La frase è un insieme ordinato di parole organizzato intorno a uno o più predicati e dotato di un senso compiuto. La frase si dice semplice quando le parole si organizzano intorno a solo un predicato. La frase semplice è anche detta proposizione.
La frase complessa è l’unione di due o più proposizioni in un’unica struttura linguistica dotata di senso compiuto; quindi le parole si organizzano intorno a più predicati.
Una proposizione si può definire coordinata o subordinata. La coordinazione, detta anche paratassi, è il rapporto che lega tra loro diverse frasi mettendole sullo stesso piano. La coordinazione si realizza mediante le congiunzioni coordinanti o anche attraverso l’uso della punteggiatura.
Le congiunzioni coordinanti sono:
copulative (servono a unire due parole o frasi, anche esprimendo negazione):
e, ed, anche, né, neppure, nemmeno, neanche, inoltre, per di più;
disgiuntive (separano due parole o frasi, escludendone una):
o, oppure;
avversative (contrappongono due parole o frasi tutte queste congiunzioni hanno anche valore di congiunzione testuale):
ma, però, bensì, anzi, tuttavia, invece, nondimeno, pure, eppure, piuttosto.
dichiarative (precisano un’idea introdotta in precedenza):
cioè, ossia, infatti;
correlative (mettono in relazione due o più elementi per mezzo di congiunzioni copulative o disgiuntive):
sia... sia, o... o, così... come, tanto... quanto, non solo... ma anche, né... né;
conclusive (servono a concludere quello che si è detto):
dunque, quindi, perciò, pertanto, ebbene.
La stessa congiunzione può essere ripetuta più volte, in questo caso si parla di polisindeto, per esempio:
Voglio mangiare pizza e patatine e crocchette e mozzarelle impanate.
L'utilizzo della punteggiatura per congiungere due proposizioni viene detto asindeto o giustapposizione.
I tipi di proposizioni coordinate prendono i nomi dal tipo di congiunzioni che le introducono (quindi possono essere copulative, disgiuntive…).
La subordinazione, detta anche ipotassi è il rapporto che lega due frasi facendo in modo che una di queste proposizioni risulti dipendente dall’altra.
Le proposizioni subordinate sono introdotte dalle relative congiunzioni subordinanti:
dichiarative:
che, come;
causali:
perché, poiché, giacché, siccome, dato che, visto che, ecc.
finali:
perché, affinché, ecc.
temporali:
quando, mentre, appena (che), dopo che, prima che, dal tempo che, finché, ogni volta che, ecc.
consecutive:
così... che, tanto... che, tanto... da, in modo... da, ecc.
concessive:
benché, sebbene, per quanto, quantunque, malgrado che, ecc.
condizionali o ipotetiche:
se, purché, a condizione di, qualora, caso mai, posto che, nel caso che, ecc.
modali:
come, come se, ecc.
comparative:
più... che, meno... che, meglio... che, peggio... che, più di quello che, tanto più... quanto più, piuttosto che ecc.
eccettuative (esprimono l’esclusione di qualcosa):
fuorché, eccetto che, salvo che, tranne che, a meno che ecc.
interrogative:
se, come, perché, quando (alle quali si aggiungono gli avverbi dove, quanto, ... e i pronomi interrogativi che, quale,..).
Anche in questo caso alcune proposizioni subordinate prendono il nome dalle relative congiunzioni, ma solo alcune, esistono anche altri tipi di subordinate.
Le proposizioni subordinate hanno un grado, i gradi di subordinazione indicano se la proposizione dipende da una principale, da una coordinata alla principale, da una subordinata alla coordinata o da una subordinata alla subordinata, ecc. La proposizione che dipende dalla principale viene detta subordinata di 1° grado, quella che dipende da quest’ultima di 2° grado e così via.
Dal punto di vista della forma, le subordinate possono essere esplicite (se contengono un verbo coniugato in un modo finito) o implicite (se contengono un verbo coniugato in un modo indefinito).
Possiamo distinguere le subordinate anche in questo modo:
subordinate completive (dette sostantive o complementari dirette) se portano completamenti necessari alla reggente.
subordinate relative proprie (dette attributive o appositive) se “espandono” un nome o un pronome della reggente.
subordinate circostanziali (dette avverbiali o complementari indirette) se “espandono” il periodo aggiungendo elementi non indispensabili al senso della reggente.