SENTIERI NARRANTI – PERCORSO ROSSO
LUOGHI DI GUERRA,
VIE DI RESISTENZA
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SENTIERI NARRANTI – PERCORSO ROSSO
LUOGHI DI GUERRA,
VIE DI RESISTENZA
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TAPPA 1 DI 6
Badia del Buonsollazzo
Secondo la tradizione l’abbazia venne fondata da Ugo Marchese di Toscana vissuto dal 953 (o 954) al 1001. La leggenda narra che Ugo, dopo aver spostato la sua residenza da Lucca a Firenze, affascinato dalla bellezza dei luoghi, trascurasse gli affari politici, dedicandosi a piaceri sempre più sfrenati. Durante le sue frequenti battute di caccia iniziò ad avere delle visioni che lo ammonivano sulle conseguenze a cui sarebbe andata incontro la sua anima se avesse continuato una vita così sregolata. Una di queste visioni, forse la più terribile, avvenne nei boschi della Tassaia. Fu allora che, consultato il Vescovo di Firenze perché gli spiegasse il significato di quelle visioni, Ugo capì che doveva pentirsi delle sue azioni per avere salva l’anima e seguì il consiglio del Vescovo di edificare una chiesa per ognuno dei sette peccati capitali di cui si era macchiato. Una delle sette chiese fu quella che oggi conosciamo col nome di Abbazia di Buonsollazzo.
L’abbazia sorse in località Forcolese su un terreno donato nel 1085 da Ghisla del fu Rodolfo vedova di Azzone del fu Pagano; il primo nome pare fosse Santa Maria e San Bartolomeo a Forcolese. Nel documento del 1144, redatto in Laterano, si attesta che Papa Celestino II accoglie sotto la protezione della sede apostolica il Monastero di Santa Maria a Buonsollazzo. L’etimologia del nome Buonsollazzo, di derivazione latina, ci porta a pensare che volesse riferirsi a località amena, in posizione elevata, ricca d’acque e che questo lo rendesse un luogo piacevole e salutare.
Ad abitare l’abbazia fino al 1300 furono i Benedettini, seguiti dai Cistercensi, i quali iniziarono grandi lavori di ristrutturazione: da quel momento in poi, sotto il loro governo, l’abbazia visse una nuova fase della propria esistenza. Molte furono le donazioni di famiglie fatte al monastero “come rimedio della propria anima” per i peccati commessi. Così nel 1500 si contavano 16 poderi di proprietà dell’abbazia compresa una fornace che produceva e vendeva laterizi. A ciò si si aggiunsero una foresteria e un ospedale, strutture dedicate al ricovero e all’accoglienza.
Conclusosi il periodo cistercense, e per volere del Granduca Cosimo III, l’abbazia ospitò all’inizio del XVIII secolo la prima fondazione trappista in Italia, movimento nato all’interno dei Cistercensi e teso all’osservanza della primitiva regola di San Bernardo. Furono intrapresi nuovi ed importanti lavori di restauro ma anche la fase trappista non riuscì a sollevare l’abbazia da un incombente decadimento e nel 1782 venne soppressa. Il patrimonio economico, esclusa la chiesa, furono venduti al marchese Sigismondo Lotteringhi Della Stufa e poi ai Fallani, famiglie nobili fiorentine. I Camaldolesi a fine ‘800 vi insediarono un collegio per la formazione dei monaci. Fu questa l’ultima attività che l’abbazia ospitò prima di essere nuovamente ceduta a privati.
La badia del Buonsollazzo ha inoltre avuto un ruolo importante nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la caduta del fascismo, all’indomani dell’8 settembre 1943, i soldati dell’esercito italiano dovettero fuggire dal nemico tedesco per evitare la deportazione. Quelli che passarono per Polcanto e per le terre limitrofe trovarono riparo e nascondiglio nella suddetta abazia.
Inutilizzato da anni, tutto il complesso ormai giace in uno stato di totale abbandono.