intervistatori: Giorgia Bonfante, Luca Torresani
intervistata: Prof.ssa Mariangela Icarelli
TRASCRIZIONE DELL'INTERVISTA: CHENUKI HEMABANDU (giornalino)
Come le è sembrato questo primo periodo trascorso con noi?
È trascorso ormai quasi un anno e mezzo dal mio arrivo al Liceo Galilei nel gennaio del 2023, quindi ad anno scolastico iniziato, dato che provenivo da un incarico presso l'Ufficio Scolastico Regionale come Dirigente Tecnico con funzioni ispettive di circa tre anni: un lavoro di coordinamento della scuola a livello regionale più legato all'attività amministrativa e piuttosto lontano dalla scuola vera e propria, cioè dagli studenti e dai professori. Quando sono arrivata al Galilei la cosa più bella è stato tornare in contatto con gli alunni, quindi rientrare in una comunità scolastica o, come diciamo noi presidi, “in trincea”. L’impatto è stato molto vitale, anche il fatto di lavorare di nuovo con i docenti, con un team intorno a me, con gruppi di lavoro. L'impressione che ho avuto in questo anno e mezzo è stata positiva. Il Galilei è una scuola con un elevato livello qualitativo, sia per quanto riguarda i docenti, sia per gli studenti che lo frequentano. Ho trovato gruppi professionali, sia negli uffici sia tra i docenti, molto preparati, motivati, competenti. Negli studenti, dopo una prima fase di reciproca conoscenza, ho trovato una disponibilità a mettersi in gioco nelle attività studentesche, che forse si erano un po' assopite anche a causa del Covid, e che stanno riprendendo vita. Quindi il bilancio di questo anno e mezzo è complessivamente positivo: sono contenta di essere tornata nella scuola e di essere “galileiana”.
Quando è stata nominata Dirigente di questo istituto, che aspettative ha avuto?
Sono stata nominata Dirigente del Galilei perché ho chiesto di venire in questa scuola con una domanda di trasferimento, dopo aver parlato con il Direttore Generale dell'ufficio Scolastico Regionale di Mestre, dove in quel momento stavo lavorando. Come Preside, prima dell’incarico all’Ufficio Scolastico Regionale, avevo diretto per più di otto anni il Liceo Artistico di Verona Nani-Boccioni. Quali erano le mie aspettative? Di trovarmi, dopo l'esperienza bellissima vissuta al Liceo Artistico, in un ambiente più vicino alla mia formazione ed esperienza professionale. Ho insegnato per diciannove anni filosofia e storia nei licei scientifici e linguistici, prima al Liceo Medi di Villafranca, poi al Liceo Messedaglia; mi sono specializzata in epistemologia, il mio ambito di interesse sono la storia e la filosofia della matematica, una zona di confine tra il pensiero filosofico e scientifico. Sentivo dunque il bisogno, a questo punto nella mia carriera, di lavorare in un ambiente culturalmente affine ai miei interessi, al mio percorso intellettuale, culturale e anche professionale. La mia aspettativa era di trovarmi in un mondo caratterizzato dall’intersezione dei saperi e devo dire che l'aspettativa è stata confermata.
I progetti e le attività che ha trovato quando è entrata in carica come le sembravano?
Quando sono arrivata al Liceo Galilei, nel gennaio del 2023, stava iniziando per tutte le scuole italiane, quindi anche per il nostro istituto, una stagione completamente nuova dal punto di vista progettuale, quella dei finanziamenti del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tutte le scuole, compreso i Galilei, hanno ricevuto fondi consistenti da spendere obbligatoriamente per alcune progettualità estremamente complesse. Questa novità ha coinvolto il Galilei e tutti noi in una nuova modalità di lavorare e di progettare ed è stato sicuramente l’aspetto più innovativo e impattante. In questo momento stiamo gestendo sette progetti finanziati con fondi PNRR, alcuni legati all'innovazione degli ambienti di apprendimento, altri destinati alla formazione del personale, dei docenti e degli studenti. Alcune attività sono state realizzate nell’ultima parte dello scrso anno, altre stanno partendo ora, con proposte di mentoring, di coaching, di recupero e potenziamento per gli studenti. Quando sono arrivata ai Galilei, da una parte ho trovato la ricca progettualità che già esisteva nella scuola e che bisognava ovviamente salvaguardare, portare avanti e valorizzare, dall'altra ho affrontato il nuovo mondo del PNRR. L'impegno principale è stato quello di incrociare queste due realtà, cioè di poter utilizzare i fondi PNRR anche per finanziare e sostenere i progetti tradizionali della scuola, che erano gestiti da gruppi di docenti e di studenti estremamente competenti e validi. Posso dire di aver trovato una scuola molto attiva dal punto di vista progettuale e pronta ad affrontare questa nuova dimensione del PNRR che ha rappresentato una grande sfida. Quello che più mi è piaciuto in questa scuola è stato lavorare con i docenti sulle nuove progettualità, perché ho trovato tanta collaborazione. Abbiamo potuto realizzare un bellissimo lavoro di condivisione progettuale, lavorando insieme per trovare le giuste soluzioni e questo è un aspetto fondamentale per il mio modo di vivere la professione di Preside.
C'è qualcosa che cambierebbe in generale della scuola?
Penso che in questo momento dobbiamo consolidare quello che abbiamo realizzato. Quest'anno partirà al Galilei un percorso nuovo: “Biologia con Curvatura Biomedica”, perché siamo stati ammessi alla sperimentazione nazionale. Questa è un'altra novità, insieme all’accreditamento Erasmus +, che dobbiamo stabilizzare e realizzare al meglio. Come in tutte le scuole ci sono ampi margini di miglioramento anche al Liceo Galilei. Ad esempio mi piacerebbe lavorare sulla partecipazione studentesca, renderla ancora più viva e diffusa tra gli studenti, in modo che sempre più ragazzi si sentano parte di questa scuola e possano dare un contributo anche piccolissimo, ma comunque personale, alla crescita della comunità scolastica. Ritengo che questo sia un terreno su cui lavorare, perché viviamo in una società sempre più individualista, in cui le persone si rintanano a casa loro, e anche i giovani tendono a chiudere i rapporti in cerchie sempre più ristrette, piuttosto che ad aprirsi al mondo. La dimensione della collettività, dello scambio, della partecipazione si sta perdendo anche all'interno delle scuole. Credo invece che per i ragazzi la partecipazione alla vita della scuola sia un passaggio irrinunciabile, che cambia la propria vita per sempre. Poi ci sono alcuni aspetti didattici e culturali che possono migliorare, ad esempio nel lavoro all’interno dei consigli di classe, in modo da potenziare la progettazione didattica ed educativa condivisa, perché lavorare insieme è difficile ma porta a risultati più significativi e duraturi. In ogni ambiente lavorativo saper lavorare bene insieme fa la differenza.
C'è stato un momento particolarmente significativo o emozionante che si ricorda in questo suo periodo di presidenza?
Il primo momento quando, dopo quasi tre anni trascorsi a Mestre all’Ufficio Scolastico Regionale, sono tornata a parlare agli studenti in aula magna e ai docenti nel collegio docenti. Questa dimensione relazionale mi mancava molto. Il secondo momento significativo è molto recente: in questi giorni abbiamo presentato l'ultimo progetto PNRR. È un progetto molto complesso che dovremo realizzare quest'anno, di cui i ragazzi sanno ancora molto poco, ma che comincerò ovviamente a diffondere. I tempi molto stretti e la varietà delle azioni, dal coaching, al mentoring, dal recupero e potenziamento ai laboratori co-curricolari, rendevano ben difficile una progettazione condivisa, che coinvolgesse i Dipartimenti di materia e i docenti. Invece ci siamo riusciti: i docenti hanno presentato proposte molto ricche, articolate, coordinate e ne è risultato un progetto davvero interessante, che abbiamo chiamato “Magi-Gali”, perché progettare azioni così complesse, farlo in tanti, in modo coordinato, pensando alla soluzione migliore per gli studenti è quasi una magia. Questo progetto è stato inserito nella piattaforma digitale ministeriale il 4 di ottobre e partirà nelle prossime settimane. Ci impegnerà per tutto l'anno con attività di vario tipo rivolte agli studenti, che spero possano cogliere questa grande opportunità.
C'è qualcos'altro che vorrebbe aggiungere oppure dire agli studenti per concludere?
Agli studenti vorrei dire tantissime cose, è che a volte un Preside il tempo per dialogare con i ragazzi non ce l'ha, perché questo lavoro dirigenziale è diventato sempre più complesso e vincolato a procedure estremamente impegnative dal punto di vista amministrativo e finanziario. Un Dirigente gestisce bandi, contratti, incarichi, tutti gli aspetti organizzativi della scuola e ha sempre meno tempo per parlare con i ragazzi. La cosa che voglio dire agli studenti è che mi dispiace per questo e cerco qualche volta, percorrendo i corridoi, di soffermarmi per scambiare due parole. Voglio anche dire agli studenti del Galilei che questa scuola è un bene prezioso. Fino a che la si frequenta forse non si coglie pienamente il suo valore. Avendo visto come ispettrice tanti aspetti della scuola veneta posso dire che il Galilei è una bellissima scuola e ci terrei molto che fosse sempre più una comunità educante viva, in cui le persone si salutano quando si incontrano, si parlano quando hanno l'occasione, in cui l'aspetto della relazione, l'aspetto umano sia al centro della nostra attenzione. Vorrei dire agli studenti non solo di avere rispetto della propria scuola, qualcosa di più: vorrei che ne avessero cura, perché è un bene di tutti noi, chi ci resta per cinque anni la lascia a qualcun altro e quindi ha una responsabilità di restituzione di quello che ha ricevuto. Io immagino un Galilei sempre più così: sempre più comunità di persone che insieme si sostengono e sostengono la scuola…e avendo cura del Galilei si prendono cura di tutta la scuola italiana, il bene più prezioso.