Articolo di Tommaso Bordoni e Fabian Kercuku Tempo di lettura - 5 min
Il mese di Marzo si apre subito con la 27° giornata di Serie A, con l’Atalanta che va di scena tra le mura domestiche contro il Venezia alle ore 15:00 di sabato 1° marzo.
La partita che sulla carta vede favorita la formazione di casa si rivela anche molto importante per la corsa scudetto, infatti in caso di vittoria si potrebbe raggiungere la cima della classifica a pari punti con Napoli e Inter (squadre che avrebbero poi giocato la stessa sera, pareggiando).
Detto ciò le mura del Gewiss Stadium si rivelano essere ancora un tabù, non si registra una vittoria in campionato in casa dal 22 dicembre contro l’Empoli.
La partita, sia nel primo che nel secondo tempo, è caratterizzata dall’Atalanta che macina gioco rendendosi pericolosa per la maggior parte del tempo trovandosi davanti però anche una porta “stregata”, saranno ben due i pali presi in meno di 2 minuti (prima da Zappacosta e poi da Cuadrado).
Il Venezia dal canto suo si sa chiudere bene e in certi momenti riesce anche a rendersi pericoloso impegnando Carnesecchi prima al 46° con un pallonetto di Zerbin e poi al 64°con Yeboah.
La partita così, finisce sullo 0-0, risultato che per i nerazzurri sta stretto e che per i lagunari è, invece, un punto d’oro nella lotta salvezza.
Torino, Allianz Stadium, ore 20:45 di domenica 9 marzo, questo è il sipario per il big match della 28° giornata di Serie A tra Juventus e Atalanta.
Partita che prometteva spettacolo e, a conti fatti, non ha assolutamente deluso le aspettative.
Ora, analizzando la partita però è impossibile non ammettere che in campo vi sia stata solo una squadra, e di certo quella sera non era la “vecchia signora”.
Il match all’inizio si rivela equilibrato con un paio di azioni pericolose per parte che però non portano a niente, questo equilibrio però non è destinato a persistere.
Al minuto 29, infatti, viene assegnato un calcio di rigore a favore della Dea per tocco di mano di McKennie.
Sul dischetto si presenta nientemeno che Retegui, il bomber nerazzurro è in cerca di redenzione dagli 11 metri (più volte ha sbagliato calci di rigore importanti quest’anno).
Il capocannoniere della Serie A, dopo il fischio dell’arbitro, dimostra che quel titolo se lo merita, battendo Di Gregorio e portando l’Atalanta in vantaggio.
Altri gol nel primo tempo non vengono segnati e sul risultato di 0-1 si conclude la prima frazione di gara.
Nemmeno un minuto dopo la ripresa e il tabellino del punteggio deve essere aggiornato, il capitano De Roon insacca il pallone del 2 a 0.
La partita prosegue e più passa il tempo più si capisce che in campo vi è solo una squadra, cosa che viene capita molto bene anche dal pubblico di casa che comincia a fischiare i propri giocatori (mister compreso).
Col proseguire del secondo tempo e sul punteggio di 2 a 0 però i ragazzi di Gasperini non tirano il freno a mano, anzi segnano addirittura altri 2 gol.
Il primo dei due è segnato da Zappacosta che, su assist di tacco meraviglioso di Kolasinac, trafigge per la terza volta Di Gregorio al 66°
Il secondo dei due, invece, lo segna Lookman che non deve ringraziare un suo compagno di squadra per avergli fornito l’assist ma bensì il numero 9 juventino Vlahović, che scivolando sulla palla la fa finire direttamente tra i piedi del nigeriano che al minuto 77 segna il definitivo gol del 4 a 0.
Il sogno scudetto è ancora vivo, questo è il pensiero di molti dopo questa partita.
Esattamente una settimana dopo la partita con la Juve arriva a Bergamo nientemeno che l’Inter, la squadra da battere se davvero si vuol pensare di tirare fuori dal cassetto ago e filo e cucirsi sul petto il tricolore.
Queste sono le parole, da me parafrasate, che svettano in Curva Nord su un enorme striscione atto a caricare la squadra.
Carica che, come se non bastasse, è stata profusa anche il giorno prima.
In occasione del big match domenicale il sabato pomeriggio è stato organizzato un ritrovo ai campi d'allenamento di Zingonia dove, in un'atmosfera quasi da stadio, i tifosi hanno fatto capire alla squadra che lo scudetto non è solo un sogno.
Parlando ora della partita, il primo tempo viene disputato a ritmi altissimi con varie occasioni da ambe le parti.
Per l’Inter l’occasione più pericolosa arriva al 7° minuto con Thuram che colpisce il legno, mentre per l’Atalanta si rende pericoloso Pasalic con un colpo di testa che però viene parato da Sommer.
A reti inviolate finisce così il primo tempo.
5 minuti dopo l’inizio del primo tempo però il gioco deve essere di nuovo interrotto, nel settore ospiti un tifoso interista sembrerebbe essersi sentito male.
L’intervento dei medici non tarda ad arrivare e dopo circa 5 minuti il gioco riprende con un calcio d’angolo a favore dell’Inter.
Proprio da questo corner nasce il primo gol dell’incontro, a segnarlo è Carlos Augusto su assist di Calhanoglu.
L’episodio che condiziona la partita arriva poi al 81° con l’espulsione di Éderson, il centrocampista prima commette fallo per il quale però non viene ammonito, protesta, si prende il primo giallo e poi il secondo per aver continuato a protestare.
In 10 contro 11 la partita prende un’altra faccia e, forse anche per questo, al 87° l’Inter segna il secondo e ultimo gol dell’incontro con il capitano Lautaro servito da Barella.
Non la prende bene Gasperini e diventa una furia, a tal punto che anche lui riceve il cartellino rosso.
Come se non fossero volati già abbastanza cartellini rossi, l’arbitro Massa al 95°ammonisce per la seconda volta il difensore dell’Inter Bastoni eliminando l’uomo di vantaggio in più.
Tutto ciò però non serve a molto, la partita finisce così sul risultato di 0 a 2 per l’Inter.
Domenica 30 aprile, in un soleggiato pomeriggio toscano, va in scena la partita tra Fiorentina e Atalanta, valida per la 30° giornata di Serie A.
Dopo la sosta per le nazionali, si gioca al Franchi di Firenze una partita abbastanza equilibrata.
I primi 45 minuti della gara non regalano molte emozioni, le due squadre si equivalgono sia in attacco che in difesa, tanto che la prima frazione di gara sembrerebbe chiudersi con zero tiri in entrambe le porte.
A smentire questa impressione però ci pensa Moise Kean.
L’attaccante, a trenta secondi dalla fine del primo tempo, si costruisce da solo il gol che vale l’1 a 0 e che permette di far andare negli spogliatoi la Fiorentina in vantaggio.
A questo 1 a 0 la squadra di casa ci si aggrappa con i le unghie e con i denti tanto che la partita, per l’appunto, finirà così.
Detto ciò,però, non si può dire che il secondo tempo sia stato povero di occasioni e emozioni.
La seconda frazione di gara ha visto ,per l'appunto, l’Atalanta difendersi bene, capace di sventare tutte le azioni pericolose dei viola (grazie anche a un paio di ottimi interventi di Carnesecchi) ma ,allo stesso tempo, incapace di fare anche solo un tiro in porta.
Con la sconfitta di oggi il sogno scudetto si fa sempre più lontano.