Disegno a cura di Gabriele Bifolchi, II H
Questo 2021 doveva essere l’anno della speranza e della rinascita, doveva essere l’opposto di quel tumulto di tragedie che è stato il 2020. In questo articolo si sarebbe dovuto volgere uno sguardo al futuro: il vaccino, il nuovo Presidente statunitense, nuove possibilità di collaborazione tra gli Stati, ecc. Purtroppo non sarà quel tipo di articolo. Nella giornata del 6 gennaio 2021 presidente-eletto Joseph Biden avrebbe ricevuto la ratifica della sua vittoria nelle recenti elezioni e, nonostante le continue accuse, smentite da vari tribunali, di un’elezione truccata, il Presidente uscente Donald Trump ha continuato a ripetere la frase “Non ammetteremo mai la sconfitta”. Poco dopo la folla di manifestanti pro-Trump ha sfondato i cordoni della Polizia, che non ha mostrato particolari resistenze, penetrando all’interno del Congresso. La giornata prosegue con la notizia che parte di questi manifestanti è armata. Seguono vari aggiornamenti: i manifestanti sono entrati all’interno del Congresso; viene annunciata la mobilitazione dell’esercito e della guardia nazionale; Trump pubblica un video in cui ripete la sua tesi sulle elezioni truccate e chiede ai manifestanti di rispettare la legge protestando pacificamente; tra i manifestanti vengono riconosciuti volti noti all’interno del movimento complottista di Qanon; la Polizia riesce a fare irruzione. L’assalto delle forze dell’ordine si conclude: il bilancio dell’insurrezione è di quattro morti tra i manifestanti e quattordici feriti tra gli agenti di polizia.
Come sottolineato da Joe Biden, questo è un momento molto buio per gli Stati Uniti, ma è necessario aggiungere, alle forti parole del presidente-eletto, che questo non è stato un episodio le cui conseguenze si abbatteranno solamente sul territorio americano; al contrario, si è alle prese con un evento di proporzioni globali. L’attacco al Congresso, la sottile e velata approvazione di Trump per le azioni dei manifestanti e la reazione iniziale dei poliziotti di fronte all’edificio sono tutti segnali di una netta spaccatura all’interno della società. Ciò che è accaduto il 6 gennaio è stato definito da alcuni giornalisti come un tentato golpe, in quanto i manifestanti hanno attaccato uno dei simboli del potere costituito; comunque si è trattato di un vero e proprio attacco alla democrazia. Alcune testate giornalistiche hanno cercato di trovare similitudini tra le proteste del movimento Black Lives Matter e quelle di Washington D.C., ma la differenza tra questi grandi movimenti sta alla loro base: da un lato si hanno delle rivolte contro una Polizia pesantemente armata e spesso violenta nei confronti di una specifica etnia; dall’altra c’è un gruppo di persone equipaggiate con armi da fuoco che ha lo scopo di ribaltare il risultato delle elezioni perché, a suo modo di vedere, queste sono state truccate, nonostante numerose sentenze che dichiarano il contrario. Questo comportamento è ciò che si intende quando si parla di attacco alla democrazia. Normalmente la parte politica sconfitta nelle elezioni ne accetta l’esito e collabora affinché la gestione dello Stato prosegua senza difficoltà, malgrado la contrapposizione di idee. Sono ormai settimane che Donald Trump continua a negare l’esito delle votazioni, ammiccando a quella fazione del suo elettorato più violenta e giustizialista, sempre pronta e allerta, come ha ribadito il Presidente uscente durante il dibattito elettorale.
“Are you willing, tonight, to condemn white supremacists and militia groups and to say that they need to stand down and not add to the violence in a number of these cities, as we saw in Kenosha and in Portland?
Sure I’m prepared to do that. (Biden interjects: Do it.) But I would say, I would say, almost everything I see is from the left wing, not the right wing.
Wallace: So what are you, what are you saying — Trump: I’m willing to do anything. I want to see peace. Wallace: Then do it, sir. Biden: Do it. Say it.
Trump: You wanna call ’em — what do you wanna call ’em? Hold on – Give me a name, give me a name. Go ahead, who would you like me to condemn? Wallace: White supremacists — white supremacists and right-wing militia. (Biden interjects: Proud Boys, Proud Boys.)
Trump: Proud Boys? Stand back and stand by, but I’ll tell you what, I’ll tell you what, somebody’s gotta do something about Antifa and the left, because this is not a right wing problem, this is a left-wing problem.”
(tratto dal dibattito elettorale del 29 settembre 2020)
Riassumendo brevemente la citazione tratta dal dibattito, il moderatore e Biden chiedono insistentemente a Donald Trump di condannare le azioni del gruppo suprematista bianco conosciuto come “Proud Boys”. In seguito a queste pressioni il Presidente risponde con “stand down and standby” ovvero “ritiratevi e siate pronti”. Questo tipo di messaggi, reiterati numerose volte durante tutto l’anno scorso, hanno alimentato ancor di più movimenti estremisti come Qanon, diffondendo l’idea che la sconfitta di Trump sarebbe potuta accadere solamente se le elezioni fossero state manipolate. L'inanellarsi di continue sollecitazioni ed insinuazioni ha portato ai fatti del 6 gennaio, spaccando irreparabilmente la società statunitense in pro o contro Trump e scatenando eventi che rimandano a guerre civili o ad eventi neanche troppo passati, che hanno sconvolto l’Europa e il mondo per anni. Sarebbe veramente interessante immaginarsi come avrebbe reagito la popolazione se qualcuno avesse esplicitamente incitato un gruppo paramilitare a marciare su un simbolo dello Stato in Paesi come Italia, Germania, Spagna, nell’ex Iugoslavia o in Grecia, e osservare se la memoria dei nostri nonni e dell’orrore che ci è stato raccontato avrebbero portato ad una reazione diversa di fronte ad un simile tentativo.
Questo 2021 sancisce inevitabilmente la fine dell’odiato 2020 e della Presidenza più discussa degli ultimi anni. È proprio da qui, dall’inizio di questo articolo che si vuole ripartire: il Presidente che ha attaccato la democrazia non sarà più Presidente e potrà nascere una nuova speranza.
Mattia Ghidone, V I