Quando parlo con le persone, sento spesso una riflessione ricorrente: “L’arte è morta”, riferita alla celebre banana di Cattelan.
Ma siamo davvero sicuri che questa affermazione valga per il nuovo decennio? È davvero scomparsa l’arte, o forse è solamente cambiata? Forse non è morta, semplicemente non è più quella che conoscevamo.
Ebbene sì, con l’avvento della rivoluzione digitale, gli esseri umani hanno rinnovato anche i vecchi modi per esprimere loro stessi, grazie a programmi di editing che hanno reso il mondo creativo molto più accessibile. Tuttavia, nonostante queste nuove forme artistiche si facciano spazio, devono ancora lottare contro vari stereotipi. Ad esempio vi sfido a spiegare a qualcuno nato prima degli anni ’90 cosa sia un edit. Il pensiero diffuso che Internet sia solo un luogo di svago per giovani è sbagliato e influenza negativamente la vita di molti che dedicano la propria carriera allo sviluppo della rete.
Ma come possiamo combattere questo pregiudizio? Semplicemente, lasciando che la storia continui. Anche se pochi anni fa il computer era solo un mezzo per leggere storie, condividere blog o postare foto di gattini, oggi è impossibile ignorare il suo impatto sulla storia dell’umanità. Dai crimini risolti grazie a Reddit, alla diffusione istantanea di informazioni, fino alle persone che influenzano milioni con una sola frase — forse non ci stiamo accorgendo davvero della grandezza dell’era che viviamo. Ma questo articolo non è stato scritto per celebrare ciò che già abbiamo. È stato scritto per stimolare chi ancora non capiamo. Una delle cose per cui la rete è più nota è proprio questa: rendere popolari persone comuni. Per questo molti si iscrivono a piattaforme sperando che qualcuno si interessi alle loro idee.
Se cercate le storie di alcune celebrità nate su YouTube, probabilmente troverete racconti difficili: nessuno credeva in loro, venivano presi in giro per i loro video, le loro idee venivano etichettate come “strane”. Ma... e se fosse proprio quella la chiave?
Disegno a cura di Emma Campanile, V B
Avere idee diverse. Essere considerati strani. Uscire dagli schemi. Tutto ciò che oggi diamo per scontato all’inizio era “troppo diverso”. Galileo venne considerato eretico per aver detto che la Terra gira attorno al Sole. Frida Kahlo fu giudicata provocatoria. Kafka chiese, prima di morire, che tutte le sue opere fossero distrutte. Perché vi sto raccontando tutto questo? Non per invitarvi ad andare contro la Chiesa o l’opinione pubblica, ma per farvi riflettere: è proprio andando controcorrente che si può lasciare un segno. Questo testo è dedicato a chi non ha ancora trovato il coraggio di esprimersi, o di pubblicare un proprio progetto per paura:
paura di essere preso in giro
paura di non piacere.
paura di sembrare ridicolo.
Ma ecco un piccolo segreto: per lasciare un’impronta nel mondo, bisogna buttarsi. Non importa se l’esito sarà positivo o negativo: l’umanità si evolve proprio attraverso quei piccoli gesti che diventano testimonianza della cultura di oggi e di domani.
Siate i nuovi futuristi.
Fatevi criticare.
Cambiate le regole.
Ma soprattutto (citando YouTube):
trasmettete voi stessi.
Isabella Gigliarelli, II B