Nella prima metà del trecento sull’Europa occidentale si abbatterono una serie di catastrofi naturali. A questo susseguirsi di avvenimenti contribuì anche il cambiamento climatico consistente in una diminuzione delle temperature e un progressivo avanzamento dei ghiacci. In queste condizioni era impossibile lo sfruttamento dei campi: ciò causò un'insufficienza dei raccolti.
Le prime carestie si manifestarono in Europa settentrionale tra il 1314 e il 1316, ma la più estesa carestia fu quella del 1346 - 1347. Sin dall’inizio del secolo l’equilibrio tra necessità della popolazione e risorse era diventato precario e scarseggiavano materiali come il legno (fondamentale per la costruzione di edifici, navi, utensili e macchinari). Dopo alcuni anni di carestia, la popolazione era indebolita e malnutrita (quindi anche con un sistema immunitario più debole) e fu quindi più facile la diffusione di varie malattie e di conseguenza la diffusione di gravi epidemie.
La crisi non colpì sole con le campagne ma anche l’economia urbana a partire dei primi decenni del XIV secolo ci fu un crollo delle grandi banche, soprattutto italiane, in particolare quelle dei fiorentini e dei senesi. Nel 1343 dichiararono la bancarotta le compagnie dei bardi, dei Peruzzi e degli acciaioli.
Su questa situazione di indebolimento generale si abbatté la peste nera, causando un’epidemia che flagellò l’Europa intera. L’arrivo della peste provocò un’immediata paralisi dell’attività produttive nelle regioni colpite, i campi furono abbandonati a causa della scarsità di uomini e ci fu un crollo della domanda di prodotti alimentari. L’epidemia di peste, probabilmente comparsa per la prima volta nel cuore dell’Asia nei primi decenni del secolo, si sarebbe poi diffusa nel vicino oriente grazie ai viaggi compiuti da mercanti ed eserciti.
Un esempio è l’armata mongola, che nel 1347 assaltò la colonia genovese di Caffa in Crimea. I mongoli non riuscirono a espugnare la città ma diffusero velocemente il morbo tra gli assediati: utilizzarono i corpi infetti dei morti come veicolo di contagio, catapultandoli all'interno delle mura di Caffa.
Nel giro di due anni dal 1347 al 1348 la peste raggiunse l’Europa mediterranea e continentale. Nel 1351 anche la Russia e l’estremità orientale del continente erano ormai state infettate.
Solo questa prima ondata provocò la morte di un terzo della popolazione europea, ma il morbo continuò ad affliggere con altre ondate (alcune stime suggeriscono un'ondata ogni 10 anni fino al 1400).
La peste colpiva persone di ogni ceto e di ogni età: non era possibile trovare scampo. Quasi tutti coloro che si ammalavano perdevano la vita, le conoscenze mediche del tempo erano insufficienti di fronte alla malattia di cui non si conoscevano ne l’origine ne il meccanismo di trasmissione del contagio.
Le condizioni igieniche e sanitarie delle città erano precarie in tempi normali e peggioravano durante la crisi. I ceti urbani diventarono sempre più affollati (si intuì che era meglio evitare il contatto con gli animali, con un conseguente abbandono delle campagne).
Furono disposti periodi di isolamento per le navi le cosiddette quarantene un periodo di segregazione e osservazione lungo 40 giorni a0 cui venivano sottoposti gli esseri umani, gli animali e le merci per verificare che non portassero con sé malattie infettive. Gli ammalati venivano confinati nei lazzaretti: luoghi di isolamento per coloro che contraevano malattie contagiose.
La diffusione e la rapidità del contagio del 1348 seminarono un grande spavento ed ebbero terribili conseguenze anche sulle relazioni interpersonali causando una forte disgregazione del tessuto sociale. La paura di contrarre la malattia persino le rotture dei legami familiari: spesso gli ammalati venivano abbandonati a se stessi e chi poteva fuggiva.
Oggi sappiamo che questa malattia letale è generata da un batterio che viene trasmesso dalle pulci annidate nella pelliccia dei ratti neri. I ratti sono quindi i primi ad essere infettati, ma sono le pulci a trasferire il bacillo all'uomo. Nell'uomo, il virus attacca velocemente le ghiandole linfatiche provocando i caratteristici bubboni.
All'epoca invece, nelle città e nelle campagne, ci furono esplosioni di violenza contro persone che per il solo fatto di essere considerate "diverse" venivano individuate come capri espiatori (ovvero responsabili del contagio). Si pensava ad esempio che costoro spargessero volontariamente sostanze malefiche per contaminare l'acqua dei pozzi e gli oggetti di uso comune. Tra i bersagli principali ci furono gli ebrei. Ad esempio, a Tolone (in Francia), all'apparire della peste, nell'aprile del 1348, fu massacrata l'intera comunità ebraica.
Malgrado la condanna del papa e delle autorità pubbliche, stragi analoghe si verificarono in tutta Europa: dalla Spagna alla Polonia.
Gli ebrei peraltro non furono gli unici a subire questa sorte, nel Medioevo erano numerose le categorie di individui tenuti ai margini della società perché considerati diversi. L’epidemia fu causa di un fortissimo shock, che provocò le reazioni più disparate (ad esempio aggressività, religiosità esasperata, eccetera).