Titolo: Piccole donne
Autore: Louisa May Alcott
Anno: 1869
Genere: romanzo di formazione, letteratura per ragazzi
Pagine (circa): 304
Supporto: cartaceo
Mese di lettura: Aprile 2020
Premettiamo che il libro non mi è piaciuto. Questa cosa è un'eccezione, perché è difficile che un libro non mi piaccia (mi dispiace sempre quando un libro non mi piace, quindi lo abbandono ahahahah) e normalmente i romanzi scritti da donne di metà '800 sono tra i miei preferiti! Orgoglio e pregiudizio, Cime tempestose sono tra i miei libri preferiti.
In questo caso qualcosa non ha funzionato! Quando ero ragazzina iniziai a leggerlo, avrò avuto 10 - 11 anni, ma poi abbandonai. A distanza di tempo ho pensato "mmm probabilmente è stata colpa dello stile" magari per una piccola e tenera Rossella era fin troppo pomposo e ottocentesco, ma il problema non è lo stile! Ho davvero cercato di leggerlo nell'ottica di un classico dell'800 che parla di giovani donne in una società molto diversa dalla mia, e in alcune parti è andata meglio (sia lodato il personaggio di Jo perché altrimenti avrei abbandonato di nuovo).
Quello che ha reso la lettura difficoltosa è stata l'esplicita intenzione dell'autrice non solo di narrare una storia ma di insegnare qualcosa. L'insegnamento è esplicito, comportati bene, sii gentile, cuci i calzini per i soldati e sii felice perché questo è il tuo posto. Piano piano le cose un po' migliorano e la morsa moralista si attenua e sia benedetta almeno la storia di Jo che vuole pubblicare il suo libro. E' bello che in un libro di metà 800 ci sia un personaggio biologicamente donna, ma con un'espressione di genere non sempre in linea con le richieste del tempo, un personaggio che ha delle ambizioni diverse da quelle che ci si aspetta dal suo genere di nascita. Però non sono davvero riuscita a digerire che la morale del libro sia così esplicita, sempre e continuamente. Non lascia la possibilità a chi legge di farsi un proprio pensiero perché c'è sempre il parere dell'autrice a interferire, che dice come ogni azione deve essere vista e valutata.
Non è solo una questione di punti di vista che emerge tramite i personaggi. In Orgoglio e pregiudizio è chiaro che il pensiero dell'autrice emerge attraverso il punto di vista di Lizzie ma è un punto di vista con cui ci si può confrontare non un giudizio morale dell'autrice come narratrice onnisciente. Insomma mentre leggevo ho avuto l'impressione di non poter pensare e questa è una delle cose che mi fa davvero allontanare da un libro!