La storia di Luigi Battista e di PD-Watch,

1° classificato della Start Cup Basilicata 2017

Un wearable, a forma di orologio da polso, in grado di supportare la diagnosi del morbo di Parkinson in soggetti a rischio. Un vero e proprio device medico che può monitorare il decorso temporale della malattia e gli effetti terapeutici del piano di cura. Si chiama PD-Watch (in cui PD sta ad indicare l’espressione “Parkinson’s desease”) ed è stato sviluppato da Luigi Battista, ingegnere biomedico di Potenza, assieme a Noemi Giorgio, entrambi founder della startup innovativa BiomedicalLab, costituita a marzo 2018. È stato il progetto primo classificato nell’edizione 2017 di Start Cup Basilicata, un’esperienza che, secondo Luigi, è servita tanto e che tutti dovrebbero fare, come ha dichiarato durante la nostra intervista.


Com’è nata l’idea di sviluppare PD-Watch?

«Nelle mie esperienze lavorative nel settore biomedicale - spiega Luigi - ho incontrato spesso pazienti parkinsoniani che mi facevano notare come l’unico momento per monitorare il loro stato di salute era limitato a quello della visita medica. Il problema, però, è che i sintomi del tremore o il tremore stesso variano nel corso della giornata o da un giorno all’altro. L’esigenza era chiara e ho iniziato a pensare alla soluzione, che è arrivata, dopo righe e righe di codice e di circuiti saldati, con PD-Watch».


Come funziona il dispositivo?

«PD-Watch appare come un orologio da polso che può essere indossato per 24 ore. Monitora il tremore parkinsoniano, senza interferire con le normali azioni del paziente, grazie alla presenza di un accelerometro che è in grado di distinguere i movimenti volontari da quelli causati dalla malattia. I dati immagazzinati, attraverso un algoritmo proprietario, sono elaborati sotto forma di indici medici e grafici e consentono al dottore di valutare l’andamento del tremore, eventuali progressi e di individuare la terapia più adeguata».


Perché hai deciso di partecipare a Start Cup Basilicata? È un’esperienza che consiglieresti?

«In realtà, sarebbe meglio chiedermi perché non avrei dovuto partecipare! Scherzi a parte, ho deciso di mettermi in gioco perché Start Cup Basilicata aveva un solido partenariato di soggetti organizzatori alle spalle: la Regione Basilicata, Sviluppo Basilicata, T3 Innovation e Unibas. Ero certo che, al di là della vittoria o meno della competition, avrei avuto l’opportunità di confrontarmi con persone del mestiere, in grado di indirizzarmi e darmi consigli utili sul business plan. I premi in denaro erano interessanti, così come i servizi di incubazione offerti. E poi, era un’iniziativa del territorio organizzata per valorizzare le eccellenze del territorio e, a mio modo, partecipando so di aver dato il mio contributo per favorire e stimolare l’imprenditorialità con un feedback che non può che essere positivo. È un’esperienza che consiglio fortemente di fare, soprattutto per un motivo: al di là dei premi, è una grandissima occasione di dialogo e confronto con gente che sa realmente cosa significa fare impresa e che, se l’idea è valida, può farti entrare in un network qualificato di esperti e investitori».


Cosa è successo dopo Start Cup Basilicata?

«Prima di tutto, abbiamo avuto la possibilità di essere tra i finalisti del Premio Nazionale per l’Innovazione, dove abbiamo ottenuto un altro riconoscimento, cioè il premio “Innovazione Health Care” messo a disposizione dall’Associazione Italiana Ingegneri Clinici. È seguito un periodo molto positivo, anche in termini di visibilità, con la partecipazione alla Maker Faire Roma e all’incontro al Senato della Repubblica, dove abbiamo ricevuto i complimenti dell’ex-presidente Piero Grasso. A marzo 2018, ci siamo costituiti come startup innovativa; a maggio, siamo stati presenti all’iniziativa eHealth4all al Campidoglio e, qualche settimana fa, abbiamo presentato lo studio clinico, pubblicato sulla rivista di settore Springer, grazie alla collaborazione della dottoressa Antonietta Romaniello dell’ospedale San Carlo di Potenza. Adesso siamo concentrati sullo sviluppo di strategie di marketing, per entrare nella fase più sfidante: portare PD-Watch sul mercato»