Di seguito sono riportati alcuni dai Canti principali dell'Inferno: clicca sul titolo per leggere il corrispondente riassunto.
Nel mezzo del cammin di nostra vita Dante si ritrova in una selva oscura ai piedi di un monte con un aspro pendio. Non sa di preciso come.
Dopo una notte di cammino arriva alle pendici di un colle e inizia ad albeggiare. Dante, rinfrancato da questa visione volge un ultimo sguardo alla selva oscura, prima di iniziare la scalata. Ma proprio all’inizio della salita trova una lonza (allegoria della lussuria), preoccupato ma non troppo si blocca. Sarà l’arrivo di un leone (famelico e rabbioso) e di una lupa a causare in Dante un forte stato di inquietudine che lo porta ad arretrare.
Sopraggiunge Virgilio, a cui Dante si approccia con una disperata preghiera di aiuto. Virgilio allora inizia a parlare e si presenta. Dante chiede aiuto per superare le fiere, ma Virgilio gli propone un viaggio (inferno-purgatorio-paradiso a metà prezzo) e gli si offre come guida.
Dante accetta e inizia il viaggio.
I tre animali: la lonza, il leone e il lupo.
Virgilio.
[rr 67-69] - Virgilio si presenta
Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui.
Mi rispose: «Non sono più un uomo, ma lo fui, e i miei genitori furono dell’Italia settentrionale, tutti e due mantovani di nascita. Con questa terzina Virgilio si presenta a Dante.
Dante cammina, ma fin dai primi passi è assalito dai dubbi sulla sua capacità, viene quindi incoraggiato da Virgilio. Come? Virgilio racconta le motivazioni del suo viaggio: Beatrice lo aveva incaricato dopo esortazione di santa Lucia (a sua volta attivata dalla Madonna). Con Dante rinfrancato il cammino può procedere.
La Madonna, Santa Lucia, Beatrice.
Dante e Virgilio arrivano alla porta dell’inferno dove trovano le famosissime tre terzine (Per me si va nella città dolente, per me si va nell’etterno dolore…). Virgilio porta Dante nell’inferno, che verrà sopraffatto da sospiri, pianti e lamenti a causa del quale scoppierà a piangere.
Ci viene descritto l’inferno. Un ambiente buio, pieno di urla orribili, parole di rabbia e dolore; abitato dagli angeli che si “ribellarono” a Dio e dalle anime infami o senza lodi di chi ha vissuto sulla terra. A questo punto Virgilio spiega a Dante il perché questi angeli siano stati scacciati dai cieli [non erano vanto per i cieli e le anime del profondo inferno ne guadagnerebbero, per cui vengono collocati nell’antinferno].
Mentre camminano, Dante vede avvicinarsi una bandiera seguita da una folla così estesa che non gli pareva possibile pensare che la morte avesse colto così tante persone. Tra questi, individua una figura a cui dedica una famosa terzina (Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto…).
I dannati erano costretti a correre mentre punti da mosconi e vespe, e il loro sangue veniva raccolto da ripugnanti vermi ai loro piedi.
Arriva dunque il momento per Dante di incontrare Caronte (descritto come l’anziano nocchiero che traghetta le anime attraverso il fiume Acheronte), che lo esorta ad attendere la sua morte. E Virgilio non gliele manda a dire con un’altra celeberrima terzina (Caron, non ti crucciare…) e i due viaggiatori si imbarcarono. Caronte caricò le anime dannate (colpendole con il remo) e con un fragoroso lampo di luce rossa, Dante, sopraffatto, svenne.
Papa Clemente V / Ponzio Pilato.
Caronte.
[rr 1-9] - Le parole sopra la porta dell’Inferno
Per me si va nella città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ‘l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’.
Attraverso me si entra nella città della sofferenza, attraverso me si entra nel dolore senza fine, attraverso me si entra fra la gente dannata.
[rr 58-60] - Papa Celestino V o Bonifacio VII
Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.
La critica si divide in due interpretazioni:
qualcuno individua Papa Celestino (che abdicò dopo appena 5 mesi di pontificato);
altri pensano sia un riferimento a Ponzio Pilato, che rifiutandosi di scegliere tra Gesù e Barabba lasciò che venisse ucciso il figlio di Dio.
[rr 58-60] - Caronte vs Virgilio
Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare.
Caronte, mettiti l’anima in pace. Traghetta Dante perché Dio vuole così.
Svegliato da un gran rumore, Dante si ritrova nel primo cerchio. Come spiegatogli da Virgilio, il cerchio contiene i non battezzati che non hanno commesso peccati (non avendo ricevuto il sacramento non potranno accedere al paradiso, ma non si meritano l’inferno: rimangono nel limbo.
Qua Dante conosce i grandi autori e filosofi del passato.
Omero, Orazio, Ovidio e Lucano (amici e colleghi di Virgilio);
Elettra, Ettore, Enea, Cesare, Camilla, Pantasilea, re Latino e la figlia Lavinia, Tarquino, Lucrezia, Saladino (personaggi dell’epica classica e della storia);
Aristotele, Socrate, Platone, Democrito, Seneca (filosofi);
Euclide e Tolomeo (maestri di geometria).
Nel secondo cerchio Dante trova Minosse (il celebre re di Creta) che, ascoltata la confessione di ciascun dannato, lo invia al cerchio più adatto. Alla vista di Dante, Minosse interviene con fare intimidatorio, subito placato da Virgilio.
Inizia una nuova sezione e Dante si concentra sui dannati che, come in vita si sono lasciati in balia del desiderio perdendo di vista la ragione, così per l’eternità verranno straziati da un incessante vento (concetto illustrato con una similitudine naturalistica e ornitologica).
Virgilio si lancia poi in una narrazione dei dannati “di interesse” per Dante: Semiramide (incestuosa con il figlio), Didone (si uccise per amore), Cleopatra, Elena, Paride e altri ancora. Tutti questi personaggi che Dante conosce ampiamente di fama, lo lasciano trasecolato.
Dante vede due anime vicine e le invita a fermarsi: sono Paolo e Francesca. Francesca inizia a raccontare a Dante la relazione con Paolo (Amor, ch’al cor…) che ne rimane profondamente colpito e sconvolto. Dichiara le sue emozioni e il canto si conclude con Francesca che narra come è nata la storia con Paolo (da cui nasce una celeberrima coppia di versi Galeotto…).
Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena e Paride;
Paolo e Francesca.
[rr 4-6] - Minosse giudice infernale
Stavvi Minosse orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l’intrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia
[rr 37-39] deinizione di Ignavi
Intesi ch’a così tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.
[rr 88-93] - Dante garbato
«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che tignemmo il mondo sanguigno,
se fosse amico il re dell'universo,
noi pregheremo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.
[rr 37-39] - Amor, ch’a nullo amato
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che come vedi ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da loro ci fuor porte.
Qua trovi il commento di Roberto Benigni.
[rr 37-39] - Galeotto
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
Galeotto era il maniscalco di Ginevra: fu lui che aiutò Lancillotto e Ginevra nel ciclo arturiano.
Il capitolo inizia con la descrizione del terzo cerchio, un ambiente cupo in cui nevica e piove costantemente. Cerbero, guardiano del luogo, è un cane con tre teste impegnato per l’eternità nello straziare i corpi dei dannati.
Avviene qua l’incontro tra Dante e Ciacco, dove quest’ultimo farà delle profezie sul futuro di Firenze e sul viaggio di Dante.
Ciacco.
Ci troviamo nella città di Dite. Mentre Virgilio e Dante camminano, quest’ultimo, chiede di poter guardare dentro alle tombe aperte che li circondano per ogni dove. Virgilio acconsente e qualche istante dopo Farinata degli Uberti inizia a parlare: tu che sembri fiorentino da come parli, fermati. Alla vista di Farinata Dante si pietrifica e poi si avvicina.
Un convinto "dissing" (battibecco) tra i due ricorda gli opposti colori politici.
Inizia poi una breve digressione in cui Cavalcante Cavalcanti esce dal suo loculo e chiede a Dante di suo figlio Guido. Per un’incomprensione linguistica C. C. crede che il figlio sia morto e torna nel suo loculo.
Dante perplesso continua quindi il discorso con Farinata, che farà la prima profezia sul futuro di Dante (Ma non cinquanta…). I due parlano delle ultime nuove di Firenze e il canto termina con Farinata che spiega a Dante la questione vedo-non-vedo sul futuro e con Dante che prega F. di scusarsi con C. C. per l’errore commesso durante la conversazione.
Farinata, Cavalcante Cavalcanti.
[rr 79-81] - Previsione dell'esilio
Ma non cinquanta volte fia raccesa
la faccia della donna che qui regge,
che tu saprai quanto quell’arte pesa.
Per sopraggiungere al secondo girone del settimo cerchio, Dante si trova costretto ad attraversare (con l’aiuto di Nesso) il fiume Flegetonte.
L’ambiente viene subito descritto con una celebre terzina (Non fronda verde, ma di color fosco…): è la selva dei suicidi. In questo luogo soggiornano le arpie (esseri dalle sembianze umane con ali e piumaggio).
L’ambiente, pervaso da grida e lamenti, era però deserto. Virgilio, notando Dante perplesso lo invita a spezzare un ramoscello: ne esce un lamento e del sangue (riferimento all’episodio dell’Eneide in cui Polidoro è stato trasformato in mirto).
Su esortazione di Virgilio, Pier delle Vigne racconta come in vita sia stato un fedelissimo servitore di Federico, ma che venne accusato di tradirlo. Lui, per vergogna (L’animo mio, per disdegnoso…), decise di suicidarsi e così fù. Ma Pier, come giura anche a Dante, non ha mai tradito il suo signore.
Ma come funziona il meccanismo, chiede Dante per mezzo di Virgilio? Scagliata da Minosse nel giusto cerchio, l’anima germoglia in piantina e poi in arbusto. Le arpie si cibano delle foglie causando dolore e al contempo essendone finestra di sfogo. Solo con l’arrivo del giudizio universale le anime torneranno sulla terra per riprendere i propri corpi (che verranno appesi ai rami: chi ha rinunciato a un dono non può riaverlo indietro).
Pier delle Vigne.
[rr 4-6] - Dante e il giardinaggio
Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti, ma nodosi e ’nvolti;
non pomi v’eran ma stecchi con tosco.
La terzina descrive la selva dei suicidi: fronde non verdi ma scure, non rami dritti ma contorti, non frutti ma stecchi con veleno.
[rr 37]
Uomini fummo, e or siam fatti sterpi:
Descrizione della condanna dei suicidi, sta parlando Pier delle Vigne.
[rr 70-72] Il suicidio di delle Vigne: motivazione
L’animo mio, per disdegnoso gusto,
credendo col morir fuggir disdegnoso,
ingiusto fece me contra me giusto.
La mia anima, cercando di scappare dalla vergogna (Pier era stato accusato ingiustamente di tradimento nei confronti del suo signore), mi portò al suicidio.
Nel terzo girone del settimo cerchio troviamo i violenti contro natura e in particolare Brunetto Latini (autore del Tresor e maestro di Dante). Dante Auctor lancia una critica alla Chiesa: fa dire a Brunetto che si trova in compagnia di uomini di chiesa e letterati.
La pena a cui sono sottoposti i dannati in questo girone è di non fermarsi mai per evitare di stare 100 anni fermi sulla sabbia rovente.
Brunetto Latini.
Dante incontra i dannati (costretti a testa in giù nella terra con i talloni ardenti). Il primo a incontrare è papa Niccolò III della famiglia Orsini, che preannuncia il futuro arrivo di papa Bonifacio VIII e papa Clemente V.
Sentita l’ammissione di simonia del papa, Dante si abbandona ad una violenta invettiva contro la chiesa corrotta.
Papa Niccolò III della famiglia Orsini, papa Bonifacio VIII e papa Clemente V.
[rr 49-51] - Dante e il giardinaggio
Io stava come l’frate che confessa
lo perfido assessin, che, poi ch’è fitto,
richiama lui per che la morte cessa.
Dante e Virgilio devono attraversare il ponte che li separa dalla bolgia successiva, ma degli orridi diavoli impediscono il passaggio. Virgilio allora li convince a lasciarli passare (i due viaggiatori si avviano dunque lungo l’argine in cerca di un ponte).
Malacoda (diavolo).
Dante e Virgilio stanno camminando insieme ai diavoli alla ricerca del ponte tanto agognato. All’improvviso un dannato riemerge dalla pece bollente in cui si trovava e allora un diavolo corse a prenderlo per squartarlo.
Virgilio interrompe i diavoli e, assieme a Dante, si mette a conversare con Ciampolo (storia e peccati).
Il canto termina con uno stratagemma di Ciampolo per fuggire dalle grinfie dei diavoli.
Ciampolo.
Il canto inizia con Dante che elogia Firenze. Guardando verso il basso, da sopra il ponte che collega i due argini della bolgia, i due viaggiatori vedono come delle lucciole ai piedi di una collina: si tratta dei dannati, racchiusi in lingue di fuoco.
In particolare una fiamma biforcuta attira l’attenzione: dentro vi sono Ulisse e Diomede. Dante affascinato prega Virgilio per poter parlare con loro e lui acconsente. Si avvicinano e Virgilio prega i due dannati di raccontare.
E allora Ulisse (Lo maggior corno…) inizia a narrare come è morto: “Partito dall’isola di Circe, non ci fu nulla che riuscì a convincermi a tornare a casa (né dolcezza di figlio…) e navigai per il mediterraneo in direzione delle colonne d’Ercole. Lì, infiammai gli animi dei miei compagni con un discorso (Considerate la vostra semenza…) e ci addentrammo nel mondo che non aveva ancora conosciuto l’uomo. Il nostro viaggio terminò quando un uragano partito da una grande montagna affondò la nostra nave.
Ulisse e Diomede.
[rr 85] - Epiteto per Ulisse
Lo maggior corno de la fiamma antica
[rr 94-99]
nè dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ‘l debito amor
lo qual dovea Penelopè far lieta,
vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;
[rr 118-120] - La piccola orazione di Ulisse
Considerate la vostra semenza
fatti non foste per viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza
Si tratta del discorso con cui Ulisse convincer i suoi compagni ad oltrepassare le colonne d'Ercole.
[rr 125]
de’ remi facemmo ali al folle volo,
Epiteto utilizzato per indicare il viaggio che Ulisse e i suoi compagni compiono.
Il conte Ugolino inizia subito a parlare: “Caro Dante che mi chiedi di rivivere il dolore della mia morte, sappi già che parlerò e piangerò allo stesso tempo, alla fine mi saprai dire se e quanto l’arcivescovo mi abbia recato offesa".
Il conte inizia quindi a narrare la storia della sua morte: “Ero da tanto tempo rinchiuso nella torre Muda con i miei due figli e due nipoti, quando ebbi il sogno che mi preannunciò l’imminente fine: era una battuta di caccia (una lupa con i cuccioli scappava da importanti famiglie come i Gualandi, Sismondi e Lanfranchi).
Chiaro segno della drammatica situazione, il conte rimase turbato dal sogno, e ciò non aiutò quando un giorno inchiodarono la porta per impedire a chicchessia di portar loro del cibo.
Vittime della fame i figli morirono uno dopo l’altro e non sappiamo se il conte morì o se prima divenne cannibale (accettando l’invito fatto dai figli dopo uno scambio di battute).
Arcivescovo Ruggieri, Ugolino della Gherardesca.
Eravamo nella Giudecca, dove le anime sono tutte sommerse, come pagliuzze nel vetro. Ecco Lucifero, la creatura più bella mai esistita, prima della caduta. Va' avanti, e fatti coraggio. Non chiedere, lettore, come io persi calore e forza quando lo vidi: non morii, ma nemmeno ero vivo.
L’imperatore del regno del dolore sbucava dal ghiaccio fino alla cintola, più grande dei giganti, e se era stato bello quanto ora è brutto per aver sfidato il Creatore, non mi meraviglia che da lui discenda ogni male del mondo.
La testa aveva tre facce: quella al centro rossa, quella sinistra tra bianco e giallo, e quella destra nera. Dalle spalle, salivano tutte e tre, unendosi sulla nuca. Sotto ogni faccia stavano due ali grandi come vele di navi: erano senza piume, come quelle dei pipistrelli, e sbattendo generavano tre venti gelidi. Dai sei occhi l'immenso mostro piangeva e sbavava sangue, mentre coi denti maciullava un peccatore in ciascuna delle tre bocche (Giuda, Bruto e Casio
Abbracciai stretto Virgilio, e quando le ali del mostro furono abbastanza aperte, lui si aggrappò alle costole pelose e di ciuffo in ciuffo scese fino all'anca di Lucifero (che coincide col centro della terra).
Il maestro si capovolse e cominciò a risalire, come tornasse indietro all'Inferno. Alzai gli occhi, e con grande stupore vidi Lucifero con le gambe all'insù.
Dov'è finito il lago ghiacciato? E come mai Lucifero è capovolto? E il sole, come è potuto passare dalla sera al mattino in così poco tempo? Lui mi spiegò che avevamo appena attraversato il centro della terra e ci trovavamo nell'emisfero opposto.
ln poche parole mi raccontò la storia del cosmo. Quando Lucifero cadde sulla terra, le terre si inabissarono e riemersero dalla parte opposta del globo. Là dove Lucifero cadde si allargò una voragine da cui sorse la montagna dell'Eden (il Purgatorio): e noi eravamo lì.
Lucifero.