Disegno a cura di Anna Santocchia, IV F
Qual è la mia stagione preferita? Chi mi conosce bene non esita a rispondere e per tutti gli altri... adesso lo saprete anche voi.
La prima cosa che mi colpisce è la luce. Ci riempie gli occhi, è quasi fastidiosa, li aggredisce e loro, appena usciti dal buio invernale, si aprono a stento, rendendosi conto di quanto è bello il mondo al risveglio. La luce la sentiamo proprio addosso e il corpo ci ringrazia. Non vi sentite anche voi più energici? I pensieri cominciano a germogliare quasi fossero connessi alla natura che ci sta attorno. Probabilmente qualche meteoropatico come me che sta leggendo capisce bene di cosa sto parlando.
Questa voglia irrefrenabile di un nuovo inizio, non si riesce più a tenere il passo con gli appuntamenti, gli impegni, tutte queste cose che erano piacevolmente sepolte sotto chili di coperte e calzettoni. Facciamo confusione e non pensiamo ad altro che non sia un giorno libero dallo studio, per poterlo riempire di non si sa cosa. La voglia di mandare tutto all’aria, che più la nascondiamo e più si fa sentire.
Del resto l’etimologia della parola ci dice proprio questo: primavera = “prima” + “vera”. “Prima” dal latino primus che indica la prima stagione e “vera” dalla radice sanscrita var che significa “ardere”, “splendere”; dunque la parola primavera ci parla allo stesso tempo di un inizio e di qualcosa di splendente, pieno di ardore. Questo è il termine che indica l’inizio del risveglio della natura, sale il desiderio di riconnetterci ad essa, di respirare aria fresca; torna il caldo e con esso le giornate si allungano, come se ci illudessero che il tempo rallenta. Cogliamo questo momento per curare l’aspetto sociale della nostra vita; si sa che l’inverno non è proprio il periodo della convivialità, in realtà non lo è nemmeno ora, ma non facciamoci scoraggiare, perché abbiamo mille modi, oggi, per rimanere in contatto con gli amici, quindi cosa stiamo aspettando... sfruttiamoli!
Con l'arrivo della bella stagione ci ritroviamo vogliosi di cambiamenti e non c'è niente di strano: il nostro cervello è settato per rinnovarsi. Nonostante a volte fatichiamo a rendercene conto, noi siamo profondamente connessi con la natura e, se lei muta, allora abbiamo voglia di farlo anche noi. Ecco, il cambiamento è una condizione quasi necessaria: finché tutto resta sempre uguale, finché percorriamo solo strade che già conosciamo, di certo non ci spaventiamo, ma potremmo perdere molte occasioni di crescita. Impariamo a stare scomodi, anche su piccole cose, perchè ne vale la pena. Non facciamoci abbattere dal senso di disagio in una determinata situazione, indossiamo quel vestito insolito ma che adoriamo tanto, abbattiamo l’immagine che crediamo di dover rispettare e non mettiamo in discussione le nostre scelte solo per paura del giudizio degli altri. Un poco di sana follia primaverile può farci solo che bene. Sfidare la comodità ci fa capire che siamo noi i primi a sottovalutare le nostre stesse possibilità e che, dietro a quello che temiamo di non saper fare, si nascondono ballerini, scrittori, intrattenitori e persone piene di qualità.
La Primavera è la stagione dei progetti, della creatività, del costruire e del sentire che tutto è possibile. Dura solo tre mesi, è vero, ma è anche vero che sono tre mesi fondamentali: tutto viene inondato da un’energia vitale che nel resto dell’anno non c’è. Sono i tre mesi in cui cresce la voglia di vivere, di fare, di amare. Ecco, questa è la Primavera per me. L’essenza stessa della vita; quel periodo bello che vorremmo non finisse mai.
Alissa Campanella, V M