Disegno a cura di Ginevra Anastasi, III A
E’ di questi giorni (siamo ai primi di Febbraio) la presentazione di un Disegno di Legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario da parte del Governo su proposta del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, che definisce i principi generali per l’attribuzione alle Regioni di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Tra i settori interessati vi è la Scuola. La nostra Costituzione individua (art. 117) l’istruzione tra le materie di competenza statale (più precisamente lo Stato ha legislazione esclusiva sulle "norme generali sull'istruzione" art. 117 2° comma lettera n) ma, successivamente alla riforma del 2001, può essere attribuita alle Regioni una certa forma di autonomia (art. 116). La prima cosa da dire, quindi, è che tale possibilità era già presente da più di 20 anni; in questo senso, il Disegno di Legge accelera un percorso avviato da tempo. In realtà, la materia del sistema scolastico è trattata anche in altri passaggi della Costituzione, ed in particolare agli artt. 33 e 34, ovvero in quella prima parte della stessa Costituzione in cui si parla di diritti fondamentali a tutela di tutti i cittadini, quali l’insegnamento libero ed il diritto per tutti, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi. La collocazione di tali articoli nella prima parte della Costituzione sta a significare che è interesse primario (e principio fondamentale) assicurare la sostanziale parità di trattamento tra coloro che fruiscono del servizio dell’istruzione.
Tornando al Disegno di Legge, si prevede in sintesi la possibilità di raggiungere una intesa tra lo Stato e le singole Regioni per l’attribuzione alle stesse di funzioni aggiuntive anche in materia di istruzione, a condizione che siano fissati livelli essenziali di prestazioni (Lep), che garantiscano il diritto all’istruzione su tutto il territorio nazionale. Tradotto: lo Stato fissa livelli minimi di istruzione da garantire in tutto il territorio; il resto è definito dalle singole Regioni con risorse proprie, ovvero derivanti dalle tasse pagate dai propri cittadini, tasse fino ad oggi incassate dallo Stato e che domani saranno a disposizione delle Regioni.
E’ fin troppo chiaro il risultato: le Regioni con maggiori possibilità (le più ricche) potranno garantire ai propri studenti un’istruzione migliore, migliori strutture, maggiore scelta. In pratica si andrebbe verso la realizzazione di un sistema scolastico differenziato da regione a regione, destinato ad incidere sia sul versante dell’offerta formativa, sia sulle risorse a disposizione delle scuole, sia sul reclutamento, sulla formazione e sulla retribuzione del personale scolastico, docenti in primis, ma anche sul finanziamento delle scuole private.
L’educazione rappresenta uno degli strumenti principali per promuovere una società più giusta ed equilibrata, una società nella quale ciascun individuo abbia le stesse opportunità, indipendentemente dalla situazione di partenza. L’accesso ad un sistema educativo di qualità garantisce infatti migliori opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, ma anche maggiori potenzialità in età adulta e, più in generale, una migliore qualità di vita. Il sistema scolastico dovrebbe contribuire non solo a promuovere un migliore inserimento nel mondo del lavoro, ma soprattutto a formare cittadini in grado di sviluppare pensiero critico e comprensione della realtà in cui vivono.
Promuovere un sistema che differenzia la scuola in base alla ricchezza territoriale significa ipotecare il presente ed il futuro degli studenti e dei docenti ed accrescere le disuguaglianze sociali e di contesto.
Siamo sicuri che l’autonomia differenziata sia la risposta giusta per la Scuola italiana, già oggi caratterizzata da una forte differenza a livello territoriale, dove, a fronte di eccellenze, esistono situazioni di degrado, abbandono scolastico e carenza di risorse?
Diego Castrucci, II O