Disegno a cura di Alice Dappio, V E
Il 2020 è stato l’anno che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato. Per quanto sia stato terribile, ci siamo resi conto di quanto la nostra vita sia malleabile. Se a gennaio ci avessero detto che avremmo dovuto vivere tre mesi in casa senza vedere nessuno, non ci avremmo creduto e invece ce l'abbiamo fatta.
Chi avrebbe mai detto che alla maggior parte di noi sarebbe piaciuto così tanto andare a ballare! Ora ne siamo sicuri. Truccarci, acconciarci, vestirci, sudare, baciare sconosciuti, la musica a tutto volume, farsi strada tra la gente, il “Sex on the Beach” scroccato dalle amiche è un rito e ci piace. E poi c’è la scuola, la odiavamo. Ora siamo sicuri che sia molto meglio della didattica a distanza.
Tutto quello che è successo quest'anno, però, mi ha fatto riflettere. Prima del lockdown, abbiamo vissuto in un universo apparente, dove sembrava che potessimo avere tutto sotto controllo. Il punto è che per la prima volta abbiamo vissuto un evento che ha messo il mondo in ginocchio e che ci ha ricordato i temi ancestrali: non siamo immortali e non controlliamo davvero ciò che abbiamo intorno. Fa un po' paura e, in varie forme, ne abbiamo avuta tutti. Chi per i genitori, i nonni, per noi stessi, per l’economia, per il lavoro e in generale per un'idea di futuro incerto.
Poi è arrivato maggio e ad un tratto fu come se una parte dell'emergenza, che aveva impegnato costantemente la nostra attenzione in quei mesi, fosse scivolata via, lasciando spazio a sensazioni nuove. Ci siamo sentiti un po' spaesati, aleggiava una sensazione di quiete che molti di noi, inclusa io, hanno colto per poter evadere da tutto quello che era successo. Finalmente potevamo rivederci, non sembrava vero. Avevamo aspettato così tanto che quando ci siamo rincontrati non sapevamo più nemmeno come si facesse. Abbiamo cominciato a viaggiare, per quanto fosse consentito. A proposito di viaggi, pensavo che servissero per divertirsi, ma oggi so che servono per resettarsi. Non importa dove andiamo, che sia Firenze o New York, il senso del viaggio è quello di perdersi, di poter essere qualcuno diverso dalla persona che siamo nella nostra città e atterrare in un posto in cui siamo anonimi. Il viaggio è come se ci facesse sfiorare la possibilità di sentirci davvero liberi, dimenticandoci chi siamo; in quel momento niente sembra esser stato mai così importante.
Poi si torna a casa e ci si rende conto di come sia accogliente. Quello della casa è stato un tema complicato, che riguarda la sfera dell’accessibilità. Le pareti quest'anno ci sono state strette e non tutti hanno a disposizione il proprio angolino per stare separati dalla famiglia, dalla quale abbiamo bisogno di staccarci ogni tanto. Per alcuni, cucinare è stata una pratica meditativa e creativa, abbastanza da aver portato ad una carestia di lievito in piena pandemia.
Siamo stati costretti a passare moltissimo tempo con i nostri pensieri, a conoscerci, e pochissimo tempo per muoverci e, dopo tutto lo stress, abbiamo capito chi sono le persone con cui stiamo bene veramente. Il segreto della vita è questo, stare con le persone che ci piacciono. Oggi posso dire chi sono le persone che mi piacciono davvero e che mi migliorano la giornata.
Ognuno a suo modo è arrivato qui e sembra ci siamo lasciati il 2020 alle spalle.
Non sappiamo quali eventi ci riservi il 2021 e io eviterei di lanciarci in previsioni ed oroscopi. Abituiamoci al cambiamento, l'unica costante nella vita. Abbiamo imparato che non è la specie più forte o intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento. Questa drammatica situazione ci ha dato uno scossone e gli scossoni ci obbligano a ricostruirci. Siamo onesti, stiamo davvero vivendo la vita che volevamo vivere? Chiediamocelo sempre.
Alissa Campanella, V M