SENTIERI NARRANTI – PERCORSO VIOLA
SULLE TRACCE DI
CHI HA "SCRITTO"
LA STORIA LOCALE
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SENTIERI NARRANTI – PERCORSO VIOLA
SULLE TRACCE DI
CHI HA "SCRITTO"
LA STORIA LOCALE
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TAPPA 4 DI 6
Ubaldino degli Ubaldini
Personaggio citato da Dante nel purgatorio tra i golosi, è il più noto membro della famiglia Ubaldini. La nobile famiglia eresse il castellare della Pila a pochi km da questo punto, verso Faltona, in parte dei terreni appartenuti a Ghisla, rendendoli protagonisti di numerose battute di caccia.
Nella sua “Descrizione della provincia del Mugello” del 1748 il Brocchi riporta come in una Bolla di Papa Pasquale II dell’anno 1103 si legga: “Chiesa di San Donato a Pulicantum” “posta su un poggetto a tramontana sotto Monte Senario al tempo del Vescovo di Fiesole Giovanni Primo”.
Sempre il Brocchi scrive che “in un contratto, citato nel Bullettone dell’Arcivescovado fiorentino, si ritrova menzionato Polcanto con il castello della Pila e altri luoghi circonvicini, Porcigliano e Culcello, e come questi ultimi fossero posti nella cura di San Niccolò alla Pila” .
Il contratto a cui fa riferimento il Brocchi è quello che riguarda la concessione in feudo di questi territori avvenuta tra il 1145 e il 1180 e fatta dal vescovo fiorentino Gualdinus Guidalotti a un ramo della potente famiglia degli Ubaldini detta poi “della Pila”.
Pila (il cui nome ci riporta a Pilia, termine che sta per campo, terre coltivabili all’interno di una curtis feudale) è descritta come a poca distanza da Pulicantum, non lontano dal Monte Caroso, a sinistra del Faltona, nel piviere di Santa Felicita e dove “in mezzo a folte selve” c’era il castellare degli Ubaldini, come ricorda l’iscrizione dantesca tuttora visibile in facciata della casa colonica sulla Faentina poco dopo Polcanto verso Borgo San Lorenzo.
Gli Ubaldini furono una potente famiglia feudale tosco-romagnola, con origini leggendarie (attribuite senza fondamento all’epoca longobarda) e privilegi falsamente collegati a Carlo Magno, Ottone II e Federico Barbarossa. Già dall’XI secolo possedevano vasti territori dall’alta valle della Sieve fino all’Appennino tosco-emiliano e al versante bolognese. Fedeli vassalli della contessa Matilde, alla sua morte consolidarono i propri domini.
Ghibellini convinti, sostennero la causa imperiale ottenendo conferme dei propri diritti, ma entrarono in continuo conflitto con Firenze e Bologna. Dal XIII secolo si divisero in vari rami (Senne, Pila, Gagliano, Feliccione, Carda). Il ramo della Pila ebbe figure di rilievo legate a Dante e al mondo ecclesiastico, come il cardinale Ottaviano, l’arcivescovo Ruggieri e vari vescovi di Bologna. Parteciparono al convegno di San Godenzo (1302) con i Bianchi fuorusciti, tra cui Dante, contro Firenze.
Il loro principale baluardo, il castello di Montaccianico, fu più volte attaccato e distrutto dai Fiorentini (1251, 1258, 1306). Dopo la sconfitta del 1306 e un accordo nel 1308, Firenze distrusse gran parte dei loro castelli, segnando il declino politico della casata. Dal tardo Duecento alcuni si stabilirono a Firenze come Magnati. La famiglia si estinse nel 1804 con Giuseppe Ubaldini, ma sopravvisse in rami collaterali, come quello della Carda a Urbino. Il patrimonio passò a un ente benefico e l’archivio storico è oggi conservato all’Archivio di Stato di Firenze.