Quando sono entrata nell’ aula, dove si sarebbe tenuto l'incontro con Tommaso Vaccari, c'era un grande rumore, a causa di un via vai di insegnanti e alunni tipico di un'assemblea d'istituto, dove ognuno cerca di capire se si trova nell’aula giusta o meno. Io mi sono pure persa nella ricerca del piano giusto e già da qui si capisce il caos e la frenesia di un assemblea! L'incontro con Tommaso Vaccari (consigliere comunale di Rovereto, con delega alla pace e alla cooperazione internazionale) era incentrato sulla guerra in Palestina. Durante le prime ore ci ha spiegato cosa fosse il conflitto in atto e i motivi di fondo.
Tommaso ci ha anche raccontato che anni fa era stato in Palestina con Operazione colomba (Nata nel 1992, è un'organizzazione che invia volontari disarmati nelle zone di conflitto per proteggere i civili, promuovere la nonviolenza e favorire la risoluzione pacifica) e anche allora c'era un clima pesante tra palestinesi ed israeliani.
Durante questo incontro mi sono limitata ad ascoltare le parole di Tommaso e le riflessioni degli altri partecipanti, perché di questo argomento non ne sono tanto e vorrei evitare di fare figuracce o commenti inadatti. Sentire le riflessioni di insegnanti e alunni è stato tra i momenti che ho preferito, perché ho capito il pensiero di ognuno.
Nella seconda parte della mattinata, abbiamo visto tutti insieme il film Erasmus a Gaza. Il protagonista, Riccardo Corradini, allora laureando in medicina dell’Università di Siena, primo studente al mondo a partecipare al programma europeo di scambi universitari nella striscia di Gaza, è di Rovereto. Il film ha mostrato chiaramente che il problema disumano e terribile in Palestina, non è iniziato negli ultimi anni. Riccardo ci ha salutati con un breve video.
Attività come queste le avevo già fatte alla scuola di pace l’ estate scorsa. La scuola di pace è un campo estivo dove i ragazzi fanno una settimana immersi in grandi temi come la pace e i conflitti. Durante queste giornate interagiscono con formatori su cosa sia la pace e come si costruisce ogni giorno. Si fanno laboratori con vari temi incentrati sulla pace. L’attività che ho preferito fare, è stata un laboratorio di teatro, dove ho conosciuto meglio i miei compagni di viaggio.
Anmol, studentessa di 1 TOSS
Dal 18 al 25 febbraio 2026, gli studenti delle classi CAPES hanno partecipato ad un percorso straordinario tra Berlino e Cracovia. Un viaggio nel cuore della storia e del dolore, che ci ha trasformati da semplici studenti a testimoni.
Prima di partire per il viaggio abbiamo effettuato alcuni incontri con gli educatori che ci hanno seguentemente accompagnato, attività mirate a conoscerci meglio e unirci come gruppo.
Siamo partiti il 18 febbraio con un bagaglio leggero, ma con il cuore pesante di emozioni contrastanti, domande e incertezze. Non sapevamo bene cosa aspettarci. Davanti a noi c'era una settimana intensa: i primi due giorni trascorsi a Berlino e il resto del tempo a Cracovia. Un viaggio lungo, svolto tramite molte ore di autobus, fisicamente e mentalmente faticoso, ma guidato dalla voglia di scoprire e sapere, una forza più forte della stanchezza.
Ed eccoci arrivati a Berlino, giusto il tempo di posare i bagagli che ci troviamo a passeggiare tra i vari memoriali che sono presenti nella capitale. Questi ci fanno capire che in questa tragica storia non sono solo coinvolti solo gli ebrei, ma anche i rom ed i sinti, gli omosessuali, dissidenti politici, chiunque il regime non ritenesse degno di una vita da essere vissuta. Leggermente più consapevoli rispetto alle persone coinvolte e ancora stanchi dal viaggio mettiamo qualcosa tra i denti e facciamo un giro per la viva Berlino di notte.
Il secondo giorno abbiamo visitato il primo campo di concentramento; Ravensbrück, un campo di sole donne non lontano da Berlino. Ad accoglierci abbiamo trovato un campo coperto di neve e un freddo gelido. Nonostante fossimo coperti da strati di vestiti pesanti, il freddo persisteva. Il pensiero è andato inevitabilmente a chi in quel luogo ha vissuto e vi è morto, senza alcuna protezione. In quel silenzio irreale che oggi avvolge il campo, è stato spontaneo immaginare come i prigionieri di allora pregassero per trovare una pace e una quiete oggi presenti.
Successivamente il viaggio è proseguito verso Cracovia, dove abbiamo visitato i campi di Auschwitz e Birkenau. Studiare la Shoah e l'Olocausto sui libri di testo è scioccante, ma trovarsi fisicamente lì, calpestare quella terra, cambia tutto.
Vedere con i propri occhi le pile di scarpe accumulate è stato sconvolgente. È difficile accettare pienamente la realtà di ciò che gli esseri umani sono stati capaci di fare ai propri simili. L'impatto più doloroso è stato quello con il mondo dei bambini: le loro foto, i loro disegni e quelle scarpine ammucchiate come se fossero semplici oggetti, e non i resti di vite innocenti strappate al mondo con violenza.
Siamo tornati a casa il 25 febbraio, ma siamo tornati diversi. Il Treno della Memoria ci ha cambiato dentro. Prima di partire, i nostri educatori ci ripetevano spesso una frase: «Non si scende mai veramente da questo treno». All'inizio era difficile comprenderne il significato, ma ora, al ritorno, tutto è chiaro.
Questo viaggio non è solo una lezione di storia, è un invito contro l'indifferenza. Ci ha insegnato che avere una voce è fondamentale e che ognuno di noi, nel suo piccolo, ha il potere e il dovere di fare la differenza affinché certe atrocità non si ripetano mai più. Il viaggio è finito, ma il nostro impegno come testimoni comincia adesso.
Testo scritto da Prezzi Elisa, 5Acom