Il Romanico viene collocato tra l’inizio dell'XI secolo e l'affermazione del Gotico.
Il termine Romanico viene usato per la prima volta nel 1818 dal francese Charles de Gerville, che lo mise in relazione alla diffusione delle lingue neolatine.
L’arte romanica è omogenea sotto il profilo tecnico e stilistico, ma ha una grande varietà espressiva da luogo a luogo, a seconda delle tradizioni locali, dell’intensità degli scambi. Questo stile artistico ha recuperato elementi stilistici dell’arte classica romana, che si sono mescolati a influssi germanici, bizantini e arabi. Questo rapporto con l’antico è più evidente nell’architettura che nelle arti figurative.
Caratteristica dell’architettura dell’arte romanica: le masse murarie tendono a prevalere sugli spazi vuoti.
Vediamo ora alcune opere architettoniche di impronta romanica:
La Basilica di Sant’Ambrogio fa parte del complesso delle quattro basiliche ambrosiane del IV secolo, che testimoniano la fioritura dello stile romanico a Milano.
Sorge su una precedente costruzione fatta erigere tra il 379 e il 386 da Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, ha acquisito l’aspetto attuale tra il 1080 e i primi anni del XII secolo.
L’edificio romanico sfrutta le precedenti fondazioni, ma dell’antico impianto rimangono la parte del presbiterio e la zona absidale. L’atrio quadriportico, riservato anticamente ai catecumeni, oggi viene utilizzato come mercato.
Presenta due torri campanarie: quella di destra (Campanile dei Monaci) e quella di sinistra (Campanile dei Canonici). La facciata è di tipo a capanna, e non permette di comprendere la suddivisione in 3 navate all’interno.
Nella facciata si apre un profondo loggiato a doppio ordine:
sul livello superiore presenta cinque aperture ad arco ad altezza decrescente, che seguono il profilo del tetto;
al livello inferiore c’è una serie di arcate che poi si collegano al quadriportico.
Lo spazio dell’atrio è caratterizzato dall’alternarsi del mattone a vista e della pietra, che evidenzia gli elementi di sostegno.
Su ogni pilastro un’esile colonnina in pietra si sviluppa dall’altezza dell’imposta fino alla gronda, ritmando la parete. I capitelli presentano figure di vario tipo, in cui si uniscono motivi a intreccio, vegetali, zoomorfi e fantastici.
Le campate sono quadrate, coperte da volte a crociera. Vi è una continuità tra la facciata e l’interno della chiesa. All’interno la chiesa è infatti composta dall'addizione di moduli quadrati corrispondenti alle campate: a ogni campata della navata centrale ne corrispondono due della navata laterale.
I pilastri che individuano le navate sono pilastri polistili. Alternati tra grandi e piccoli pilastri. In questo modo l’interno offre un esempio di sistema costruttivo alternato.
I materiali, e quindi i rapporti cromatici, si invertono rispetto all’esterno: le linee di forza, rappresentate dai costoloni delle volte in cotto rosso, risultano sull’intonaco bianco della muratura. La luce si diffonde da poche aperture.
Prende ispirazione dalla Basilica di Sant’Ambrogio, che ha rappresentato un modello tipologico, stilistico e tecnico-costruttivo sia per le basiliche lombarde sia per quelle dell’area padana orientale.
Realizzato nel 1099 e consacrato nel 1184 e ultimato nel XIII secolo. Dedicato a Santa Maria Assunta, ospita le spoglie di San Geminiano.
L’edificio prende il posto di una precedente chiesa paleocristiana, a cinque navate, ma nonostante questo ben più piccola e ruotata di qualche grado rispetto all’attuale.
La nuova chiesa venne firmata da Maestro Lanfranco. Gli si affiancò in cantiere Wiligelmo, autore delle lastre scolpite con le Storie della Genesi che attualmente ornano la facciata. Nel 1106 venne ultimata l’area presbiteriale, dove furono traslate le reliquie di San Geminiano. Nel 1160 vi fu l’intervento dei Maestri Campionesi.
La pianta è longitudinale priva di transetto, con 3 navate absidate e divise in campate, ritmate dall’alternanza di semplici colonne e di pilastri polistili. In origine questi sostegni fungevano da appoggio ad archi che sostenevano la copertura in legno, una soluzione diversa da quella delle volte a crociera consolidate successivamente.
Presenta una cripta che determina l’innalzamento del presbiterio.
Vi è un finto matroneo, ovvero un matroneo che non è praticabile (a causa della mancanza del pavimento). All’esterno abbiamo una serie di arcate cieche in cui si apre un loggiato continuo di tripli archetti a tutto sesto (triforio).
La facciata è a salienti. Due contrafforti la dividono in tre parti, anticipando lo schema tripartito dell'interno. Presenta un protiro, ovvero un piccolo portico sostenuto da colonne, a loro volta rette da leoni di età romana. Sulla sommità del protiro si innalza un’edicola.
Il grande rosone (di influenza gotica) appartiene alla fine del XII secolo.