Disegno a cura di Gabriella Ticona, V M
“I reduced my body to aesthetics
forgot the work it did to keep me alive
with every beat and breath
declared it a grand failure for not looking like theirs
searched everywhere for a miracle
foolish enough to not realize
i was already living in one”
È con questa poesia che nel capolavoro poetico “The Sun and Her Flowers” Rupi Kaur racconta il rapporto con il suo corpo e il viaggio verso una guarigione, una “nuova fioritura”. Kaur ci parla del suo passato trascorso con il desiderio di cambiare il proprio corpo, di modificarlo, un desiderio che ad oggi accomuna molte persone. Negli ultimi decenni, soprattutto in Occidente, la comparsa di canoni estetici irrealistici ha portato all’aumento vertiginoso dei casi di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. In Italia i disturbi del comportamento alimentare coinvolgono approssimativamente due milioni di giovani: su 100 adolescenti circa 10 ne soffrono; di questi 1-2 presentano forme conclamate e più gravi come anoressia e bulimia*. Le statistiche suggeriscono quindi che siamo circondati da persone affette da disturbi alimentari, eppure non ce ne accorgiamo: essi, infatti, non hanno un “aspetto” preciso e possono colpire chiunque. Non sempre portano all'eccessiva magrezza o al sovrappeso, tant’è vero che a volte restano nascosti agli occhi di amici e familiari. Proprio per questo frasi come “davvero vuoi mangiarti tutto quello?”, “fa’ attenzione, che tra un po’c’è la prova costume!”, che noi usiamo con leggerezza, per scherzare, in realtà possono nuocere terribilmente all’ascoltatore.
Per una persona coinvolta in una battaglia con la percezione del proprio corpo, questo è il genere di frasi che restano impresse nella memoria, che risuonano nella testa, per poi magari venire a galla quando si è soli, mentre ci si sta guardando allo specchio: e allora si chiudono gli occhi, per non vedere l’immagine distorta e indesiderabile che vi è riflessa; provando quel senso di inadeguatezza - a tratti disgusto - che fa disconnettere la mente dal corpo, che porta a ignorare le richieste, le necessità di quest’ultimo, rifiutando di accettare la sua apparenza, così sconveniente, così terribilmente diversa e sbagliata. Tutto questo per colpa di cosa? Confronto con i pari, autostima bassa, a volte traumi. Praticamente in ogni caso dobbiamo però puntare il dito su di una società che assegna ad ogni corpo un modello a cui uniformarsi, per rientrare in un canone di bellezza che per la maggior parte delle persone è irraggiungibile. Gli anni delle Superiori, un periodo di crescita e cambiamento che noi stiamo vivendo proprio ora, rappresentano un momento delicato per le persone più vulnerabili e potenzialmente esposte al rischio di un disturbo alimentare: gli adolescenti che ne soffrono sono ad oggi molti, ma paradossalmente sempre più silenziosi e irriconoscibili. Per questo abbiamo bisogno di parlarne. Non importa se non si sono mai vissute situazioni come queste: informarsi, comprendere, aiutare chi ci sta accanto è fondamentale. Da dove possiamo partire, se non dall’educazione? La soluzione del problema sta nel diffondere la consapevolezza che i disturbi alimentari, purtroppo, esistono e sono dei mostri da combattere, ma che possono essere sconfitti con un po’ di aiuto: questo se si ha la volontà di guarire, di “fiorire”, di innamorarsi nuovamente di se stessi.
*dati forniti dal Ministero della Salute
Francesca Ferlicca, II B