Disegno a cura di Anna Pagnottelli, II D
«C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?»: è la domanda posta a Sigmund Freud dal celebre fisico Albert Einstein in una delle tante lettere che i due intellettuali si scambiarono tra luglio e agosto 1932. Albert Einstein è da tutti conosciuto come colui che con le sue teorie riguardanti la relatività, generale e ristretta, ha completamente rivoluzionato l’idea di spazio, tempo e gravità. Il fisico teorico ha non solo fornito leggi che hanno contribuito all’avanzamento della Fisica moderna, rendendolo uno dei pensatori più importanti del XX secolo, ma è stato anche un grande pacifista, che ha lottato contro la guerra e si è schierato contro qualsiasi tipo di autoritarismo o nazionalismo. Il fisico nasce nel 1879 ad Ulm, in Germania, Paese che mezzo secolo dopo diventerà la patria del Nazismo e che lo porterà a cambiare cittadinanza, per diventare cittadino svizzero.
Albert Einstein è riuscito a congegnare l’”equazione più famosa al mondo” con la lotta per i diritti umani, senza dare peso ai rischi che correva.
Lo scienziato ha vissuto in un’Europa bombardata da guerre mondiali, eventi che lo hanno portato ad aderire alla stesura di due manifesti pacifisti, il primo, del 1914, nel quale si incitavano gli Europei ad unirsi per porre fine al conflitto, il secondo, scritto nel 1955, contro la guerra fredda. Entrambi i manifesti hanno dimostrato, specialmente il primo, grande coraggio da parte dello scienziato che, nonostante la situazione delicata della Germania all’epoca e la pesante atmosfera della guerra fredda, ha saputo andare contro quegli ideali moralmente scorretti.
Einstein ha provato inoltre per la sua intera vita un odio smisurato nei confronti del Fascismo, tanto da rifiutare, nel 1927, un invito al Congresso Internazionale di Fisica di Como, in quanto organizzato dal Governo italiano, che in quel momento vedeva nascere la figura di Mussolini.
Conoscente di Oppenheimer, Einstein ha tentato, nel 1939, di avvertire gli Stati Uniti sulle preoccupanti conseguenze della bomba atomica firmando, lui solo, una lettera inviata al Presidente. Egli stesso non ha partecipato al Progetto Manhattan (progetto guidato da Oppenheimer per la realizzazione della bomba atomica) e i tentativi da parte sua, negli anni successivi, di fermare l’attività americana sono stati molteplici, ma nessuno di essi ha avuto riscontri positivi. A seguito delle catastrofi di Hiroshima e Nagasaki, Einstein ha pronunciato una celebre frase: “non so con quali armi sarà combattuta la Terza Guerra Mondiale, ma di certo la quarta lo sarà con pietre e clave”; egli aveva infatti vissuto entrambe le Guerre Mondiali e riteneva che, se l’essere umano fosse stato in grado di costruire ed utilizzare oggetti altamente distruttivi come la bomba atomica, la civiltà sarebbe stata senz’altro debellata nelle guerre successive, tanto da tornare alla preistoria.
Einstein nacque da genitori ebrei, ma non fu mai particolarmente vicino alla religione e ha sempre sostenuto di non credere in Dio. Nel 1920 circa, lo scienziato, pur avvicinandosi al sionismo, non concepirà mai lo Stato arabo come un nemico, credendo nella creazione di uno stato unitario, senza conflitti; nel momento in cui gli verrà offerto di diventare Presidente dello Stato di Israele egli rifiuterà e inciterà sempre il popolo ebraico alla libertà e al rispetto nei confronti del popolo arabo.
Einstein, mente fervida votata alla fisica, ha rivoluzionato il mondo con le sue scoperte scientifiche, è riuscito ad andare oltre in uno spazio indefinito e inesplorato ed è qui che probabilmente ha capito che la strada giusta da percorrere è sempre e sicuramente quella della pace.
Ginevra Montelione, V B