Attraverso
I dettagli fotografici del Lo Scarabocchio è Democratico di Michele Liuzzi
I dettagli fotografici del Lo Scarabocchio è Democratico di Michele Liuzzi
Attraverso, 2025
Stampa digitale su forex
21x21cm
Sguardo critico
Le macchine di Michele. C'è qualcosa di poetico e allo stesso tempo strano? No. Contro natura, ecco. Contro natura. In quello che ho visto nelle macchine di Michele. Molto curioso avventurarsi tra questi strani meccanismi poco eleganti, in movimento perpetuo, fatti da scarti, scarti trovati, scarti vecchi, scarti in puttrefazione quasi, le plastiche si stanno disintegrando davanti ai nostri occhi, è tutto molto decadente, ma ... si muove, si muove con un ordine prestabilito. C'è poi questa strana presenza molto meticolosa, molto pensata, si percepisce il grandissimo lavoro matematico che c'è stato dietro, di aggiungere l'acqua in movimento a queste macchine, acqua non casuale, spruzzi che finiscono esattamente dove devoono finire e che vengono riciclati, e che ritornano a spruzzare lì dove hanno spruzzato prima, quindi una macchina perfetta, un organismo meccanico perfetto, una macchina perfetta che conserva se stessa. Questo sembra dare vita a qualcosa che dovrebbe essere invece morto, morto, sì. Si percepisce il grande lavoro che c'è stato dietro per la costruzione, si percepisce il lavoro continuo che ci deve essere, per mantenere in piedi una struttura che non ha archetipo e che quindi non ha delle leggi superiori che gli danno forma, ma la forma viene forzata da una volontà, che non vuole che questo materiale, che dovrebbe fare il suo corso, tornare alla terra, tornare lì da dove è arrivato, e ricominciare un nuovo ciclo, bene, non si vuole che torni, e quindi gli si dà una forma data dalla volontà, ma probabilmente non è consonna alle leggi, alle grandi leggi, e quindi necessita di continuo lavoro, di continua cura, per tenere in piedi qualcosa che dovrebbe disgregarsi. E c'è molta poesia, una poesia triste, una poesia in cui si percepisce questa tristezza di fondo, di non voler lasciare andare, di opporsi alla nigredo che ci deve essere per ogni cosa, affinché rinasca come cosa nuova. È un'opera poetica per lo sforzo delicato, disperato, che si percepisce, che però non riesce a nascondere anche un po' la vista di qualcosa che non dovrebbe essere lì.
Attraversare questo mondo, che sta in piedi per volontà di qualcuno. Le foto, il mosaico di foto, sembrano non appartenere alla prima opera, sembrano qualcosa di completamente diverso, in alcune non si riesce assolutamente a percepire quale parte della macchina possa essere, in altre forse sì, qualcosa si percepisce, ma comunque sono fuori da quella logica. Si percepisce l'occhio dell'artista, il suo stile, la sua mano, la sua scelta di colori, la sua poetica, che la contraddistingue, e balza all'occhio una cosa, che da quelle immagini viene fuori solo bellezza. È un po' come se tutto fosse fatto comunque sempre dai soliti atomi, che sono per se stessi una cornice armonica perfetta o quasi, che comunque obbedisce a delle regole, a delle leggi alte, per cui esprime bellezza, quindi nel momento in cui si prende anche della spazzatura e la si guarda al microscopio, anche in quell'oggetto che non desta interesse per la sua bellezza, c'è della bellezza, bisogna andarla a cercare, magari nel piccolo, ma c'è. Quello che viene fuori da quelle foto è la bellezza nella bruttezza, e come si riesca a ritrovare la bellezza anche in quello che apparentemente bello non è. La ricerca è stata molto attenta e ha tirato fuori pura poesia. Il viaggio "Attraverso" è stato un viaggio che ha riportato alla luce qualcosa di bello a prescindere.
Cinzia Lorusso, Torino, novembre 2025