SENTIERI NARRANTI – PERCORSO VIOLA
SULLE TRACCE DI
CHI HA "SCRITTO"
LA STORIA LOCALE
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SENTIERI NARRANTI – PERCORSO VIOLA
SULLE TRACCE DI
CHI HA "SCRITTO"
LA STORIA LOCALE
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TAPPA 6 DI 6
Granduca Pietro Leopoldo
Alla fine del ’700, intuì che le strade erano chiave di progresso, pertanto concorse a far superare lo stato di arretratezza di questo territorio creando una rete stradale sistematizzata. Qui si è a un incrocio dell’antica rete viaria del Mugello, da questo bivio si poteva scendere fino a Valdastra, Cardetole, molti i sentieri...
In questa terra collinare, caratterizzata dalla presenza di fitti boschi, la sopravvivenza dell’uomo, fin dai primi insediamenti, fu possibile grazie ai frutti e al taglio del bosco. La farina di castagne essiccate era la base alimentare dei boscaioli e il lavoro del boscaiolo fu per secoli il lavoro prevalente.
Nel tempo i terreni strappati al bosco diventarono piccoli poderi dove i contadini seminavano e allevavano animali. Era un’agricoltura di sussistenza per soddisfare essenzialmente i propri bisogni alimentari. Anche i prodotti della fattoria erano destinati alla sopravvivenza e ai bisogni locali.
I mestieri erano strettamente collegati al lavori dei campi. Gli uomini costruivano gli attrezzi da lavoro ed erano conosciuti per i canestri e i cesti fatti con legno di castagno intrecciato, attività questa continuata almeno fino alla metà del Novecento.
Le donne invece facevano il bucato e altri lavori domestici per la fattoria del “signore”. Si viveva una sorta di isolamento dove la vita era estremamente semplice, i bisogni ridotti a quelli elementari ed il problema maggiore era procurarsi alimenti sufficienti per il sostentamento della famiglia.
Lo sviluppo tardò ad arrivare in terra di Mugello e questo dipendeva principalmente dalle cattive condizioni delle strade che non favorivano gli spostamenti di merci e persone. Viaggiare anche per brevi tratti comportava “il dover sopportare vere torture fisiche” scrivevano i viaggiatori dell’epoca settecentesca.
La svolta avvenne con il Granduca Pietro Leopoldo verso la fine del ‘700 che iniziò a considerare la strada come “veicolo” di progresso economico, sociale e civile. Nel corso del secolo la dinastia dei Lorena aveva in progetto di trasformare la via Faentina in un’importante arteria commerciale, ma questa divenne completamente “barrocciabile” solo nel 1842, dopo importanti lavori di sistemazione iniziati nel 1836 . La strada diventò il percorso preferenziale tra la Romagna e la Toscana per il movimento di merci e persone contribuendo allo sviluppo dell’intera zona.
Borgo San Lorenzo, già centro di mercati e fiere agricole da sempre, diventò punto strategico di raccolta e smistamento sia delle merci provenienti dalla Romagna (in prevalenza grano e bestiame) che delle produzioni locali (granturco, vino, castagne) entrambe dirette principalmente al mercato fiorentino.
Anche Polcanto fu favorito dalla strada: nel 1845 contava già 520 abitanti (come risulta dal censimento avviato nel 1841). Da antiche mappe del catasto Leopoldino si nota come Polcanto abbia assunto la sua configurazione di paese suddiviso sostanzialmente in quattro agglomerati nella parte bassa: Mugellino, Paperello, la Piazza, la Torricella,
Mentre il nome Mugellino si riferiva al luogo dove la famiglia Mugellini aveva case, Paperello aveva origine dal nome di una pianta (cyperus papyrus)2 che cresce vicino all’acqua e visto che in origine sul terreno indicato come Paperello c’era anche uno stagno, la cosa appare credibile.
La Piazza e la Torricella : mentre la prima si riferiva ad uno spiazzo dove gli Scalandroni avevano costruito il loro palazzo, la Torricella stava ad indicare il luogo dove sorgeva una piccola torre di avvistamento. Infine nella parte alta, sulla Tassaia, si trovava il piccolo agglomerato di Porcigliano e poche altre case sparse.