Miniere della Val Nure - Modelli 3D
Riccardo Rocca geologo - riccardo.rocca@hotmail.com - Maggio 2020
Riccardo Rocca geologo - riccardo.rocca@hotmail.com - Maggio 2020
Vengono qui presentati due video che permettono di realizzare una visita virtuale di due siti minerari piacentini: la miniera di Canneto, presso Ferriere, e quella di Vigonzano, presso Farini. Inoltre vengono presentati i modelli digitali tridimensionali di questi due siti minerari, generati a partire da immagini catturate con un drone. Vogliono essere una opportunità per poter vedere le miniere anche da casa ed un invito per poi andarle ad esplorare sul posto.
La zona di queste miniere era conosciuta per l'estrazione dei minerali di ferro e pirite sin dal tempo dei romani e fu sviluppata durante vari periodi fino al 1970. Un periodo di maggiore attività ebbe luogo nella seconda metà del 15º secolo, quando appunto fu fondata Ferriere.
In questa premessa descriviamo le ragioni geologiche per cui in questa zona si trovano concentrati i minerali di ferro.
La zona è caratterizzata dalla presenza di rocce chiamate "ofioliti" a causa del loro colore verde scuro (dal greco "ofis"+"litos" = roccia serpente), da cui vengono estratti minerali di magnetite (Fe²O³) e calcopirite (Cu²S + FeS²), entrambi ricchi in ferro (Fe) come è evidente dalla loro formula chimica. Il colore scuro di queste rocce è indicativo della presenza di minerali pesanti (ricchi in ferro e manganese) che sono tipici della crosta degli oceani attuali. La crosta oceanica infatti si forma per la solidificazione di magma che risale dalle profondità della terra dove risiede il mantello, tipicamente più denso e ricco in ferro e manganese rispetto alla crosta terrestre superficiale.
In effetti queste rocce sono il resto di un antico oceano chiamato "Ligure-Piemontese", che si sviluppò a partire dal periodo Giurassico (180 milioni di anni fa) quando il continene Pangea, che esisteva allora, si frantumò e si suddivise nelle placche geologiche di Eurasia e Africa. Questo oceano, dopo aver raggiunto la piena espansione, si richiuse gradualmente tra la fine del periodo Cretaceo ed il Terziario (70-20 milioni di anni fa). I suoi frammenti, che furono strizzati tra le due placche convergenti di Eurasia e Africa, vennero inglobati in una fascia che si estende attualmente tra le Alpi e l'Appennino settentrionale, sotto forma di rocce formatesi da sedimenti di mare profondo e rocce ofiolitiche.
Ubicazione della miniera di Canneto, lungo il torrente Grondana, presso Ferriere.
Le ofioliti sono rocce molto caratteristiche nel paesaggio dell'Appennino piacentino. Un esempio tipico sono le alture di roccia verde scuro della Pietra Parcellara e della Pietra Perduca, presso Travo in val Trebbia.
Queste rocce rappresentano porzioni di crosta oceanica che è stata strizzata e spinta in superficie durante la collisione tra due placche continentali.
Esse sono caratterizzate dalla sequenza di rocce che è rappresentata schematicamente nella colonna litologica di questa figura.
Questa figura mostra uno schema di classificazione molto generale delle rocce magmatiche, in base alla proporzione tra minerali chiari (light) e scuri (dark), dove i minerali scuri sono quelli più ricchi in ferro e magnesio (Ferromagnesian). Si può osservare che le rocce ofiolitiche (basalti, gabbri, peridotiti), sono classificate tra le mafiche ed ultra-mafiche, con colore più scuro e quindi molto ricche in ferro e magnesio. È per questa ragione che sono state estratte nell'area di Ferriere.
Lo studio delle Ofioliti aiuta a capire le ragioni della loro distributione nel paesaggio attuale.
A questo scopo sono necessari alcuni concetti di petrografia e di evoluzione della tettonica a placche.
Questa figura rappresenta la struttura interna della crosta oceanica, la cui interpretazione è stata possibile grazie allo studio delle sequenze di rocce ofiolitiche. Cominciando dal basso incontriamo:
Peridotiti (Peridotites): rappresentano la parte superiore del mantello terrestre.
Gabbri (Gabbros): solitamente stratificati, risultano dalla cristallizzazione del magma all'interno della camera magmatica (Crystal mush) alla base della crosta oceanica.
Basalti colonnari (Sheeted dikes): insieme di dicchi basaltici, che rappresentano i canali di alimentazione dei basalti a cuscini sovrastanti.
Basalti a cuscini (Pillow lavas): risultano dal rapido raffreddamento di magma caldo e fluido che viene a contatto con l'acqua di mare alla fine della sua risalita lungo la dorsale medio oceanica (mid-ocean ridge).
Coltre di sedimenti oceanici (Ocean sediments)
La descrizione di questa sequenza ha contribuito a ricostruire le varie fasi che portano alla nascita di un nuovo oceano, come sono mostrate nella seguente animazione:
1) deformazione e distensione (warping, stretching) della crosta continentale
2) formazione di una fossa tettonica nella crosta continentale (rift valley)
3) formazione di una spaccatura (dorsale medio oceanica) da cui fuoriesce magma che solidificando genera nuova crosta oceanica
4) l'oceano continua a espandersi
Processi analoghi devono essersi verificati durante la formazione dell'oceano Ligure-Piemontese.
Quest'oceano si aprì tra l'Europa e l'Africa durante il periodo Giurassico (180 milioni di anni fa), si espanse fino alla sua massima estensione e poi tornò a richiudersi nel periodo Terziario (20 milioni di anni fa). Durante la chiusura alcuni frammenti di crosta oceanica vennero inglobati nelle Alpi e negli Appenninni.
Questa animazione ricostruisce l'evoluzione tettonica dell'Europa dal Giurassico al presente, e con essa anche quella dell'oceano Ligure-Piemontese (qui indicato come "Alpine ocean") nelle sue fasi di apertura, espansione e chiusura.
Per osservare le immagini più agevolmente, puoi fare click sulle frecce che appaiono quando porti il cursore sopra l'animazione. Fai click a destra e a sinistra per scorrere le immagini avanti e indietro.
In questo pannello, due immagini estratte dall'animazione precedente riassumono l'evoluzione dell'oceano Ligure-Piemontese evidenziato dalla striscia viola:
) Un oceano alla sua massima espansione nel periodo Cretaceo (120 milioni di anni fa).
) Una serie di affioramenti di rocce di fondo oceanico distribuite lungo una fascia che si estende attualmente dalle Alpi all'Appennino settentrionale.
La figura (3) mostra con maggior dettaglio la distribuzione dei sedimenti oceanici e delle rocce ofiolitiche nelle Alpi e negli Appennini, con evidenziata la zona di Ferriere.
In questa sezione è finalmente possibile accedere ai modelli 3D; per questo è più agevole vederli su PC.
I primi due modelli rappresentano la miniera di Grondana. Uno mostra le entrate delle tre gallerie basse della minie, che sboccano lungo il greto del torrente Grondana, mentre l'altro mostra una vista d'insieme del versante su cui sboccano, oltre alle gallerie basse, anche una quarta galleria posta più a monte.
Il terzo modello invece rappresenta parte della miniera di Vigonzano. In questo caso è possibile utilizzare dei bottoni (nell'angolo in alto a destra) per simulare una esplorazione all'interno delle gallerie.
Puoi "giocare" coi modelli usando questi comandi:
Fai click su ciascuna figura per aprire il relativo modello 3D.
Espandi la vista a schermo intero facendo click sul simbolo [ ↕ ] che appare nell'angolo in basso a destra.
Se usi un PC: fai click sul bottone sinistro del mouse per ruotare il modello, sul bottone destro per spostarlo lateralmente, fai girare la ruotina del mouse per cambiare l'ingrandimento
Se usi un tablet: ruota il modello con un dito, spostalo con due dita e cambia l'ingrandimento facendo il gesto di "pizzicare" lo schermo con due dita.
Apri le foto di dettaglio delle varie gallerie facendo click sulle annotazioni numerate.
Riferimenti bibliografici:
"L'area mineraria storica dell'alta val Nure", dott. Paolo Macioppi, 2015
"Giro di Pietra Parcellara e Pietra Perduca", PiacenzaSera, 2012
"Classification of igneous rocks", University of Saskatchewan
"Plate tectonics of Europe for the last 300 millons years", Val d'Hérens website
"La storia geologica d'Italia e dei suoi oceani", Michele Pregliasco, 2012