arrivò lo rincorse per 37 km consecutivi ma arrivo alla macchina del tempo ma prima che preme il pulsante il T-REX rompe una programmazione, lui scappò lo semino e ritornò alla macchina del tempo, ci mise 6 settimane per aggiustarla dopo aggiustata ritornò nella sua epoca lo fece crescere l’ uovo e nasce un T-REX che poi nel tempo distrusse tutta la citta.
E fu condannato all’ ergastolo per tutta la vita.
Tanto tempo fa una creatura nera molto piccola creò tutta la terra e i suoi elementi naturali con un soffio, riusciva a creare tutto ciò che aveva in mente con un soffio.
Un giorno si annoiò di stare sempre solo perciò inventò gli animali per avere compagnia, ma non gli bastò e voleva qualcuno di più intelligente con cui giocare.
Allora provò più volte con i consigli dei vari animali creati in precedenza, quando prese consigli dal leone venne troppo grande e potente per giocarci, perché voleva solo potere.
Quando li prese da una scimmia era troppo movimentato e si stancava subito.
Poi provò con il coniglio, con il canguro, con il cane…finché non finirono e si chiese: “ora che faccio?” Allora decise di mettersi a pensare finché non gli venne un'idea .
Inventò l’uomo, però a giocare solo con lui si annoiava perciò ne inventò una versione femmina, poi uno bambino , una bambina e anche maschi e femmine messi insieme.
Così ogni giorno poteva stare con chi voleva e fare nuovi amici.
C’erano una volta un gatto e un cane che erano migliori amici.
Una volta il gatto aveva freddo e chiese al cane di portargli una coperta;il cane,fedele, corse a prendere la coperta più calda che c’era.
Un’altra volta il cane si ferì la zampa,e chiese al gatto un po’ di acqua perché aveva sete ,ma il gatto si addormentò e si dimenticò del suo amico in difficoltà.il cane,accorgendosi che il gatto non tornava,provò a prendere l’acqua da solo ma non ci riuscì. Ad un certo punto arrivò il padrone che portava al guinzaglio una cagna e disse:” ecco la tua nuova migliore amica”. Essa lo aiutò e diventarono migliori amici .
Il gatto accorgendosi della nuova amicizia ,rimase da solo.
Questa storia ci fa capire che tra amici ci si aiuta nel momento del bisogno.
In una villa di campagna abitavano un san bernardo di nome Paco e una gatta siamese di nome Chanel.Paco era sempre stanco e dormiglione e non amava fare grandi passeggiate,mentre Chanel era una gattina elegante ma molto attiva e giocherellona.I due non andavano molto d’accordo perché avevano caratteri diversi. Un giorno i padroni partirono per un weekend e lasciarono i due animali a casa da soli.Mentre Chanel rincorreva in giardino un topolino di gomma per giocarci,perse l’equilibrio e cadde nella piscina.Iniziò a miagolare disperatamente dalla paura di annegare ma per sua fortuna Paco che stava dormendo beato la sentì e corse velocemente a bordo piscina.Non esitò neppure un attimo e si tuffò a bordo nel tentativo di salvarla. La spinse a con il muso a bordo piscina e la gattina fece un grande salto e riuscì ad uscire.Chanel lo ringraziò infinitamente e da quel giorno cambiò la considerazione che aveva di lui:da pigrone e scansafatiche si rivelò un grande amico.MORALE:la vera amicizia non nasce dall’essere uguali,ma dall’ accettare le differenze degli altri.
C’era una volta un eroe che aveva tutto:coraggio,un’armatura e una missione.
Ma c’era un problema:era pasticcione.
La sua missione era trovare il tesoro dentro un castello.
La prima prova fu attraversare un fiume impetuoso;egli prese una corda e la lancio per legarla a un albero dall’altra parte,ma essa si annodò a un tronco che galleggiava sul fiume in tempesta.L’eroe fu trascinato per un breve tratto dal tronco , poiché vide un albero caduto che sporgeva sul fiume e ci si aggrappò e riuscì ad attraversare.
La seconda prova fu attraversare la “valle dei lupi” senza svegliarli.
Ma l’eroe scivolò su un ramo e calpestò la coda di un piccolo lupo .Esso si mise a piangere e tutti i suoi coetanei si allertarono e puntarono il principe .L’eroe cominciò a correre a gambe levate ,finchè non arrivò in un fianco di una collina e,inciampando,iniziò a rotolare così velocemente ,che riuscì a saltare un precipizio lasciando i lupi dall’altra parte.
La terza prova fu raggiungere il castello ,che però si trovava in cima a una montagna.L’eroe ,dopo tanti sforzi riuscì a raggiungere il castello.Entrò nel palazzo a passo fiero ;esso era molto grande ,con un tavolino di legno al centro,dove poggiava sopra il forziere d’oro.
Ad un certo punto sbucò un vecchietto che aveva in mano un bastone ,che disse:”non ti permetterò di prendere il tesoro ,io sono il suo guardiano da 150000000 anni”e l’eroe disse “non penso che un vecchietto mi batta” “vediamo”
Il principe provò a estrarre la spada ,ma si era incastrata nel fodero;egli provò a tirarla fuori con tutta la sua forza,ma essa volò e si incastrò nel soffitto. Il mago rise e lanciò un incantesimo sull’eroe ,che,cercando di raccogliere il fodero che eran caduto, lo schivò.Il principe corse verso il vecchietto,ma egli gli fece lo sgambetto e l’eroe rischiò di cadere dalla finestra del castello,rompendo una parte di essa .Il mago rise e lanciò un incantesimo , ma l’eroe prese un pezzo di vetro e si coprì la faccia;l’incantesimo rimbalzò sul vetro e colpì il mago che si trasformo in un topolino ,così l’eroe potè prendere il forziere d’oro e portarselo nel suo regno.
Un giorno una formica entrò nella foresta e vide un orso che si vantava della sua forza e della sua intelligenza. La formichina si avvicinò, ma il grande orso la respinse e la derise davanti a tutti gli animali della foresta. Triste e umiliata, la formica se ne andò.
All'improvviso, sentì uno sparo e vide tutti gli animali scappare terrorizzati in ogni direzione. Poco più in là, vide l'orso intrappolato in una rete dei cacciatori. Senza esitare, la formica corse in suo soccorso (magari rosicchiando le corde della trappola!). L'orso, finalmente libero, riuscì a fuggire e il giorno dopo cercò la formica per scusarsi.
La morale è: nessuno è così piccolo da essere inutile, e nessuno è così grande da non aver bisogno di aiuto.
All'inizio ci furono i pianeti e il Caos! Da un pianeta di nome Kimodo (LOL!), a causa di un'esplosione, venne creata una nuova creatura. La dote che la distingueva di più era la sua intelligenza: era capace di pensare e di risolvere i problemi. Questa creatura venne spedita sulla Terra e cadde in una foresta. Da quel momento gli animali la guardavano, ma non capivano chi fosse. Così andarono dal leone e dissero: «La nostra foresta è in pericolo! C'è un essere che gira fra noi e usa le nostre risorse». Il leone rispose: «Lui è l'uomo, è nato perché gli dei lo hanno voluto. Quindi, lui resterà qui».
Questo è l'inizio di un racconto a puntate...
Il cavallo esce dal camion, sembrando agitato. La ragazza, di nome Nia, allunga una mano per accarezzarlo. — Ma quanto sei bello! — esclama la ragazza, vedendo il cavallo dalle macchie insolitamente intense. Il cavallo sbuffa, come per dire “lo so”, e accetta le carezze di Nia. Nia tira fuori una carota, che il cavallo finisce in due morsi. Nel frattempo, la ragazza pensa a un nome per lui... — Forse Daikiri? Ti piacerebbe essere chiamato Daikiri? Il cavallo batte lo zoccolo e Nia lo prende come un sì. — Perfetto! Piace anche a me, non vedo l’ora di mostrarti agli altri. Nia prende una capezza e la mette al cavallo, ora di nome Daikiri. Daikiri segue Nia, ma all’improvviso le va a sbattere addosso mentre camminano. Nia inciampa perdendo l’equilibrio; si riprende in tempo, ma è confusa. — Che c’è? Volevi per caso salirmi addosso? — chiede Nia ironicamente. Ma il cavallo sembra altrettanto confuso: non sa neanche lui che cosa gli abbia tagliato la strada. Ora Nia ne è sicura: qualcosa non va con Daikiri. Ed è lì che, per la prima volta, nota i suoi occhi chiarissimi. — Che?! Ma allora sei cieco! Non ci posso credere, mio padre mi ha comprato un cavallo difettoso... E io dovrei riuscire ad addestrarlo e a vincere una gara? Nia sbuffa e incrocia le braccia. — Beh, suppongo che dovrei prenderla come una prova. E io sicuramente riuscirò ad addestrarlo... anzi, scommetto che arriverò anche prima! Nia si incoraggia con determinazione.
Anticamente non esistevano né gli animali, né la Terra e tutti gli altri pianeti; esisteva solo la Dea Madre, che aveva il compito di inventare e modellare con l'argilla gli animali. Creò le galline che deponevano le uova, i cavalli, gli orsi, le pecore, le mucche che producevano il latte e molti altri animali. Un giorno la Dea Madre pensò di dover creare un animale che fosse più intelligente, che potesse costruire cose per facilitare la vita sulla Terra. Mentre rifletteva su come potesse essere fatto il nuovo essere e sul nome da dargli, decise infine di farlo con le braccia e le gambe per camminare, costruire e fare molte cose. Lo chiamò uomo. Prese l'argilla, iniziò a dare forma alla sua idea e il suo capolavoro fu pronto: aveva inventato un essere utile per la vita sulla Terra.
C'era una volta un coniglietto, era chiamato Premuroso perché aiutava tutti! Aveva una migliore amica, una tartaruga pigra che non voleva mai fare nulla, se non stare sul divano a guardare la TV. Un giorno il coniglietto andò a casa della sua migliore amica. Quando la tartaruga aprì la porta, lui le disse: “Ciao cara amica, ho da farti una domanda”. La tartaruga, incuriosita, lo guardò e gli chiese cosa volesse. Il coniglietto era semplicemente curioso di sapere che giorno fosse! Per tutta risposta, la tartaruga gli chiuse la porta in faccia… Il coniglietto se ne stava andando, ma si ricordò che il vicino di casa aveva un calendario appeso fuori. Allora corse a controllare e, quando vide la data, rimase a bocca aperta: mancava solo una settimana all’inizio della scuola! Il giorno dopo, il coniglietto volle incontrare di nuovo la tartaruga per parlarle. La tartaruga arrivò un po’ assonnata e il suo amico le chiese se fosse pronta per cominciare le elementari. Quando sentì quella frase, la tartaruga saltò in aria dallo spavento e disse che non voleva assolutamente andare a scuola! Il coniglio, allora, la tormentò e la convinse per tutto il giorno, finché la tartaruga accettò, ma a una condizione: “Aiutami a comprare il materiale scolastico!”. Il coniglietto rispose di sì. Il giorno successivo comprarono tutto l'occorrente e, dopo pochi giorni, arrivò il grande momento. La tartaruga e il coniglietto si svegliarono eccitati, si prepararono alla perfezione, presero gli zaini e andarono a scuola insieme. I giorni passarono e la tartaruga si divertiva sempre di più. A quel punto, il coniglietto le disse: ”Visto? A questo servono gli amici: ad affrontare le situazioni difficili insieme!”.
C'era una volta il dio della morte, che amava acquistare meravigliosi burattini di legno dal dio falegname. Un giorno, stanco di vederli immobili, decise di compiere un sortilegio: lanciò un potente incantesimo sulle marionette per trasformarle in esseri umani in carne e ossa. La cosa che lo divertiva di più, però, era che continuava a possedere il controllo totale su di loro, potendo muovere i loro corpi e guidare i loro pensieri a proprio piacimento. Sulla Terra si diffuse un clima di terrore: gli uomini iniziarono a temersi l'un l'altro, sapendo che in qualunque momento il dio della morte avrebbe potuto muovere i fili invisibili del loro destino e far accadere qualsiasi cosa desiderasse.