Disegno a cura di Asia Ricci, V L
Un film semplice e al contempo innovativo, non tanto per le tematiche trattate, quanto per come vengono affrontate, scritto e diretto nel 2019 e vincitore di un Nastro d’Argento e un Globo d’Oro nel 2020. La storia ci viene narrata in prima persona da Phaim, un giovane ragazzo bengalese, nato e cresciuto in Italia, a Torpignattara, un quartiere multiculturale romano. Proveniente da una cultura musulmana, deve far fronte alle rigide regole coraniche, in particolare alla più dura fra queste per un ragazzo di 22 anni: la castità prematrimoniale. La sua attenta e conservatrice madre ha già pianificato il suo futuro su tre basi fondamentali: trovarsi un lavoro, sposare una ragazza bengalese e avere dei figli a cui trasmettere gli stessi valori. Questi piani vengono messi in discussione con l’arrivo di una ragazza romana, Asia, interpretata da Carlotta Antonelli, attrice famosa per aver partecipato alla serie Suburra. Da questo incontro inaspettato, Phaim è attratto quanto intimorito, poiché si ritrova a dover decidere se seguire la propria religione o i propri desideri. Una scelta difficile e in parte autobiografica del regista, nonché sceneggiatore e protagonista del film, Phaim Bhuiyan, effettivamente per metà bengalese e per metà italiano. Egli rientra, sia nella realtà che nel film, nella fascia dei figli della cosiddetta “seconda generazione”, ossia ragazzi nati in Italia, ma figli di genitori stranieri. Con questo film Phaim descrive la vita di un ragazzo che affronta le varie problematiche e pregiudizi dei figli della seconda generazione; per esempio nel film Phaim, innamorandosi di Asia, mette in crisi i dogmi su cui si fonda la sua cultura e non riesce a farli convivere nella società in cui vive. A parere del regista avere due origini non deve rappresentare un ostacolo di alcun tipo, anzi, deve essere un’opportunità per mettere in comunicazione due culture completamente diverse. Un’altra questione attuale affrontata nel film, sebbene in forma minore, è la cittadinanza negata fino ai 18 anni per i figli della seconda generazione; poiché in Italia a prevalere è lo ius sanguinis rispetto alla ius soli, vale a dire che una persona è ritenuta cittadina italiana solo se nata da genitori italiani. Argomenti assai discussi oggi, ma l’obiettivo del film, oltre che riportare questi temi molto profondi, è di affrontarli con cinismo e “leggerezza, che non vuol dire con superficialità, ma planare sulle cose dall’alto senza macigni nel cuore”. La bravura dunque di questo giovane regista è stata riuscire a divertire e a scherzare su tematiche che solitamente vengono trattate con maggior serietà, riuscendo così a vincere il David di Donatello come miglior regista esordiente.
Caterina Leonardi, III A