Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265. Il primo evento significativo della sua vita è un episodio accaduto quando aveva 9 anni, quando incontra Beatrice. Questo incontro lascerà un segno per tutta la sua vita (Beatrice sarà la sua musa ispiratrice). Dante studia grammatica, filosofia, teologia e retorica (studi umanistici). Il suo maestro è Brunetto Latini (che ritroveremo nel XV Canto dell’Inferno), autore del “Tresor”, opera enciclopedica medievale molto famosa. Ad un certo punto comincia a interessarsi di poesia, avvicinandosi alla cerchia degli stilnovisti. Stringe amicizia con Cavalcanti, entrando a far parte della ristretta cerchia dei poeti.
Nel 1285, nonostante il suo amore per Beatrice (amore spirituale e irraggiungibile), sposa Gemma Donati (matrimonio di convenienza), dalla quale ha tre figli. Dietro la figura di Beatrice si può individuare la figura di Bice Portinari, vissuta realmente. Il nome “Beatrice” è un Nomen Omen, ovvero un nome presagio perché fa capire le qualità della persona (Beatrice, ovvero “colei che porta beatitudine”).
Nel 1289 Dante partecipa alla Battaglia di Campaldino, in cui combattono Guelfi (sostenitori del papa) contro Ghibellini (sostenitori dell’imperatore). In particolare, a Firenze, i Guelfi si dividono in Guelfi Bianchi (famiglia Cerchi) e Guelfi Neri (famiglia Donati), Dante si schiera (seppur non completamente) con i Guelfi Bianchi nonostante il matrimonio con Gemma DONATI. Da questa battaglia avvia la sua carriera politica come governatore.
Nel 1290 muore Beatrice (che ritroveremo poi in Paradiso, dove diventerà la guida di Dante).
Nel 1295 si iscrive alla Corporazione dei medici e degli speziali (oggi li potremmo definire come i farmacisti) perché l'iscrizione ad una corporazione era un prerequisito per fare vita politica.
Il 1300 è un anno giubilare, avviene il primo Giubileo della storia: grande festa di gioia indetta dal papa Bonifacio VIII (“nemico” di Dante); tutti i fedeli erano invitati in quanto occasione di redenzione, di remissione dei peccati, della conversione e della penitenza sacramentale. Tutte le offerte che i fedeli portavano a Roma finivano al papa. Nello stesso anno Dante viene eletto priore (una carica politica nel comune di Firenze che gli permette di diventare celebre nella città). Sempre in questo anno in questo vengono esiliati alcuni esponenti tra cui Corso Donati (parente della moglie di Dante) e Guido Cavalcanti (entrambi guelfi Neri).
L’anno successivo (1301) Carlo di Valois viene inviato da Bonifacio VIII ad attaccare Firenze e così i Guelfi Neri si impadroniscono della città. Dante, si trova a Roma per un’ambasceria (una missione diplomatica) nei confronti del papa e viene accusato, perché assente, di corruzione (il termine giuridico è “baratteria”) e di opposizione al papa. Viene quindi condannato (“condanna in contumacia”, ovvero in assenza del diretto interessato) a pagare 5000 fiorini e all’esilio. Al processo Dante non si presenta e viene condannato a morte. Non tornerà più a Firenze.
Dal 1302 comincia l’esilio. Dante girerà per varie corti italiane, sarà ospite presso le corti degli Scaligeri a Verona, dei Da Camino a Treviso, dei Malaspina in Lunigiana (Toscana), ritornerà dagli Scaligeri dove sarà ospite di Cangrande, il Signore degli Scaligeri (a cui dedicherà il Paradiso). Tappa successiva sarà poi dai Da Polenta a Rimini. In questi luoghi svolge missioni diplomatiche. Sono gli anni di maggiore produzione e della stesura della Divina Commedia.
Nel 1310 l’imperatore Arrigo VII sta per arrivare in Italia e Dante vede questo avvenimento come un’occasione di riscatto, unificazione e attenuazione dei conflitti in Italia. Durante il viaggio però Arrigo muore e tutte le speranze di Dante svaniscono.
Nel 1315 gli viene proposto di tornare in città a condizione che ammetta pubblicamente le sue colpe. Dante rifiuta perché sostiene di non avere colpa (quindi conviene non rivedere Firenze che dire il falso e tornare tra i corrotti). Rimarrà lontano da Firenze fino alla sua morte nel 1321 a Ravenna, causata dalla malaria, presa tornando da Venezia.
Dal 1306/1307 fino alla sua morte si dedicherà esclusivamente alla Divina Commedia.
È considerato il padre della lingua e della letteratura italiana grazie alla Commedia. Non esisteva fino a questo momento una lingua letteraria, perciò Dante propone il fiorentino.
Il ‘300 sancisce quindi il fiorentino come lingua letteraria grazie a tre grandi opere:
Commedia (Dante non definisce mai la sua Commedia “Divina”),
Canzoniere di Petrarca,
Decameron di Boccaccio.
Dante ritiene molto importanti i modelli classici, soprattutto latini (non conosceva il greco). L’interpretazione che dà di questi classici è influenzata dal cristianesimo (letteratura classica cristianizzata).
Dante è un guelfo Bianco ma sembra appoggiare l’importanza di un impero universale erede dell’Impero Romano (che, secondo Dante, è stato voluto da Dio). Il sostegno di Dante non va al Papa ma alle volontà di Dio. Ritiene che Bonifacio VIII sia la causa di tutti i mali della Chiesa: Bonifacio teorizza infatti l’idea della teocrazia (“potere di Dio”) nella figura del papa, in quanto rappresentante di Dio, che quindi acquisisce potere religioso e politico (secondo Dante questi due poteri devono rimanere divisi: potere religioso al papa e potere politico all’imperatore).
Il papa è corrotto ed è molto più interessato al potere politico. Dante vuole avere uno Stato Laico dove le istituzioni civili sono separate da quelle religiose: ognuno ha il suo ruolo e non ci devono essere ingerenze del potere religioso su quello politico.
Amore per Beatrice (donna angelicata, musa ispiratrice delle sue poesie). Dopo la sua morte, Beatrice diventerà il principio regolatore di tutto il pensiero dantesco. Ogni scelta è legata a lei che diventerà la sua guida in Paradiso, diventando donna-angelo che continua a vivere, anche dopo la morte, nella mente e nel cuore di Dante.
Dante scrive sia in latino sia in volgare, in questa prima parte analizzeremo le opere in latino.
Trattato che sostiene la dignità letteraria del volgare ed è volto a legittimarlo come lingua per la letteratura. Dante progetta di scrivere quattro libri ma l’opera rimarrà incompiuta (scrive il I° e l’inizio del II°). È datato tra il 1303/1304 (circa). Quest'opera è scritta in latino perché era destinata ai letterati, gli uomini di cultura che disprezzavano il volgare.
Contenuti:
PRIMO LIBRO
Avviene la distinzione tra la lingua naturale (che si apprende fin dalla nascita) e quella artificiale (la lingua che si deve studiare, in questo caso il latino). Le lingue sono suddivisibili in tre ceppi: greco, germanico e le lingue dell’Europa Occidentale. Le lingue dell'Europa Occidentale si suddividono a loro volta in tre gruppi (contraddistinti dal modo in cui si dice "si":
Lingua del Sì: volgare italiano,
Lingua d'oc: volgare provenzale,
Lingua d'oil: volgare francese.
Dante si focalizza sul volgare italiano: passerà in analisi i dialetti italiani, individuandone 14. Teorizzerà un concetto fondamentale: l’attribuzione di 4 caratteristiche fondamentali al volgare italiano (illustre, cardinale, aulico e curiale).
SECONDO LIBRO
Consiste in un trattato di retorica in cui troviamo il principio della “Teoria degli stili, una teoria dantesca molto importante, che si ritrova in tutta la sua produzione. Sintetizzabile con questa tabella:
Scritto tra il 1310 e il 1313, il “De Monarchia” è un trattato che analizza il ruolo della Chiesa e dell’Impero. È composto da tre libri:
PRIMO LIBRO
Dante sostiene che l’Impero è l’unica istituzione che può creare giustizia e pace.
SECONDO LIBRO
Vi è sostenuta l'idea secondo cui l’autorità imperiale fu concessa da Dio già ai tempi dell’Impero Romano (quindi è Dio che ha voluto l’Impero e tutto dipende da Dio).
TERZO LIBRO
Dante illustra il rapporto che ci deve essere tra Chiesa e Impero, ovvero il potere temporale deve essere autonomo e ben distinto da quello religioso, quindi l’imperatore gode del potere temporale e il papa del potere spirituale (ma tutti e due derivano da Dio). La Chiesa è la guida spirituale e deve mirare alla felicità eterna; l’Impero è la guida terrena e deve mirare alla felicità terrena. Queste due felicità formano la felicità umana (che si ottiene solo se i due poteri sono separati e indipendenti). In questo libro è inoltre illustrata la Teoria dei due soli: la Chiesa e l’Impero devono essere come due soli che convivono, ognuno con la sua area da illuminare. Solo così si raggiunge la felicità.
Insieme di 13 lettere scritte in latino da Dante in un arco di tempo ampio (1306-1317), che trattano vari temi politici e civili. La più famosa è l’ultima, la XIII, dedicata a Cangrande, vi troviamo l’interpretazione di Dante sulla Commedia (la spiegazione e l’interpretazione del titolo e dei contenuti) e la dedica del Paradiso a Cangrande.
Raccolta di liriche scritte tra il 1283 e il 1307 (molte sono state scritte in gioventù e aderiscono completamente alla corrente stilnovistica, seppur dimostrino lo stile sperimentale di Dante). Sono divise in 7 sezioni:
Rime giovanili:
appartengono al Dolce Stil Novo.
(La) Tenzone con Forese Donati:
sono discussioni scritte sotto forma di testi poetici (tenzone) scritte con uno stile comico-realistico (medio) tra Dante e Forese Donati su temi poetici.
Poesie allegoriche e dottrinali:
spesso presentano riferimenti a particolari contenuti mediante simboli (allegoria) ed esprimono concetti dottrinari legati alla filosofia e alla teologia.
Rime d’amore:
emerge lo Stil Novo.
Rime petrose:
sono rime ruvide e dure (petrose deriva da pietra), scritte con uno stile aspro. Esprimono spesso affanno e dolore.
Rime dell’esilio:
sono più elevate, nostalgiche e drammatiche.
Rime incerte (spurie):
sono rime attribuite a Dante ma la cui paternità non è né certa né dimostrabile.
Trattato filosofico sul sapere medievale, scritto tra il 1304 e il 1307. È un’opera enciclopedica: vuole quindi contenere tutto il sapere dell'epoca a cui appartiene. La scrittura della Commedia non ha permesso a Dante di portare il Convivio a termine. Brunetto Latini ha grande influenza su Dante, è probabile che quest’ultimo si sia ispirato proprio al Tresor (di Latini).
Il Convivio è un prosimetro ovvero un testo scritto in parte in prosa e in parte in poesia. Si suppone che Dante abbia scritto prima le parti in poesia e che abbia poi costruito una complessa intelaiatura in prosa composta da introduzioni e commenti. L’obiettivo ultimo è la divulgazione della conoscenza e della cultura, per permettere a tutti gli uomini (ecco spiegato perché è scritto in volgare) di plasmare una coscienza morale. I temi affrontati sono tipici del medioevo: filosofia, scienza, teologia.
Dante si propone di offrire il cibo della sapienza, l’uomo ha infatti bisogno di un cibo spirituale per la mente e un cibo materiale per la fame.
Prosimetro scritto tra il 1293 e il 1295. È la seconda opera più importante di Dante, parla dell’amore ideale tra Dante e Beatrice. È un racconto di carattere autobiografico che parte dal primo incontro con Beatrice all’età di 9 anni (1274) fino alla di lei prematura morte nel 1290. Dante ci racconta le cose dal suo punto di vista.
Beatrice è intermediario tra Dio e l’uomo (in quanto donna angelo). Ed è il mezzo per cui Dante, mediante l’esperienza d’amore spirituale, può purificarsi, elevarsi e incontrare Dio, da cui il nome Vita Nova (vita nuova, vita rinnovata). Dante scrive prima le poesie e poi i testi in prosa (come per il Convivio). Ruolo chiave è svolto dai sogni, in quanto prefigurazioni della realtà.
Nella vita nova comparirà la figura della donna schermo, una donna che verrà lodata per far ingelosire Beatrice (che non prende la cosa molto bene).