Disegno a cura di Emma Bellanca, III A
Vi è mai successo che mentre guardavate un film vi sentivate coinvolti nella storia? Che l’attore era così bravo e la sua interpretazione era così reale che vi siete dimenticati per un momento che quello che stavate guardando fosse finzione? Questo non dipende solo dalla bravura dell’attore, ma in parte dal metodo di recitazione da lui applicato per quell’ interpretazione.
Attori come Al Pacino, Robert de Niro, Dustin Hoffman, Jack Nicholson, Meryl Streep e tanti altri hanno studiato e impiegato in molti film il metodo Strasberg: questo fu inizialmente ideato dall’attore e regista Stanislavskij; egli era convinto che un attore non dovesse semplicemente salire sul palco e imitare un personaggio conoscendo il testo e i movimenti a memoria, ma che dovesse far rivivere il personaggio sulla scena entrando nei panni del personaggio stesso; Strasberg poi realizzò un vero e proprio metodo, basato sull’idea di Stanislavskij, adattandolo al mondo del cinema e determinando caratteristiche e esercizi specifici per la sua applicazione. L'obiettivo di questo metodo è quello di ricercare una totale immedesimazione nel personaggio: gli attori devono ritrovare in se stessi le caratteristiche che i personaggi presentano su carta (copione) e devono far scaturire delle reazioni emotive vere e usarle per la loro interpretazione. Un po’ come la maieutica di Socrate: egli la usava per far maturare nei suoi allievi un pensiero autonomo, Strasberg per far richiamare all’attore emozioni vere.
Un seguace di questo metodo è, come già citato, Robert de Niro, che per il ruolo di Travis Bickle in Taxi Driver di Scorsese ha realmente fatto il tassita per diverso tempo, mentre per il film Toro Scatenato ha preso lezioni di pugilato per due anni da Jake LaMotta in persona.
Un metodo del tutto contrario è quello di Brecht: lo “straniamento”. Secondo il poeta e drammaturgo Bertolt Brecht, infatti, se un attore si immedesima troppo in un personaggio, anche lo spettatore di conseguenza si immedesima. Per avere quindi un maggior giudizio analitico e critico, lo spettatore, così come l’attore, deve distaccarsi, estraniarsi dal personaggio e dalle sue emozioni. Questo è reso possibile da una serie di tecniche ed esercizi inventati da Brecht, che portano ad una recitazione esagerata costituita da gestualità ed espressività iperboliche, per cui l’attore è incapace di immedesimarsi e riesce a mostrare semplicemente il suo personaggio senza esprimere sentimenti.
Esistono poi tante altre tecniche di recitazione, come il Meisner, il Mimico o il Chekhov e altri ed è impossibile dire che ce ne sia uno migliore di un altro, perché tutto dipende da come il regista richiede che un personaggio venga interpretato e se un attore è bravo e il film è fatto bene, qualsiasi tecnica venga usata resterà sempre un bel film.
Francesca Gamboni, III A