Disegno a cura di Arta Turkeshi, IV G
Ricordate la fiaba di Alice nel paese delle meraviglie? La giovane e curiosa Alice, seguendo il Bianconiglio, entra nella sua tana. Da quel momento inizia per lei un viaggio immaginifico in un mondo “meraviglioso”, un po’ folle, nel quale incontrerà situazioni, atmosfere e personaggi irreali e in continuo mutamento.
Anche se in pochi se ne rendono conto, tutti coloro che frequentano gli ambienti digitali dei social network, tutti i giorni, sono soggetti ad un fenomeno chiamato “Rabbit Hole”, letteralmente “tana del coniglio”.
Davanti allo schermo di un device si tende a guardare “in loop” i contenuti proposti dai social, senza fissare l’attenzione su qualcosa di particolare, finché qualcosa non incuriosisce e spinge ad approfondire: come Alice è incuriosita dalla tana e da lì inizia un viaggio oltre la realtà, passando da un fenomeno all’altro, l’attenzione del fruitore social viene catturata da qualcosa che lo incuriosisce e da lì inizia il suo viaggio digitale nel mondo virtuale iper-connesso.
Quando l’attenzione dell’utente digitale viene catturata, l’algoritmo che registra le sue preferenze propone in modo predittivo altre esperienze simili, affini o correlate. L’obiettivo dell’algoritmo è quello di mantenere alta l’attenzione dell’utente, sollecitando la sua curiosità trascinandolo in una sequenza di esperienze legate l’una all’altra fino ad estraniarlo totalmente dal mondo fisico che lo circonda. La rincorsa ad approfondimenti, ulteriori informazioni e notizie simili non di rado porta l’utente ad interagire con contenuti di tutt’altro tipo rispetto all’originale, finendo per ignorare completamente l’argomento iniziale.
Ma perché veniamo trasportati nei Rabbit Hole? Secondo alcuni studiosi, la causa principale è la curiosità che alcuni argomenti riescono a suscitare nelle persone e la ricerca costante di ulteriori informazioni che ne consegue. In particolare, un social network come TikTok mostra una incredibile capacità di proporre Rabbit Hole agli utenti: immagini, linguaggi, stile e brevità dei contenuti suscitano un sorta di dipendenza visiva e cognitiva che “intrappola” l’utente nel “buco” definibile della piattaforma.
Se da un lato questo fenomeno può essere un mezzo per apprendere qualcosa di nuovo, approfondire temi, suscitare passioni, dall’altro può rappresentare un “pericolo”, suscitando una dipendenza dall’azione che soddisfa curiosità e così facendo produce endorfine capaci di donare benessere psichico e fisico. Ogni utente, inoltre, rischia di rimanere intrappolato in questo meccanismo, investendo molto tempo e risorse e finendo per trascurare attività quotidiane e interessi nel mondo fisico nel quale vive.
Come tutti i mezzi di comunicazione e interazione, il web, e in particolare i social network, rappresentano una grande opportunità di conoscenza e condivisione, ma al tempo stesso possono portare gli utenti a comportamenti devianti o quantomeno problematici. Mantenere il controllo delle proprie azioni e delle proprie preferenze emotive e cognitive è fondamentale per navigare in questa acque agitate che sono i mondi digitali.
Valentina Cecchi, III A