Disegno a cura di Emma Bellanca, III A
Non c’è partita. Questa volta i nostri vicini iberici ci hanno impartito, in aggiunta alle storiche batoste calcistiche, anche una sana lezione di democrazia.
In Spagna il governo Sánchez barcolla, gli scontri tra il Partito Socialista e il suo alleato più rilevante Podemos sono la regola; barcolla, ma non molla. Entrambe le parti, infatti, mai si sono sognate di minare la stabilità del governo in un momento talmente delicato. E come se non bastasse, per aggiungere un’ulteriore beffa, in un discorso pronunciato al Congresso dei Deputati nell’aprile scorso, Pablo Iglesias, segretario di Podemos, ha ricordato che la Costituzione Italiana è stata il modello di quella spagnola del postfranchismo, elogiandola come i politici italiani non fanno ormai da tempo.
Se si può dire che gli Spagnoli ci stanno facendo mangiare la polvere in quanto a democrazia e collaborazione politica, i Portoghesi sono scomparsi da molto tempo all’orizzonte, staccandoci con un sonoro “Adeusinho amigos!”: lì non solo non ci sono mai state forti tensioni all’interno dell’esecutivo, ma addirittura all’inizio dello scorso aprile, quando da noi ci si stava abituando ai bollettini delle diciotto ed era trascorso appena un mese di Dad (e sembrava tanto), lì in Portogallo il segretario del primo partito dell’opposizione ha espresso il suo pieno appoggio al governo, augurandogli buona fortuna, perché «la sua fortuna è la nostra fortuna». È talmente incredibile da sentire che suona quasi ruffiano, ma l’ha detto veramente, non è un prank. Ah sì, poi ha anche detto tutta una serie di banalità sul welfare, sul fatto che nessuno deve essere lasciato indietro, che le banche devono aiutare i cittadini e non pretendere di guadagnare denaro durante una crisi, sul fatto che l’unione fa la forza eccetera. Ma su questo siamo tranquilli, per i nostri politici questa è tutta roba scontata, palesemente scontata… già.
A noi tocca invece la crisi, e la crisi nella crisi, e la crisi nella crisi nella crisi. Il governo che si sgonfia come un canotto, la scommessa del Conte ter, poi l’ipotesi di un governo Draghi, il rischio che il governo Draghi non ottenga l’appoggio necessario, che si vada alle urne e che entrino tutti in campagna elettorale, il tutto immancabilmente in un momento di estrema delicatezza sanitaria, sociale ed economica.
Tutto #OrgoglioItaliano.
Emil Negri, III D