Disegno a cura di Michele Ticona, III D
Chi non ha mai letto il racconto di Agatha Christie “L’Espresso per Plymouth”, non può di certo conoscere la vicenda della graziosa Flossie Halliday. Ahimè, si tratta di una fanciulla tanto bella quanto sfortunata, in quanto destinata a una tragica fine: uccisa per avidità da una persona a lei vicina.
Ora vi lascio alla mia descrizione, con cui ho provato ad immaginarmi il suo volto, il suo carattere e, soprattutto, il suo primo incontro con l’infallibile detective Hercule Poirot...
La serata si prospetta abbastanza noiosa. Soliti drink, solite tartine con il caviale, soliti uomini con le mani sudaticce e solite, tediose, conversazioni tra ricche ereditiere. La location, al contrario, è certamente degna di nota: la dimora del conte de la Rochefour è poco fuori Parigi, circondata da un ampio giardino e con una splendida visuale della ville lumière. Al tramonto, poi, se si lasciano le finestre aperte, i raggi del sole vengono riflessi dai cristalli dei lampadari, creando così delle bellissime onde cangianti sulle pareti del salone.
“Peccato per l’asimmetria degli scaloni all’ingresso, altrimenti sarebbe tutto perfetto”, pensa tra sé e sé Poirot.
È stato invitato lì per incontrare il miliardario americano per eccellenza, il re dell’acciaio e fondatore delle industrie H & H: Robert Halliday. Cosa mai potrà volere lui da Poirot è ancora un mistero, però.
È proprio in questo palazzo da copertina che vengono accolti Flossie Halliday e suo padre, probabilmente gli ospiti più attesi della serata. La limousine da cui sono scesi è di un bianco brillante, quasi volesse distinguersi da tutte le altre completamente nere. Il magnate dell'acciaio è pronto a contribuire generosamente all’asta di beneficenza ed è deciso a trovare un buon partito per la figlia, ormai in età da matrimonio.
Ora, Flossie Halliday è di certo una rara bellezza, con quel grazioso nasino alla francese e il viso angelico incorniciato da dolci boccoli biondi, ma non si può certo dire che abbia un carattere facile o che sia di piacevole compagnia. Certo, sprigiona femminilità soltanto camminando e ha un qualcosa che attrae e che, unito alla sua ricca eredità, ne fa una preda molto ambita dai numerosi uomini in cerca di moglie. Il problema, se così si può dire, è che lei non fa sconti, è indisponente e non è per niente facile da stupire. Le sue parole, così si mormora, sono come i sibili del vento: possono passare da dolci a sferzanti in un solo istante.
Incantatrice, ecco cos’è, Flossie Halliday. Potrebbe assomigliare a Ecate, che tutti inganna con la sua Foschia magica, celando la realtà. Questa sera, poi, sembra proprio una regina di ghiaccio, stretta in quel lungo e vaporoso abito di tulle color argento, pronta a sedurre e ammaliare tutti, a rubare la scena al padre. Al collo ha la collana che sua madre indossava il giorno del matrimonio, una bellissima acquamarina incastonata in un ciondolo d’oro bianco.
Ma a colpire di più è il suo sguardo. I suoi occhi, che stranamente non sono chiari, ma di un banalissimo nocciola, possono essere in grado di distruggerti senza neanche che tu te ne accorga. Ma Flossie è davvero così? È davvero una ragazza senza cuore, senza sentimenti, fredda e calcolatrice? Oppure è solo una fanciulla in cerca dell’uomo giusto, come lo sono tutte? Beh, se si cercasse una sola parola per descriverla nel modo migliore, questa sarebbe di certo “intrigo”. Perché di una cosa Poirot è certo, guardandola: che grazie a lei questa sera sarà tutto molto più interessante…
Miriam Marcantonini, I A