Le sfide delle famiglie

La famiglia fra paesi e culture diverse

Dottoressa Cecilia Lorenzi MA LMSW

La maternità è un’esperienza ricca di emozioni forti in cui sentimenti di felicità e gioia si incrociano spesso con momenti di ansie e timore. Diventare mamma in una terra straniera può essere una sfida ancora più intensa per i molteplici aspetti fisici, fisiologici e psicologici che una donna deve affrontare. Alcune future mamme si sentono più vulnerabili e insicure in questo momento, in modo particolare le espatriate che si trovano lontano da casa, immerse in una contesto socioculturale spesso sconosciuto. Adattarsi alla maternità, la negoziazione di un ruolo tra due contesti culturali, il cambiamento della struttura familiare sono solo alcuni degli aspetti che ogni futura mamma deve imparare a rinegoziare.

Il pediatra e psicoanalista D.W. Winnicot ha introdotto l’idea della madre sufficientemente buona, imperfetta ma attenta e affettivamente presente verso il proprio bambino. Non serve la madre perfetta per allevare un bambino sano che si senta amato e accudito ma è più importante essere una madre sufficientemente buona che sa prendersi cura dei bisogni fisici ed emotivi del bambino. Un segno di benessere psicologico è proprio la capacità di accettare che nessuno di noi è perfetto. Prima la mamma può accettare che non sarà la mamma perfetta, meglio si preparerà ad un bambino con le sue difficoltà e imperfezioni. Se un bambino si sente complessivamente sicuro e amato, sarà capace di tollerare e perdonare le imperfezioni della mamma e del mondo in cui vive. Una mamma sufficientemente buona aiuta il bambino ad imparare come tollerare le frustrazioni, diventare autosufficiente e ad imparare come consolarsi da solo.

Essere una mamma che accetta il suo ruolo fra due culture e lingue diverse, fra due mondi così lontani, senza un network di una famiglia allargata può essere una grande sfida. L’insegnamento di Winnicott è un vero regalo per ogni mamma che si trova in un momento di difficoltà, solitudine o tensione emotiva. Il compito della mamma consiste proprio nell’accettare le proprie peculiarità e nel permettersi di essere una mamma non perfetta che accetta le sue emozioni più intense e difficili. Essere una mamma consapevole delle proprie abilità, che può impegnarsi per migliorarsi ma anche perdonarsi e accertarsi nei suoi limiti.

Cecilia Lorenzi, MA, LMSW

Clinical Social Worker resident

Italian Clinical Psychologist

Opportunità e difficoltà delle famiglie all'estero

Dottoressa Federica Gagliano

Il trasferimento di una famiglia in un paese estero rappresenta senz’altro un prezioso arricchimento da tanti punti di vista, soprattutto per i bambini, le cui funzioni cognitive sono ancora molto plastiche e permettono loro di apprendere più in fretta e più informazioni rispetto ai genitori adulti. Tuttavia costituisce anche un grande stress, se non talvolta un trauma. Infatti, nel processo di adattamento e integrazione alla nuova realtà entrano in gioco numerose dinamiche psicologiche, che rispondono alle diverse esigenze evolutive dei membri della famiglia e sono tutte interconnesse, si influenzano costantemente tra loro, a volte facilitandosi, altre invece ostacolandosi. Negli ultimi due anni inoltre questo processo è stato ulteriormente aggravato dalla pandemia da Covid-19, che ha accentuato la condizione di isolamento e alienazione di queste famiglie immigrate, mettendo a dura prova le loro capacità adattive.

Quando il trasferimento avviene per motivi lavorativi molto spesso coinvolge uno solo dei genitori, che deve assestarsi al nuovo ruolo professionale, spesso con affanno, ansia, preoccupazione e anche sensi di colpa per il tempo e la presenza mentale sottratti ai suoi cari. L’altro genitore invece resta sospeso in terra straniera tra gli oneri legati al contesto abitativo e organizzativo della famiglia e l’accudimento dei figli nelle routine quotidiane. Tutto ciò porta inevitabilmente alla decurtazione di tutta una serie di bisogni e aspirazioni individuali che a lungo termine genera insofferenza, insoddisfazione, frustrazione, rabbia e, nei casi più gravi, disturbi d’ansia, del sonno e depressione, danneggiando la coppia, le sue le competenze educative e di conseguenza i figli stessi.

La responsabilità genitoriale assume un peso più gravoso da sostenere, laddove vi è la necessità di ricreare un contesto sicuro, protetto e accogliente, ripartendo totalmente da zero: casa, scuola, relazioni sociali, attività sportive e artistiche, pediatra e altri professionisti. In questo scenario viene inoltre a mancare il sostegno della famiglia più allargata, in particolare dei nonni, che nella cultura italiana rappresenta una risorsa fondamentale, fonte di nutrimento affettivo e trasmissione intergenerazionale di valori, modelli e tradizioni, che contribuisce ad alleggerire gli impegni dei genitori e a risparmiare di baby sitter.


Ai bambini vengono dunque improvvisamente a mancare quei punti di riferimento fisici, ma soprattutto affettivi e sociali, che avevano contribuito fino a poco prima a forgiare la loro personalità, autostima, fiducia in se stessi e senso di sicurezza. Di fronte a tali lacune, i piccoli come sempre inviano i loro segnali di disagio e si adattano, tuttavia con modalità non sempre funzionali, a seconda dell’età: riprendono a fare la pipì nel letto, chiedono di dormire con i genitori, sono più irascibili e nervosi o più silenziosi e intimoriti, perdono appetito o si abbuffano, mostrano discontinuità nel ciclo sonno-veglia, con effetti sull’attenzione in classe, sul rendimento scolastico, e sul comportamento nei confronti dei compagni e, più in generale, con il gruppo dei pari. Non riescono ancora a comprendere bene le cause del loro malessere e sono incapaci di estinguerlo da soli, si arrabbiano e spesso trovano i genitori stanchi e inermi nell’aiutarli a mettere in atto strategie efficaci di risoluzione.


In questo circolo vizioso gli adolescenti incontrano altri ostacoli nell’adattarsi al nuovo contesto socioculturale, oltre alle ben note crisi tipiche di questa fase evolutiva e ai cambiamenti fisici, che rendono gli adulti spettatori basiti e disorientati di fronte a figli che talvolta faticano a riconoscere. Il completo sviluppo cognitivo dell’età permette di compensare un po’ le distanze fisiche, utilizzando al meglio gli strumenti di comunicazione, per mantenere l’immagine sociale, le proprie narrazioni e i legami amicali. Ma questi ultimi sono ormai talmente forti e radicati nella costruzione della loro giovane identità, da non volersene spesso allontanare, generando così conflitti e malumori in famiglia ancor prima della partenza e altrettanti all’arrivo. Il tentativo prepotente di affermare di se stessi anche nel nuovo contesto e i continui contrasti con i genitori non facilitano il processo di adattamento, anzi, spesso lo ostacolano. Gli adolescenti non sentono riconosciuti i loro bisogni, si chiudono troppo in se stessi oppure trovano il modo di esprimere la loro rabbia e frustrazione attraverso condotte devianti e a rischio.

Infine, come già accennato, la pandemia ha generato la comparsa di problematiche comportamentali e della sfera emotiva oltre che negli adulti, anche nei bambini e negli adolescenti. In particolare, al di sotto dei sei anni la sintomatologia più frequente è stata rappresentata dai disturbi d’ansia, con inquietudine, paura del buio e ansia da separazione; disturbi del sonno, con difficoltà di addormentamento e di risveglio; segni di regressione comportamentale, pianto inconsolabile e un generale aumento dell’irritabilità. In rari casi al di sotto dei 4 anni, si sono anche manifestati sintomi simil-autistici, come effetto della precoce deprivazione sociale. Sopra i sei anni e negli adolescenti, i sintomi hanno interessato più la componente somatica con disturbi d’ansia e somatoformi, e dunque la sensazione di mancanza d’aria, aumento del battito cardiaco, cefalee, dolori addominali e in altre parti del corpo. Infine, cambiamenti repentini nel tono dell’umore, utilizzo improprio di media e socials, disturbi dell’alimentazione, sintomi ossessivi per la pulizia e la propria igiene personale e anche in questo caso una maggiore irritabilità.

Da ogni difficoltà tuttavia nasce sempre un’opportunità, è fondamentale perciò promuovere spazi di ascolto e incontro, per la condivisione e il sostegno di queste famiglie e per offrire ai più piccoli e giovani l’occasione di esprimere il proprio mondo emotivo e avere un dialogo che offra loro degli strumenti per comprendere meglio ciò che sentono e che accade intorno.

Federica Gagliano

Psicologa Psicoterapeuta

Dirigente Psicologo del Servizio Sanitario Nazionale Italiano