Come nasce un gioco da tavolo sulla legalità dentro un istituto penale minorile?
Da una domanda, da un’idea e da otto ragazzi pronti a mettersi in gioco in tutti i sensi.
Nei laboratori di Dentro ai Giochi, promosso da Coop. Bangherang insieme a Coop. L’Ovile e Cult APS, i partecipanti hanno lavorato in gruppo per immaginare, disegnare e costruire un gioco originale sul tema delle regole e della giustizia.
Nasce così “Street Lives – Vite di strada”, un gioco che, attraverso dinamiche e simboli, racconta i percorsi difficili e le scelte che ciascuno può trovarsi a compiere nella vita quotidiana. Il tema della giustizia emerge in modo implicito ma profondo: ogni giocatore si confronta con le conseguenze delle proprie azioni, con la possibilità di cadere o rialzarsi, e con l’importanza delle relazioni nel determinare il proprio destino. La possibilità dei ragazzi di poter poi testare con mano, nell’ultimo incontro, una bozza del gioco ha fatto sì che, da un lato vedere i frutti del loro lavoro e potessero autovalutarsi, dall’altro potessero capire la potenzialità di tale strumento.
Il lavoro di gruppo nella progettazione di “Street Lives” ha stimolato creatività, collaborazione e senso di responsabilità, permettendo ai ragazzi di riconoscersi come autori di qualcosa di positivo e concreto.
Nonostante la partecipazione non sia stata sempre costante, tutti i ragazzi hanno contribuito in modo significativo, offrendo idee, energie e punti di vista personali.
La dimensione ludica ha favorito l’emergere di dinamiche cooperative e di fiducia reciproca, aiutando a superare timidezze e diffidenze iniziali.
In sei incontri, tra riflessioni e momenti creativi, hanno imparato che la legalità non è solo punizione, ma anche collaborazione, fiducia e rispetto reciproco.
Alla fine, il loro prototipo è diventato una piccola opera collettiva, piena di significati.
Un questionario di valutazione ha mostrato risultati incoraggianti:
la maggior parte dei ragazzi ha detto di sentirsi più parte del gruppo, di capire meglio il senso delle regole e di voler partecipare ad altri progetti simili.
Un progetto possibile grazie ai fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e alla collaborazione con la Comunità Ministeriale di Bologna.