Disegno a cura di Emma Bellanca, V A
“…Come quei giorni a ottobre con la felpa, che poi la leghi in vita e lasci la maglietta, con il sole in faccia, ma che ti accarezza, come sul lungomare senza il parabrezza…”
Mi sorprende sempre l’efficacia e il realismo della descrizione di questo periodo dell’anno da parte di Gemitaiz nel suo brano “Bene”. Quanto sudore buttato con la felpa legata in vita, appoggiata sulle spalle, o più semplicemente tenuta in mano mentre si percorre la salita del nostro Gali, dopo sei ore di scuola (fortunati i nostri compagni Stoppiniani…). Ogni giorno è una questione di sopravvivenza arrivare per primi allo Chalet per rivendicare il dominio su tavolini e sedie, o arrivare in tempo alla fermata dell’autobus; autobus che passa tanto bene o 5 minuti dopo il suono della campanella o dopo tre ore…
Alla fine non è mica cambiato così tanto, anzi a me sembra proprio tutto uguale…
Ciao a tutti, per chi non mi conoscesse sono Filippo Anglano, frequento il V D e anche quest’anno ho deciso di prendere parte al fantastico progetto del Saggiatore, il giornale del Gali, come caposezione della rubrica Scuola.
Perché dico che la nostra scuola non mi sembra cambiata poi tanto? L’anno scorso ho intrapreso l’avventura più matta ed entusiasmante della mia vita: ho partecipato ad un programma di studio all’estero negli Stati Uniti d’America per tutta la durata dell’anno scolastico. Essendo stato così lontano per così tanto tempo, mi aspettavo, al mio ritorno, di trovare tutto diverso, tutto cambiato e nulla più uguale a prima. Beh, così non è stato… E ad essere sinceri non è che mi dispiaccia poi tanto, anzi…
La già citata salita e le suppliche per ricevere un passaggio dall’amico con la macchina o la moto, la lista delle merende, le ricreazioni passate a ripassare per l’interrogazione dell’ora successiva (molto probabilmente senza risultati), le chiacchiere davanti allo Chalet prima dell’entrata e dopo l’uscita…
Poi, certo, rimangono le stesse anche le difficoltà: prima fra tutte l’incomprensibilità della matematica che se ne frega della nostra sofferenza e continua a pesarci sulle spalle come un enorme macigno.
Però, sapete una cosa? Per me tutto questo è il Gali, fosse mancato anche uno solo di questi elementi, non mi sarei sentito completamente a casa. (Che poi di limiti già ne ho tanti, risolverne o verificarne qualcuno in più non farà tutta questa differenza, dai…)-
Io sono carichissimo, spaventato allo stesso tempo, ma desideroso di ricavare il massimo da questo mio ultimo anno come Galileiano! E voi? Siete pronti? Sono sicuro che il futuro ha grandi cose in serbo per noi (speriamo…).
Filippo Anglano, V D