Dall’ingegno politico di Cavour alla spedizione dei Mille di Garibaldi: un percorso fatto di alleanze, guerre e ideali che portarono alla nascita del Regno d’Italia nel 1861.
Dall’ingegno politico di Cavour alla spedizione dei Mille di Garibaldi: un percorso fatto di alleanze, guerre e ideali che portarono alla nascita del Regno d’Italia nel 1861.
Cavour era un grande uomo d’affari che divenne il più ricco del Piemonte, ma a Cavour non bastava e divenne console. Iniziò a modernizzare il paese, indebitandolo. Sapeva che serviva un aiuto dall’estero e così decise di partecipare alla guerra di Crimea (1854-1856). La guerra fu vinta e si fece amico Napoleone III. Si incontrarono a Plombières: l’accordo prevedeva che l’Italia prendesse la Lombardia, il Veneto, l’Emilia e la Romagna; la Francia avrebbe ottenuto la Savoia e Nizza, e al centro sarebbe rimasto lo Stato del Vaticano.
Cavour provocò gli austriaci mettendo truppe sul confine; l’imperatore ci cascò e dichiarò guerra. Iniziò la seconda guerra d’indipendenza. Non c’era più Radetzky, morto un anno prima a 93 anni, ma l’Austria era in inferiorità numerica. L’Italia doveva resistere fino all’arrivo della Francia.
A Lago, nel Vercellese, l’ingegnere Noè mandò un telegramma a Vienna sull’ultima città conquistata, Torino, e a Vienna si iniziò a festeggiare. Ma la persona aveva letto male: era Trino. La Francia arrivò prima del previsto e iniziò il contrattacco da nord. Attaccò Garibaldi che, nonostante fosse in inferiorità, respinse gli austriaci. Erano i Cacciatori delle Alpi, da Varese verso sud. La Francia, vittoria dopo vittoria, respinse gli austriaci fino al Quadrilatero.
L’imperatore, stanco delle umiliazioni, prese lui il comando dell’esercito, dando il contrattacco fuori dal Quadrilatero. I due eserciti non pensavano di incontrarsi lì. L’Italia vinse, ma più a sud si svolgeva lo scontro più importante: la Francia vinse la battaglia di Solferino, che fu talmente sanguinosa da portare alla firma dell’armistizio. Poiché l’Emilia e la Romagna si ribellarono, non si raggiunsero gli obiettivi stabiliti: si prese la Lombardia ma si perse la Savoia, la casa d’origine del re, e Nizza, la città natale di Garibaldi.
Furibondo, Cavour si chiuse in una stanza con il re, lo ferì e si ritirò. Poiché l’Emilia e la Romagna si erano ribellate, fu costretto a richiamare Cavour. La Sicilia cercò di essere indipendente, ma fallì. Decise allora di entrare in azione Garibaldi, che era famoso in tutto il mondo per la sua fama e per avere 1162 soldati. Salpò da Quarto di notte: iniziò la spedizione dei Mille.
Cavour aveva una scelta difficile: aiutare Garibaldi e avere l’opinione pubblica contro, oppure fermarlo e fermare l’unificazione italiana. Decise di sopportarlo, ma di nascosto ordinò di arrestarlo; tuttavia fece partire l’ordine con un giorno di ritardo.
Garibaldi ebbe la prima battaglia a Calatafimi e vinse. Il Piemonte diede aiuti di nascosto. In tre mesi la Sicilia fu conquistata e Garibaldi divenne dittatore temporaneo. Mandò una lettera scrivendo che questa guerra tra italiani e italiani doveva finire. Al re aveva detto: “Maestà, non posso più fermarmi”, e riprese la sua inarrestabile avanzata. Arrivò a Napoli, dove fu accolto trionfalmente.
Incontrò Mazzini, che gli propose di fondare una repubblica, ma rifiutò. Cavour venne a sapere dell’incontro: si temeva che Mazzini sarebbe andato fino a Roma, cosa che non sarebbe piaciuta a Napoleone. Così, con l’accordo di Napoleone, conquistarono i territori del Nord e lo fermarono in tempo a Teano.
Lo Stato si chiamava ancora Regno di Sardegna, ma il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia. Mancavano ancora alcuni territori, ma si pensava fosse solo questione di tempo. Dopo la nascita del Regno, Cavour si ammalò e morì.
Garibaldi tentò di nuovo, come nella spedizione dei Mille, con l’obiettivo di conquistare Roma. Fece come aveva fatto Cavour, ma Napoleone si infuriò e pretese una reazione da parte del Regno, altrimenti le conseguenze sarebbero state catastrofiche. Garibaldi fu ferito.
Mancavano Roma, la Dalmazia, il Friuli Venezia Giulia, Trento e Trieste. La Germania chiese di allearsi contro l’Austria: l’Italia entrò così nella terza guerra d’indipendenza, anche se l’ultima parte del paese era ancora in pericolo.
L’Austria poteva attaccare l’Italia: Cialdini, con un esercito due volte più grande, ebbe la possibilità di rivendicare la battaglia di Custoza, ma perse. La Marmora, per paura, scappò verso Bologna. La Germania sconfisse gli austriaci a Sadowa, riducendo il loro esercito.
L’Italia aveva paura di perdere. Cialdini non fu più il capo, lo divenne La Marmora, che attaccò la flotta austriaca due volte più grande, ma perse. Garibaldi attaccò da nord con un esercito due volte più piccolo e vinse: fu l’unica vera vittoria.
Trento, però, era ormai troppo tardi: era stato firmato l’armistizio con la Germania e con l’Austria. Rimasti soli, decisero per l’armistizio. Garibaldi, arrabbiato e triste, rispose con una sola parola: “Obbedisco.”
Si prese il Friuli Venezia Giulia. Dopo le conquiste mancava solo la capitale, Roma, che era sotto la protezione della Francia. Tentò di conquistarla, ma venne respinto.
Scoppiò la guerra franco-prussiana: la Francia perse e divenne una repubblica, quindi Roma non fu più protetta. L’Italia attaccò; Garibaldi difese la repubblica. Si tentò di avere un’economia uguale a quella del Piemonte, ma con grandi sacrifici e sangue, e la situazione peggiorò.
Cristian (II A)