Articolo di Laura Selini e Sara Arzuffi - 22/12/2024 Tempo di lettura - 10 min.
Immaginate un mondo organizzato nel dettaglio per eliminare povertà, fame, guerre, violenza, un mondo dove tutto ciò che sei ti viene dettato da un consiglio che sa cosa è meglio per te, che decide il tuo lavoro, la tua famiglia, ti dice chi devi essere. Un mondo dove non esistono emozioni perché vengono represse. Un mondo dove il linguaggio è controllato per evitare di essere scorretti, un mondo letteralmente grigio, dove non esistono colori. Ora provate a immaginare di crescere in questo mondo immacolato, come Jonas, e un giorno scoprire che voi sarete colui che dovrà portare tutto il fardello delle memorie di un tempo passato, dimenticato volutamente per eliminare la sofferenza, la violenza, il lutto, ovvero il tempo presente. Questa è la storia di Jonas nel libro The Giver.
Jonas è un ragazzino di dodici anni che vive in un mondo distopico. Questo mondo è meticolosamente organizzato e funzionale al benestare della comunità, comandata da un Consiglio ristretto di anziani. Le famiglie vengono messe insieme dal consiglio e anche i figli vengono assegnati da loro. Ai bambini, quando arrivano all’età di 12 anni, viene assegnato il lavoro che svolgeranno per tutta la vita. Jonas, per l’avvenimento importante, è ansioso, non sa cosa aspettarsi, ma di sicuro non si aspettava di essere saltato nel momento della sua Assegnazione. Il destino di Jonas è unico, lui è destinato a diventare il prossimo Portatore di Ricordi. Lui dovrà custodire tutti i ricordi del mondo passato, quello che esisteva prima della Conformità, ovvero la creazione di questa comunità perfetta. Jonas, grazie all’aiuto del Donatore, imparerà a vedere i colori, a provare sentimenti ma conoscerà anche la guerra, il dolore e la fame. La conoscenza che custodisce il Portatore è ciò che lo rende saggio, ciò che lo rende anche solo. Solo lui può sapere cosa accadeva, cosa era veramente il mondo. Jonas si renderà conto che tenere la gente all’oscuro di sentimenti, ricordi e privarli del proprio io è ingiusto e farà tutto ciò che è in suo potere per donare la conoscenza a tutti, ma per sapere come andrà a finire ti consiglio di leggere il libro. Il libro è stato scritto dall’autrice americana Lois Lowry nel 1993 che ha vinto nel 1994 la Medaglia Newbery. Nel 2014 è uscito anche il film tratto dal libro “The Giver - Il mondo di Jonas”.
Ciò che rende originale questo libro non è tanto la storia narrata del mondo distopico, ma il modo in cui l’autrice ha voluto raccontare una realtà dove la libertà in ogni suo senso viene meno, ovvero attraverso gli occhi di un bambino, un bambino al quale viene affidato tutto il destino della sua comunità, il suo sacrificio è ciò che fa funzionare il suo mondo. Sulle spalle di questo bambino viene buttato un fardello, un fardello che non dovrebbe portare solo lui.
Una domanda sorge spontanea, possiamo considerare veramente libere queste persone che rinunciano persino a se stesse per un mondo senza guerre e fame e violenza?
Quanto siamo disposti a rinunciare per un bene superiore, per vivere in conformità?
Questo libro rende il romanzo distopico comprensibile a tutti e anche leggero in un certo senso. Credo che la giovane età di Jonas renda scene come quella dove lui sgrida i suoi amici perché hanno giocato al “gioco” della guerra molto forte e diretta. Jonas sa cosa è realmente ma i suoi amici no. La visione di questa realtà con gli occhi di un bambino rende tutto amplificato, ma soprattutto alla portata di tutti.
Com’è possibile collegare il romanzo alla nostra società?
Nonostante la nostra realtà sia ben distante, da quel mondo eccessivamente regolato, sono presenti parallelismi con la nostra società, dove la pressione per uniformarsi a standard estetici e professionali, amplificata dalla pressione dei social media, semina competizione e insicurezza, soprattutto nei giovani. Il romanzo vuole far riflettere i lettori, chiedendo loro se valga davvero la pena sacrificare la nostra individualità, i nostri sogni e l’adrenalina di poter vivere emozioni nuove ogni giorno, per una vita che sembra sicura ma priva di esperienze reali.
Inoltre, The Giver esplora come il passato venga cancellato per evitare dolore e conflitto, un tema che si riflette anche nella nostra società, dove spesso si semplifica o si dimentica la storia per giustificare il presente. La tecnologia, con il suo controllo invisibile attraverso algoritmi e sorveglianza, è un altro parallelo con la società del libro, dove le scelte personali sono influenzate senza che ce ne rendiamo conto.
Ma soprattutto mostra come nella nostra realtà, la ricerca della sicurezza, sia economica che fisica, può limitarci, impedendoci di vivere esperienze autentiche e di affrontare il dolore.
I ricordi sono ciò che ci rendono chi realmente siamo. Non permettete mai a nessuno di togliervi i vostri ricordi, di togliervi la libertà di essere voi stessi, di poter scegliere chi essere. La nostra storia, volente o nolente, ci definisce ma sta a noi delineare il nostro futuro, e questo è il diritto più potente che abbiamo.
Speriamo di avervi incuriosito e se voleste leggerlo e condividere la vostra opinione con noi, saremo felici di leggerle!