Marta Del Piccolo, laureata in Psicologia dello sviluppo e dell'Educazione presso l'Università "La Sapienza" di Roma e specializzata in psicoterapia sistematico relazionale presso la Scuola Romana di Psicoterapia Familiare.
Tratta principalmente problematiche relative a dipendenze da sostanze, alcol, farmaci, dipendenze affettive e disturbi alimentari. Tratta situazioni di particolare difficoltà o momenti di crisi accompagnati da sintomi specifici (es. depressione)
Dott.ssa Del Piccolo
Di seguito si riporta l'intervista alla dott.ssa Del Piccolo
Qual è il motivo che l’ha spinta ad avvicinarsi allo studio e alle metodologie volte alla cura di dipendenze patologiche come quella del gioco?
Mi sono avvicinata intorno ai vent'anni quando mi sono proposta, con qualche iniziale titubanza, per svolgere un tirocinio volontario in una comunità per tossicodipendenti. In quel periodo le convinzioni sulla mia scelta universitaria vacillavano. Mi serviva una ragione significativa per proseguire. Iniziai questo nuovo percorso e, inaspettatamente, fin dai primi giorni, cominciai ad appassionarmi a questa difficile realtà. Compresi ben presto che il mio percorso di studi doveva essere finalizzato ad aiutare chi era in questo tipo di difficoltà. Ciò che mi sorprese maggiormente durante questa esperienza fu rilevare la discrepanza tra il comportamento del tossicodipendente al di fuori e all’interno di una comunità. In quest'ultima si dimostrava fragile e bisognoso, mentre nel primo contesto appariva maggiormente guidato dal piacere. A quel punto ho capito il reale volto delle dipendenze: non sono altro che una grande illusione. Coloro che ne soffrono tentano in continuazione di estraniarsi dalla realtà ricercando un ideale di ciò che vorrebbero essere invece di valorizzare loro stessi. Dopo questa presa di coscienza ho continuato i miei studi da psicologa all’università prima e con la scelta del lavoro dopo approfondendo la problematica delle dipendenze patologiche come anche quella del gioco.
La dipendenza dal gioco d'azzardo può riguardare tutti noi?
La dipendenza dal gioco è solo una delle tante facce della problematica che può affliggerci, o meglio è uno di quei comportamenti che possono degenerare, specialmente quando si è fragili e la giovane età può essere uno di quei momenti.
Esistono sia sostanze che creano dipendenza e che agiscono direttamente sul sistema nervoso centrale, come gli stupefacenti, sia comportamenti, come il comprare gratta e vinci o scommettere, che stimolano la produzione di serotonina, una molecola generata dai neuroni che ci fa sentire felici e appagati. Per questo la dipendenza può affliggere chiunque, perché, in momenti difficili, si cerca in un qualche modo di alleviare lo stress, soprattutto quando si è giovani, sul punto di entrare in un mondo adulto che presenta nuove responsabilità a cui far fronte. Il gioco d'azzardo è uno di quei comportamenti in cui è facile approcciare : in maniera completamente casuale, si può subire l'influenza di un familiare già affetto da dipendenza oppure si può essere influenzati dalle pubblicità. I momenti di fragilità capitano a tutti, l'importante è saperli fronteggiare in modo consapevole e non facendo degenerare il proprio comportamento in una dipendenza.
Quali sono i primi segnali che ci possono far riconoscere una dipendenza dal gioco?
Possiamo illustrare due comportamenti critici che indicano un caso potenzialmente grave di dipendenza. Il primo è quello della tendenza a isolarsi e sostituire con il gioco elementi della propria vita lavorativa, sociale e personale; se ad esempio si preferisce giocare d’azzardo piuttosto che andare ad un appuntamento con un amico, ecco che ci si può trovare davanti ad una situazione potenzialmente problematica. Il secondo comportamento consiste nel giocare nell’ottica di migliorare la propria vita. Questo è un indicatore particolarmente critico, in quanto mostra nell’individuo la profondità dell’illusione che lo porta a pensare che il gioco dipenda dalle sue capacità e che possa, con le dovute strategie, vincere.
Se presenti, quali sono le circostanze private e sociali che portano l’individuo ad avvicinarsi per la prima volta al gioco?
La circostanza principale è l'assenza di una certa cultura, intesa come capacità di senso critico, perché, come si è detto prima, bisogna riuscire ad avere ben chiaro quali sono le illusioni e non farsi influenzare da false credenze; solo ragionando così possiamo capire che la probabilità di vincita è estremamente bassa. Se si lancia la monetina per dieci volte non uscirà cinque volte "testa" e altrettante "croce", dunque la probabilità non è in rapporto 50 e 50, infatti è possibile anche che in tutti i casi mi esca sempre testa. Per questo motivo dunque una determinata cultura e, in modo più specifico, una determinata istruzione possono aiutare, perché i momenti di fragilità - e quindi del bisogno di aggrapparsi a un’illusione - possono prendere di colpo tutti.
È corretto dire che i soggetti più fragili sono anche quelli maggiormente predisposti a interagire con questa tipologia di dipendenza? Una persona che si approccia quindi al gioco d’azzardo è destinata anche ad avere più dipendenze o si limita solo a quella nello specifico?
Quando una persona soffre di una dipendenza possiede una personalità che rende possibile la cura temporanea ma non la guarigione definitiva. Ciò perché è legata alla struttura di personalità dell’individuo, cioè al modo di essere di una determinata persona. Nella maggior parte dei casi, infatti, si passa da una dipendenza all’altra, spesso dalle più trasgressive alle più socialmente accettate e viceversa. È dunque corretto dire che una volta curata una dipendenza non si arriva quasi mai alla completa guarigione. Ho trovato infatti pochissime situazioni in cui le persone erano dipendenti solo da un comportamento o da una sostanza.
Quali sono e come funzionano i meccanismi (compresi suoni, grafica, etc.) che portano alla dipendenza e che vengono più frequentemente adottati dai produttori di piattaforme per il gioco d’azzardo?
La tecnica sta nel produrre in noi l'illusione di essere ciò che vorremmo. Ci sono semplici modi di dire che alimentano la cultura del gioco d’azzardo: quando qualcuno vince come ci si complimenta! Con frasi del tipo: “Bravo! Hai vinto!”. Sembra una piccolezza, ma quel “bravo” mette erroneamente in relazione la vittoria con un nostro merito accrescendo l’illusione che la vincita e la perdita dipendano da noi. Questo alimenta la dipendenza. Avete mai fatto caso al fatto che nei Gratta e Vinci se il numero che vi serve per vincere è 30 tra i numeri che voi avete sulla schedina ci sono il 29 e il 31? Che sensazione provoca? “Cavolo, c’ero quasi” come se dipendesse da noi, come se ci fossimo avvicinati talmente tanto che per vincere bastasse solo un’altra giocata, come se fosse un tiro al bersaglio nel quale mi basta aggiustare la mira per vincere.
Un’altra illusione psicologica è data dalla grandezza del biglietto: quello del Miliardario dove il montepremi ammonta a €500.000 è molto più grande del biglietto dove la vincita massima è di €5 o €10; anche solo visivamente quindi sei più propenso ad acquistare il primo.
Anche la pubblicizzazione delle vincite a discapito delle perdite provoca una maggiore illusione nei potenziali giocatori.
Quanti biglietti vincenti (con vincita di 500.000 euro) ci sono? E rispetto a quanti biglietti totali? Su oltre 142 milioni di biglietti quelli vincenti sono solo 27 (dati pubblicati sul sito nel quale per legge devono essere palesati). Se pubblicizzassero questi dati le persone sarebbero più titubanti nel giocare.
Un'altra cosa che fa riflettere è che gli introiti del gioco d'azzardo sono messi nel budget dei guadagni statali è perciò a bilancio sui conti dello Stato. Questo fa capire che lo Stato ci guadagna e per questo li promuove.
Anche i suoni e i colori sono studiati per creare dipendenza. Un esempio chiaro sono le macchinette nelle sale VLT, sempre molto buie per farci perdere la concezione del tempo; non si sa più se è giorno o notte e quanto tempo è passato. Questo fa perdere il contatto con la realtà.
I colori e i suoni sono inoltre legati all’eccitazione. Gli esperimenti hanno evidenziato come i suoni e i comportamenti siano molto legati l'uno all'altro nell'approccio cognitivo-comportamentale. Esaustivo è l’esempio del cane di Pavlov: egli aveva educato il cane insegnandogli che quando era pronto il pasto si accendeva una luce o si sentiva un rumore. Si è visto che se questa si accendeva il cane iniziava a salivare, perché si aspettava la ricompensa. Noi funzioniamo nel medesimo modo: rinforzo e ricompensa.
Anche il suono delle monetine che scendono e cadono ci prepara al momento della vittoria e quindi sale l'eccitazione. Un altro aspetto che alimenta il grande mercato del gioco d’azzardo sono le piccole vincite. Se c'è la possibilità di vincere €500.000 e ne vengono vinti €5 o €10 sembra di essere sempre più vicini alla vincita.
I giocatori d'azzardo hanno la consapevolezza del rischio di perdita. In che modo possiamo aiutarli a capire che questo rischio è maggiore della speranza di vincita?
Il primo passo per aiutare un giocatore a comprendere le problematiche legate alla dipendenza dal gioco consiste nel lavorare sul suo senso critico, ad esempio informandolo che lo Stato mette a budget questa attività e che quindi sicuramente ci guadagna nonostante i premi in palio; inoltre vengono rese pubbliche le vincite ma non le perdite. Se la persona risponde già in modo positivo di fronte a queste evidenze, ritornando dal mondo delle illusioni a quello della realtà, in questo caso si tratterebbe di una caduta solo provvisoria nella dipendenza, quindi rappresenterebbe la situazione dell’individuo meno grave. La circostanza più critica è invece quella in cui il soggetto si dedica al gioco perché è fortemente attaccato all'illusione legata al sentirsi un "vicente", all'essere quindi come vorrebbe, non riuscendo in questo modo a superare le proprie fragilità. Il secondo passo è quello di fare in modo che abbia la consapevolezza che agendo così non sta affrontando le sue debolezze. In questo percorso bisognerà accompagnarlo dandogli un supporto tecnico pratico, instaurando in lui la consapevolezza che queste fragilità si possono vincere.
Qual è il percorso da seguire e che metodologie si adottano per uscire da questa dipendenza?
Dato che si tratta di una dipendenza pervasiva, le metodologie devono prendere in considerazione varie situazioni della vita, poiché diventa difficile aiutare una persona dipendente prendendo in esame un unico aspetto; se si cerca di curare la dipendenza da gioco d'azzardo bisogna quindi avere un approccio multidisciplinare, lavorando tramite equipe composte da varie figure professionali. È utile per esempio farsi seguire dalla figura di un avvocato, che può aiutare nel caso ci siano debiti importanti legati al gioco d'azzardo; l'intraprendere un percorso di una terapia familiare perché sicuramente la persona non sarà in grado con solo le proprie forze ad uscirne; fornire indicazioni tecnico pratiche per aiutarla nella vita di tutti i giorni. A questo proposito,per esempio, è efficace introdurre l’utilizzo di un diario per rendersi conto del rapporto tra il tempo impiegato a giocare e quello concesso alle relazioni sociali. Infine anche una terapia farmacologica potrebbe essere di sostegno, poiché spesso queste persone sono affette da depressione o altri disturbi.
Dopo il percorso rieducativo quante probabilità ci sono per l’individuo di ricascarci? Rimangono danni permanenti nell’individuo guarito?
Moltissime volte si può passare da una dipendenza all’altra. La dipendenza si cura, ma non si guarisce del tutto, poiché è legata alla struttura della personalitá. Spesso si passa dalla dipendenza più trasgressiva a quella più socialmente accettata. Ho trovato davvero poche situazioni in cui le persone sono dipendenti solo ed unicamente da una cosa, come inoltre sono rari i casi da me studiati in cui il paziente non passa da una dipendenza all’altra.
Per rispondere alla seconda domanda, posso affermare che non rimangono danni permanenti, ma tali comportamenti faranno sempre parte della persona che è ricorsa ad un aiuto, all’illusione di poter essere quello che avrebbe voluto senza concedersi il giusto tempo, senza sperimentarsi nella fatica dell’essere quello che si è. Tutto ciò rimarrà sempre nella testa del paziente, quindi dovrà continuamente tenere sotto controllo questa sua propensione. Curare le dipendenze non significa uscirne totalmente, ma bisogna mettere in conto anche delle ricadute: dev’essere un percorso pensato per tutta la vita. Bisogna rifletterci, in maniera tale da rendere queste ricadute il meno durature e disastrose possibili e a distanza di più tempo l’una dall’altra. Non bisogna fornire l’illusione alle persone che con un percorso educativo si guarisca interamente dalla dipendenza; si può curare anche senza cadere più in comportamenti disfunzionali, ma l’opzione della ricaduta è da tenere in conto, così da cercare di evitarla.
Siamo a conoscenza di una particolare società videoludica che aveva inserito all’interno di un videogioco la modalità casinò; successivamente sono sorti molti casi di dipendenza da gioco anche tra i bambini, quindi la società in questione è stata obbligata ad eliminare tale opzione. Esiste, all'interno di compagnie di questo tipo, una figura che supervisioni questi aspetti che potrebbero portare alla dipendenza? Esiste un ente o una modalità di controllo che lo impedisce oppure sono solo le proteste degli utenti, quando è già avvenuto il danno, che possono intervenire?
Il controllo esiste. Però questo controllo è attuato dallo Stato, che è il primo a dare le concessioni alle aperture di sale slot e anche a trovare su internet questo tipo di giochi; questa è quindi una grossa contraddizione sulla quale ci sono state anche delle interrogazioni parlamentari. Per esempio, anni fa c’era un periodo in cui si era bombardati di pubblicità, come “vincere facile” dove veniva rappresentato un ragazzo “disgraziato” che vinceva e quindi diventava popolare.Di queste pubblicità se ne incontravano molte, come anche “vacanze per una vita” dove la solita famiglia sfortunata si ritrova magicamente alle Maldive. Successivamente questi spot sono stati eliminati, cominciando prima a limitarli all'interno di una certa fascia oraria, mandandoli in onda verso la sera per poi ridurli ulteriormente finchè non sono state inserite le probabilità e le avvertenze del gioco in maniera velocizzata. Questo sviluppo, approvato mediante un’interrogazione parlamentare, ha potuto verificarsi grazie all'intervento dei cittadini e devo dire che una delle persone che si è occupata di portare avanti questa problematica è stato un reggiano, Matteo Iori, che fa parte della cooperativa Papa Giovanni. Se ci pensate è lo Stato che mette a disposizione i SerDP (servizio per le dipendenze patologiche) e che quindi spende dei soldi per curare queste dipendenze, nonostante sia il primo a trarne guadagno.