Disegno a cura di Michele Ticona Cardenas, III D
Cercando ispirazione per la stesura di quest'articolo, mi sono imbattuto nelle storie Instagram in evidenza sul profilo del Saggiatore, scovando delle piccole perle: le Mondaycit, le citazioni del lunedì insomma…
In particolare due hanno catturato la mia attenzione: “C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà.” “Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema.” La prima affermazione è di Albert Einstein; la seconda è stata recitata da Johnny Depp nei panni di capitan Jack Sparrow. Anche se di derivazione ben differente, queste due frasi lanciano un messaggio praticamente identico. Tante, troppe volte, quasi sempre non portiamo a termine ciò che iniziamo, figuriamoci quante poche volte realizziamo un sogno talmente grande da non entrare nel cassetto. “Di chi è la colpa?” “Perché non ci riesco?”. Le due affermazioni sopra riportate sono la risposta a queste domande; e indovinate qual è la risposta? “Di chi è la colpa? - Solo tua!” “Perché non ci riesci? – Perché non provi abbastanza volte!” E troviamo sempre consolazione dietro le nostre autoconvinzioni di non essere abbastanza bravi, di non essere nella condizione di poter fare qualcosa e bla bla bla. Quanto pensate che abbiano lavorato duro le persone che hanno realizzato il proprio sogno? E qui non posso astenermi dal riportare una frase iconica (che tra l’altro è anch’essa una Mondaycit) di una leggenda dello sport, del migliore nel suo campo: His Airness Michael Jordan. “Nella mia vita ho sbagliato più di 9000 tiri, ho perso quasi 300 partite, 26 volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”. Jordan era un tipo un po’ particolare: il giorno dopo una sconfitta era meglio lasciarlo perdere… Era talmente competitivo che in allenamento finiva spesso per litigare con i compagni; non prendeva niente alla leggera, era concentrato e determinato a raggiungere il suo scopo. Il fine giustifica i mezzi, insomma. Nessun ostacolo è troppo grande, lavorando duro ogni giorno, prima o poi saremo ripagati e il nostro sogno non ci sembrerà più una stella così lontana.Unendo un pezzetto di ciascuna delle tre citazioni arriveremo a trovare la formula per raggiungere quella stella, e quindi la felicità: alla prima impariamo che la volontà è la base di tutto, essa è anche più forte dell’energia atomica,secondo Einstein (e io mi fido; perché, io, studente di terza liceo dovrei contraddire Einstein??). alla seconda capiamo che quando ci sembra tutto perduto, forse, cambiando prospettiva,quella che ci sembrava una montagna non è che un granello di sabbia, si deve “solamente” prendere coscienza del problema ed affrontarlo. Dalla terza impariamo che senza la tenacia e la forza di volontà tutto è inutile; davanti alle difficoltà dobbiamo restare a testa alta e lasciare indietro le persone che non credono in noi senza farci contagiare dal loro negativismo. E qui vi starete chiedendo cosa c’entri questo con la scuola o se io abbia sbagliato campo o sia andato fuori tema. Il punto è che questo “schema” vale in tutte le situazioni, anche a scuola. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, l’idea che abbiamo di scuola non corrisponde mai alla realtà. Siamo davanti ad una scelta, provare a rendere la scuola un posto migliore per noi stessi e per gli altri o lasciare che il tempo passi come se nulla fosse, vivendo all’1% delle nostre possibilità. Partendo dalle piccole cose, passando man mano ai sogni che entrano nel cassetto, secondo me, possiamo arrivare a quelli che non possono essere contenuti al suo interno per raggiungere, alla fine, quella stella.
“COMPRENDI?”
Filippo Anglano, III D