Appendice 1 : lettera alla Regione Toscana
Al Presidente del Consiglio Regionale della Regione Toscana, Dr Antonio Mazzeo
All’Assessore Regionale alla sanità ed al diritto alla salute della Regione Toscana Dr Simone Bezzini
e,p.c. ai capigruppo dei consiglieri regionali della toscana
-Loro sedi-
Oggetto: Organizzazione del Servizio Trasfusionale dell’Area Vasta Centro Fiorentina della Regione Toscana
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Egregio Presidente, egregio Assessore,
Come è noto la mission del servizio trasfusionale è quella di fornire sangue biologicamente sicuro e compatibile per la terapia trasfusionale. Gli emocomponenti prodotti dal sangue raccolto, sono assegnati per la terapia, ad un dato paziente previa l’esecuzione di prove crociate ed altri test di compatibilità, onde identificare l’eventuale presenza nel paziente ricevente, di anticorpi diretti contro molecole antigeniche situate sulla superficie delle cellule trasfuse: ciò, evitando l’innesco di una reazione trasfusionale, ne garantisce la sopravvivenza, l’efficacia clinica e mette al sicuro il ricevente da pericolosi effetti avversi.
Questo settore
è essenziale in numerosi vitali processi di diagnosi e cura è strettamente connesso all’urgenza medica
è la risposta terapeutica più importante all’emorragia acuta
Per migliorare la qualità del servizio e ridurre i costi, è in atto una riorganizzazione a rete di questo settore, che prevede la concentrazione di alcune operazioni e la creazione di strutture di riferimento.
In Regione Toscana, seguendo un’ormai pluriennale esperienza internazionale, si è deciso di concentrare le unità di sangue raccolte in tre strutture, le Officine Trasfusionali (OT), una per ogni Area
Vasta (AV). In queste sedi, in ogni unità, saranno determinati i 2
gruppi sanguigni, sarà esclusa la presenza di patogeni e si provvederà alla loro separazione in emocomponenti: questi ultimi saranno ridistribuiti, per l’utilizzo, nelle strutture trasfusionali del territorio. La sede prevista per l’AV centro fiorentina, è l’Ospedale Nuovo San Giovanni di Dio (NSGDD), collegata col locale servizio trasfusionale.
Non concordiamo con questa scelta.
Questo progetto a nostro avviso, rende strutturali delle
inefficienze che ne riducono l’efficacia clinica e ne aumentano i costi di gestione.
Le unità di sangue, dai punti prelievo dell’AV, devono essere autotrasportate all’OT. Gli emocomponenti prodotti in parte sono utilizzati nel servizio dove è collocata l’OT stessa ed in parte fanno il percorso inverso, per il fabbisogno degli altri ospedali. Il trasporto comporta rischi, tempi, costi: deve perciò avvenire seguendo stretti parametri di sicurezza
Per ridurre le sacche da spostare e minimizzare queste negatività, è logico collocare l’OT nel luogo in cui l’utilizzo del sangue è maggiore e maggiore è anche il numero di donazioni.
Questo luogo nell’AV Centro è il complesso AOU Careggi AOU Meyer.
L’attività dell’OT comporta:
• determinazione in ogni sacca degli antigeni eritrocitari di base:
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ABO, Rh[D], [C], [c], [E], [e] e K
la tipizzazione estesa ad ulteriori antigeni, spesso coinvolti nell’immunizzazione, per molte unità.
la ricerca di portatori di assetti antigenici rari, coinvolti in situazioni di rischio di intrasfondibilità e di diagnosi complessa: i soggetti omozigoti per antigeni pubblici e per antigeni privati ed altri.
l’uso di tecniche di biologia molecolare, per gli scopi suddetti e per la tipizzazione di piastrine e leucociti.
il congelamento di unità di gruppo raro, per terapia trasfusionale differita ai pazienti per cui sono indispensabili.
la suddivisione di alcune di queste unità, in piccole porzioni, da conservare congelate, e da utilizzare come emazie-test: indispensabili ed altrimenti non ottenibili per l’indagine laboratoristica, nelle problematiche complesse di cui abbiamo parlato.
Le suddette tipizzazioni, l’uso della biologia molecolare e delle cellule congelate, sono inscindibilmente connesse con altre tecniche (assorbimenti, eluizioni...), anch’esse necessarie per la diagnostica delle immunizzazioni complesse.
insieme costituiscono l’immunoematologia di terzo livello (ITL)
I pazienti immunizzati per cui è necessario l’uso di metodiche d’ITL, e che è necessario trasfondere con emazie di uno specifico fenotipo, si riscontrano in qualsiasi ospedale, ma il loro numero è
esponenzialmente “sic” più elevato nei policlinici universitari. Ciò 4
è dovuto alla molto maggiore complessità dei pazienti che vi affluiscono, in quanto le loro cure sono disponibili solo nei numerosi reparti specialistici e ad elevata complessità clinica, che vi sono operativi: ematologia, immunologia clinica, ostetricie e gravidanze a rischio, cardiochirurgia, oncologie e radioterapia, urologia con i trapianti, ortopedie e traumatologie, chirurgie con elevata complessità operatoria, centri per le malattie rare, centri per le emoglobinopatie. In queste realtà si ha a che fare comunemente, a differenza che altrove, con pazienti plurioperati, pazienti sottoposti a ripetute trasfusioni massicce o a trasfusioni programmate, pazienti affetti da anemie emolitiche autoimmuni (AEA), poligravide, trapiantati, le situazioni che generano nei pazienti immunizzazioni. Frequenti sono vi sono le urgenze. A questi fattori si sono aggiunte ormai da anni le problematiche originate dalla popolazione immigrata non caucasica, in cui abbondano assetti antigenici e conseguenti immunizzazioni, non comuni nelle popolazioni italiane autoctone.
Le alloimmunizzazioni secondarie a trasfusione, trapianto o gravidanza, sono spesso multiple ed in miscela con gli autoanticorpi delle AEA, dando luogo a grovigli diagnostici di difficile risoluzione: i polimmunizzati. Se non c’è padronanza culturale, esperienza e strumenti tecnici adeguati, soprattutto nell’ambito dell’urgenza, si può non essere capaci di somministrare una terapia trasfusionale sicura e si può arrivare all’exitus del paziente per reazione trasfusionale o grave anemia.
È dunque necessario che nei policlinici universitari sia presente la 5
tecnologia necessaria ed il personale esperto, sempre disponibile ad affrontare queste sfide. Tali professionisti, in queste sedi attrezzate, potranno prendersi cura anche dello stesso tipo di casistica che, sebbene molto più raramente, si verifica anche nel territorio dell’AV, svolgendo la funzione di Centro di riferimento (CR).
Se un Servizio Trasfusionale di un’AOU non fosse già attrezzato in questo senso, la possibilità di una terapia appropriata e sicura nei tempi opportuni per i pazienti polimmunizzati che invariabilmente accoglie, non vi sarebbe garantita! Se è presente tale situazione, è indispensabile tappare questa falla diagnostico terapeutica! Se dette tecniche sono collocate anche in una struttura diversa perché abbinate all’OT, si origina un doppione con conseguente inutile spesa. Se invece si volesse scegliere di sviluppare l’ITL solo nella sede lontana dal policlinico, là dove si vuol collocare l’OT, si determina un allungamento delle tempistiche e delle difficoltà per acquisire campioni, contattare i medici curanti, effettuare di persona, una visita medica al paziente stesso: si incrementa il rischio di far mancare in tempo utile, la terapia appropriata, necessaria alla vita il paziente.
La collocazione di una struttura sanitaria che fornisce servizi in urgenza, non è un fattore indifferente in relazione alla sua possibilità di salvare la vita e di fornire salute ai pazienti, perché condiziona la tempistica d’intervento stesso:
il servizio deve essere collocato quanto più possibile vicino al
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ricovero del paziente che ne ha bisogno
L’ospedale NSGDD è situato a Torre Galli, nella periferia sud est della città, mentre l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi (AOUC) e l’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer (AOUMeyer), direttamente confinanti, sono collocate in località Careggi, nella periferia nord est della città.
La percorrenza in auto tra le due località può superare i 30’. Ricapitolando
Le funzioni dell’OT sono strettamente collegate col servizio diagnostico verso i casi complessi.
Detto servizio che abbiamo chiamato ITL deve essere collocato là dove detta casistica è, di suo, esponenzialmente più frequente, per la necessità di doverla affrontare rapidamente ed a volte urgentemente.
Se questo non si fa, si mette a rischio la vita di questi pazienti
A coronamento negativo si ha un inutile aumento dei costi.
Tutte queste osservazioni indicano inequivocabilmente nel
Servizio Trasfusionale AOU Careggi la sede naturale obbligata,
per collocare sia l’OT che I’ITL
La Regione Toscana
ha scelto di realizzare l’Officina Trasfusionale a Torre Galli e
non si parla di centro di riferimento a Careggi
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Tale scelta può innescare un depotenziamento dell’AOU Careggi e dell’AOU Meyer, con impossibilità di sviluppo di attività che hanno bisogno di un supporto trasfusionale di qualità.
Chiediamo dunque di:
• disconnettere il Servizio Trasfusionale di Careggi dal centro trapianti
• arricchirlo dell’OT
•dotarlo di un centro di riferimento per
l’immunoematologia che potrebbe avere anche valenza
nazionale
• affidarlo alla cura di un primario con esperienza diretta
relativa alle problematiche trasfusionali ed immunoematologiche, e che coordini effettivamente tutte le strutture trasfusionali presenti dell’AV fiorentina.
Visti anche i luttuosi eventi che recentemente hanno costellato Firenze e l’Italia, riguardo alla sicurezza
NON VOGLIAMO CHE NELL’AREA VASTA CENTRO FIORENTINA
SI VERIFICHI IL DECESSO DI UN PAZIENTE CHE IN URGENZA
HA PROBLEMI IMMUNOEMATOLOGICI COMPLESSI
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Sottoponiamo questo documento ad una riflessione politica e tecnica e chiediamo una conseguente coerente riformulazione delle relative scelte operative ed un incontro.
Firenze li 12 aprile 2024
Dr Alvaro Ringressi
Delegato UDC ai problemi sanitari e del volontariato per Firenze e Prato
Prof Paoletto Paoletti
Primario emerito Centro trasfusionale NSGDD e Prato Consulente UDC
Dr Mario Razzanelli Forza Italia
Dr Enrico Mencattini
Coordinatore Regionale UDC per la Toscana
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