Venezia
23-25 novembre 2023
23-25 novembre 2023
A gita fatta, aggiungo solo questa nota, lasciando il resto della pagina al tempo futuro, com'era prima di partire.
Sono stati tre giorni intensi, ma mi sentirei di dire di grande soddisfazione. Come sempre con PROMART, è stato un grande piacere condividere esperienze culturali, artistiche, e anche culinarie, naturalmente. Alla prossima!
Questa gita di tre giorni di PROMART a Venezia prevede il programma seguente, dettagliato nel resto della pagina (fate anche riferimento all'indice qui accanto)
Andata e ritorno in auto: dalla stazione di Villazzano, o da Rovereto, fino a Mogliano Veneto sono al più due ore e venti minuti di viaggio (vedi più sotto la voce Trasporti)
Soggiorno di due notti presso l'hotel The Foscarini a Mogliano Veneto, con arrivo giovedì 23 novembre e partenza sabato 25 novembre 2023
link Google Maps alle coordinate del cancello d'ingresso di The Foscarini
Le due cene a Mogliano sono già prenotate
per uno dei pranzi a Venezia mi piacerebbe poi andare da Pampo a Sant'Elena - originariamente pensavo a giovedì 23, ma mi sono reso poi conto che il giovedì è proprio il giorno di chiusura - magari possiamo provare a riorganizzarci per il pranzo del sabato
se riusciamo ad arrivare a Venezia per tempo giovedì, prima di pranzo si potrebbe anche prendere uno Spritz Select, e magari fare un pranzo rapido, alla Serra dei Giardini
Visita al Museo Ebraico (giovedì 23 alle 15:30, occorre essere lì un quarto d'ora prima)
Visita alla Fondazione Cini e alle Vatican Chapels sull'Isola di San Giorgio Maggiore (venerdì 24, ore 14:00, pure qui meglio non arrivare all'ultimo minuto - tenete presente che per raggiungere l'isola occorre prendere il vaporetto)
subito prima si potrebbero visitare (gratuitamente) le adiacenti Stanze del Vetro, che fanno sempre parte della Fondazione Cini, e hanno sempre belle mostre - attualmente ce n'è una su Vetro boemo: i grandi maestri - la mostra chiude alle 19:00, quindi le Stanze si possono visitare anche dopo la visita alla Fondazione Cini e alle Vatican Chapels
per chi volesse mangiare qualcosa prima della visita alla Fondazione, l'unica opzione sull'Isola di San Giorgio Maggiore è il San Giorgio Café, adiacente alla Fondazione Cini.
Sarebbe anche abbastanza carino, ma è anche piuttosto caruccio, e le recensioni non sono proprio favorevoli, quindi conviene forse mangiare qualcosa prima di prendere il vaporetto per San Giorgio Maggiore.
Ci rimangono due slot temporali liberi, che sono lasciati alla scelta individuale dei partecipanti, tranne che converrà a suo tempo organizzarsi in gruppi
uno slot il sabato mattina - qui mi permetterei di raccomandare caldamente la bella mostra Everbody Talks about the Weather alla Fondazione Prada. Contrariamente a quello che c'era scritto sul sito della Fondazione, non vengono offerte visite guidate. Comunque alla mostra si può andare lo stesso, senza bisogno di prenotazioni, e quando l'ho visitata c'era comunque personale molto preparato nelle sale che dava volentieri spiegazioni.
uno slot il venerdì mattina - a Venezia ci sono ovviamente innumerevoli possibilità - ne elenco solo alcune
la casa-museo Fortuny, da poco restaurata, è un vero gioiello, che mi è stato fatto scoprire di recente da Annamaria Raciti. Tenete presente che nella Ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, Mme. de Guermantes veste creazioni di moda proprio di Mariano Fortuny
il Guggenheim è sempre un bel posto (e ci si entra gratuitamente con la membership del MART) - quando saremo a Venezia sarà fra l'altro in corso una mostra su Marcel Duchamps
A tempo debito ci organizzeremo per ottimizzare il numero di auto da usare.
Per il percorso in auto fino a Mogliano Veneto ci sono almeno le 4+2 possibilità che seguono: le prime quattro partendo dalla stazione di Villazzano, la quarta e la quinta per chi parte da Rovereto e dintorni.
Credo che per chi parte dalla stazione di Villazzano converrà scegliere uno dei primi tre itinerari (probabilmente il terzo), verificando al momento della partenza le indicazioni dei tempi di percorrenza fornite dal navigatore in base alle condizioni del traffico.
Dalla stazione di Villazzano:
via Valsugana è un percorso senza pedaggi di 142km, corrispondenti a un po' meno di 2 ore e 20 minuti di viaggio in condizioni normali.
via Valsugana/SR348 (cioè passando per Feltre) è un percorso senza pedaggi di 147km, corrispondenti a un po' più 2 ore e 20 minuti di viaggio in condizioni normali (ma a seconda del traffico può convenire rispetto al precedente),
via Valsugana/SPV/A27 è un percorso di 159km (di cui circa 60km a pedaggio nella parte finale), corrispondenti a circa 2 ore di viaggio in condizioni normali (questo è probabilmente il percorso ottimale),
via A22/A4 (cioè tutta autostrada passando per Verona) è un percorso tutto a pedaggio di 212km, corrispondenti a circa 2 ore e 10 minuti di viaggio in condizioni normali.
Da Rovereto (stazione, tanto per fissare un punto):
via Valsorda/Valsugana/SPV/A27 è un percorso di 173km (di cui circa 60km a pedaggio nella parte finale), corrispondenti a circa 2 ore e 20 minuti di viaggio in condizioni normali (questo è probabilmente il percorso ottimale),
via A22/A4 (cioè tutta autostrada passando per Verona) è un percorso tutto a pedaggio di 195km, corrispondenti a circa 2 ore di viaggio in condizioni normali.
Il nostro hotel The Foscarini si trova a pochissimi minuti a piedi dalla stazione di Mogliano Veneto. Il percorso in treno da Mogliano Veneto a Venezia Santa Lucia dura circa 25 minuti, il costo a tratta è di 2.95 euro. I treni sono frequenti, tranne che la mattina dal lunedì al venerdì c'è una lacuna fra le 9:52 e le 11:38, per manutenzione ordinaria della linea. Questa lacuna va tenuta presente in particolare per la giornata di arrivo - personalmente cercherei di arrivare in tempo per prendere il treno delle 9:52. (Il sabato la lacuna è fra le 9:52 e le 10:22, ma dato che siamo già a Mogliano, prendere un treno prima delle 9:52 è meno critico.)
Per il trasporto urbano a Venezia, conviene probabilmente un biglietto 48 ore (la durata è più lunga del necessario per chi non torna a Venezia il sabato mattina, e un po' più corta del necessario per chi invece ci torna anche sabato - però qualsiasi cosa si faccia sabato, si può tranquillamente tornare a piedi a Venezia Santa Lucia). Fatevi comunque un'idea sul sito ACTV, così più avanti raccogliamo le preferenze per la cassa comune.
dal sito
"The Foscarini è un albergo 4 stelle collocato in una antica villa veneta del 1600, altamente digitale ed eco-sostenibile. La recente ristrutturazione lo ha reso un hotel moderno adatto alle diverse necessità dei viaggiatori business [e] leisure [...]"
foto dal sito
Origine - La casa del campanaro (foto dal sito)
giovedì 23 novembre alle 20:30 saremo a cena presso Origine - La casa del campanaro. Potete cominciare a farvi un'idea del menu e della carta dei vini sul sito, ma tenete presente che il menu dovrebbe subire variazioni stagionali per quando arriveremo.
venerdì 24 novembre alle 20:30 saremo a cena presso l'Enoteca La Fenice. Qui il menu dovrebbe essere un po' più stabile.
L'Enoteca La Fenice è... un'enoteca (foto dal sito)
La saletta affrescata dove ceneremo all'Enoteca (foto dal sito)
Se giovedì mattina ci muoviamo da Trento per tempo, in modo da riuscire prendere il treno da Mogliano per Venezia al più tardi alle 9:52, prima della visita al Ghetto si potrebbe andare a pranzo a Sant'Elena da Pampo: vedi il menu, e l'antipasto misto qui a fianco.
E come accennavo sopra, se riusciamo ad arrivare a Venezia per tempo giovedì, prima di pranzo si potrebbe anche prendere uno Spritz Select alla Serra dei Giardini (un bel connubio di serra e caffetteria, gestita da una cooperativa sociale), che non è lontana da Pampo
Dal sito
Il Ghetto di Venezia, è il primo “ghetto” d’Europa, l’antico quartiere ebraico nel centro della città. Le sue origini e le vicende storiche gli hanno conferito nel tempo un aspetto di grande fascino, con i suoi alti edifici dai colori caldi e accoglienti che si affacciano su ampi spazi, circondati dai canali.
A renderlo unico sono le cinque sinagoghe che vi sono concentrate – due delle quali aperte al pubblico – e in cui sino a oggi si celebrano servizi e cerimonie religiose. Il Ghetto ospita tuttora tutte le istituzioni religiose e amministrative della Comunità ebraica di Venezia.
Nessun viaggiatore o turista che giunga a Venezia può mancare di visitare questo piccolo, ma unico universo e ripercorrere la storia affascinante degli ebrei che per quasi tre secoli hanno animato il Ghetto, interagendo con la città e contribuendo con le loro prolifiche attività alla vita e all’economia della Serenissima.
Sarà, per molti visitatori, l’occasione di avvicinarsi alla conoscenza della storia, dei costumi e delle tradizioni degli ebrei a Venezia.
Le foto seguenti delle sinagoghe (scole) sono tratte dalla pagina sul Ghetto di Venezia di Wikipedia
Scola italiana
Scola spagnola
Scola levantina
Scola tedesca
Dal sito
La Fondazione Giorgio Cini, nata nel 1951 per volere di Vittorio Cini, allo scopo di ricordare il figlio Giorgio morto tragicamente il 31 agosto 1949 in un incidente di volo a Cannes, costituisce il primo esempio in Italia di realizzazione di un organismo privato che pone tra le sue finalità principali la ricerca umanistica, in un periodo in cui al centro dell’interesse collettivo erano economia, scienza e tecnica.
La scelta operata da Vittorio Cini di collocare la Fondazione sull’Isola di San Giorgio Maggiore è dettata da una straordinaria intuizione. Eleggendo l’Isola come sede della Fondazione e ponendone il recupero e il restauro tra le finalità statutarie, Vittorio Cini candidava la sua creatura a erede di una tradizione secolare, attribuendole il ruolo storico e la vocazione dell’istituzione di cui intendeva raccogliere il mandato.
I primi progetti della Fondazione furono rivolti alla soluzione di alcuni dei pressanti problemi che affliggevano l’Italia e Venezia nell’immediato dopoguerra: da un lato l’esigenza di formazione professionale dei giovani e, dall’altro, la mancanza di mezzi e strutture dedicate alla ricerca scientifica e culturale.
Oggi, la Fondazione Giorgio Cini è un’istituzione culturale conosciuta internazionalmente che continua a trarre ispirazione dalla vocazione originaria e si distingue per essere, allo stesso tempo, un centro di studi e un luogo di incontri e dibattiti su questioni contemporanee. Uno spazio nel quale si sovrappongono costantemente l’attività scientifica – con progetti di ricerca ed eventi che mirano a migliorare la “conoscenza del mondo” – e la riflessione sull’attualità politica e sociale che promuove la ricerca multidisciplinare e sperimenta il confronto tra saperi e culture scientifiche e professionali diverse, allo scopo di fornire nuovi strumenti di analisi e di comprensione, oltre che occasioni propizie per “costruire un mondo nuovo”.
San Giorgio Maggiore
Il progetto del secondo Chiostro è di Andrea Palladio
Lo Scalone è di Baldassarre Longhena
La Biblioteca, su cui si aprono le porte di quelle che erano un tempo le celle dei monaci
La Fondazione Giorgio Cini ospita nel parco dell’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia Vatican Chapels, il primo Padiglione della Santa Sede alla Biennale Esposizione Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia. Uno spazio di circa un ettaro e mezzo che accoglie 10 cappelle realizzate da 10 architetti internazionali. Un luogo sospeso nella laguna, tra acqua, cielo e terra, ideale per ospitare un padiglione votato alla riflessione e all’esperienza spirituale, perfettamente coerente con la storia e la missione della nostra Istituzione.
Commissario: Cardinale Gianfranco Ravasi
Curatori: Francesco Dal Co, Micol Forti
Espositori: Andrew Berman, Francesco Cellini, Javier Corvalan, Eva Prats e Ricardo Flores, Norman Foster, Teronobu Fujimori, Sean Godsell, Carla Juacaba, Smiljan Radic, Eduardo Souto de Moura, Francesco Magnani e Traudy Pelzel.
[...]
Provenienti da Italia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, USA, Australia, Brasile, Giappone, Cile/Serbia e Paraguay, gli architetti si sono confrontati con una nuova tipologia edilizia: le cappelle, infatti, sono di solito identificate come parte di un più vasto spazio religioso e ambiente di culto, come una chiesa o cattedrale, mentre qui le cappelle saranno isolate e collocate in un ambiente naturale e astratto – il bosco – metafora del peregrinare della vita.
Dalla pagina dedicata della Biennale dell'Architettura 2018
Il progetto per il padiglione della Santa Sede alla 16. Mostra Internazionale di Architettura deriva da un modello preciso, la “cappella nel bosco” costruita nel 1920 da Gunnar Asplund nel Cimitero di Stoccolma. Allo scopo di rendere il pubblico partecipe delle ragioni di questa scelta, il primo episodio che si incontra all’ingresso del Padiglione della Santa Sede è uno spazio espositivo, dove sono esposti i disegni e il plastico della “cappella nel bosco” di Asplund.
Qui una legenda delle cappelle, con i nomi degli architetti che le hanno progettate.
Eva Prats e Ricardo Flores
Andrew Berman
Sean Godsell
Terunobu Fujimori
Dal sito
La nuova mostra a LE STANZE DEL VETRO, realizzata in collaborazione con il Museo di Arti Decorative di Praga, è dedicata al vetro boemo dopo la seconda guerra mondiale e presenta le opere di sei grandi maestri della scultura contemporanea in vetro: Václav Cigler, Vladimír Kopecký, Stanislav Libenský e Jaroslava Brychtová, René Roubíček e Miluše Roubíčková.
In Boemia, una delle regioni dell’odierna Repubblica Ceca, a partire dal XII secolo fecero la loro comparsa dei grandi innovatori che ampliarono il panorama dell’arte vetraria europea. Nel corso della storia i maestri vetrai boemi furono costantemente spinti all’innovazione poiché incalzati dall’agguerrita concorrenza di altre regioni europee, tedesche e soprattutto italiane, la cui eccellente produzione dominava i mercati mondiali nel settore del vetro decorativo.
La mostra presenta il lavoro di grandi personalità artistiche che, nate nelle terre ceche nei primi decenni del XX secolo, hanno visto le proprie vite scorrere di pari passo con le turbolente trasformazioni della società cecoslovacca e che nel proprio percorso di vita sperimentano il più grande conflitto europeo, poi un breve periodo democratico di soli tre anni, che si trasforma nel 1948 nel regime totalitario comunista; infine, dopo il 1989, il ritorno di una democrazia in linea con gli standard europei. È ammirevole come le innumerevoli restrizioni e libertà negate a questi artisti non siano state in grado di arrestarne la creatività né, in senso più ampio, di immobilizzare la positiva evoluzione dell’intera scena artistica cecoslovacca. In particolare, questi grandi maestri sono stati i pionieri della giovane disciplina del “vetro d’artista”: le loro creazioni, arricchite delle caratteristiche specifiche del vetro, nascono come esemplari unici e non come oggetti d’uso, proprio come è sempre stato in pittura e scultura.
le foto seguenti sono tratte dal sito
foto tratta dal sito della mostra - le previsioni del tempo nelle televisioni dei mondo
Dal sito
“Everybody Talks About the Weather” è una mostra di ricerca che esplora i significati del tempo meteorologico nell’arte visiva, prendendo in considerazione le condizioni atmosferiche come una premessa per affrontare la questione dell’emergenza climatica in corso.
Il progetto è ideato dal curatore Dieter Roelstraete e presentato a Venezia, negli spazi del palazzo storico di Ca’ Corner della Regina. Più di cinquanta opere di artisti contemporanei e una selezione complementare di lavori storici tracciano i vari modi in cui il clima e il tempo hanno plasmato le nostre identità culturali e come l’umanità ha affrontato la nostra esposizione quotidiana agli eventi meteorologici. L’allestimento progettato dallo studio newyorkese 2×4 intreccia la dimensione artistica del progetto a una serie di approfondimenti scientifici sviluppati in collaborazione con il New Institute Centre For Environmental Humanities (NICHE) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Come afferma Miuccia Prada, Presidente di Fondazione Prada, ”il progetto è nato con l’idea di prendere il tempo atmosferico come punto di partenza per evidenziare l’urgenza del cambiamento climatico, stabilendo un’equazione empirica tra meteorologia e climatologia, utilizzando insieme gli strumenti dell’arte e della scienza. L’obiettivo è quello di inquadrare la crisi ambientale e il suo innegabile impatto sulla nostra vita attraverso l’evocazione, la rappresentazione e l’analisi dei fenomeni meteorologici. Il clima è un tema globale e universale, che influenza le azioni e i destini di donne e uomini in tutte le regioni del mondo. Parlare oggi di meteo significa quindi parlare e preoccuparsi del futuro di tutti.”
Dopo le mostre “Human Brains: It Begins with an Idea”, presentata a Venezia nel 2022, e “Cere anatomiche: La Specola di Firenze | David Cronenberg”, attualmente in corso a Milano, questo progetto rappresenta un ulteriore tentativo di affrontare ampie sfide culturali con gli strumenti integrati della scienza e della creazione artistica: dall’evoluzione dello studio del pensiero umano al cambiamento dei significati dei corpi nelle nostre società, fino all’incombente crisi climatica. Attraverso queste attività Fondazione Prada intende diffondere nuove conoscenze e condividere con un vasto pubblico gli ultimi risultati della ricerca accademica e scientifica.
“Everybody Talks About the Weather” si sviluppa su due livelli di Ca’ Corner della Regina intrecciando le due dimensioni della ricerca, quella artistica e quella scientifica. Al piano terra, un grande ledwall trasmette in loop le previsioni del tempo estratte da media tradizionali e online di tutto il mondo. Nelle sale al primo piano opere d’arte storiche condividono lo stesso spazio espositivo con opere recenti e nuove commissioni, stabilendo una continuità ideale tra passato, presente e futuro o, al contrario, innescando un cortocircuito tra visioni opposte e nozioni discordanti. La mostra rivela la costante attenzione degli artisti nel “parlare del tempo”, dai dipinti allegorici e le pitture en plein air alle recenti installazioni multimediali e all’attivismo transnazionale.
Una serie di “stazioni di ricerca” riunisce più di cinquecento libri, pubblicazioni scientifiche e articoli, oltre a una selezione di materiali video e interviste con studiosi e attivisti. Questi materiali permettono al pubblico di consultare liberamente le varie fonti bibliografiche della vasta ricerca alla base di questo progetto e di approfondire le questioni scientifiche e culturali affrontate dalla mostra.
Gli artisti in mostra
Sophia Al-Maria, Giorgio Andreotta Calò, Shuvinai Ashoona, Anonimo veneto, Ursula Biemann, Nina Canell, Vija Celmins, Paolo Cirio, Gustave Courbet, Vittore Grubicy de Dragon, Jason Dodge, Ayan Farah, Theaster Gates, Beate Geissler & Oliver Sann, Antony Gormley, Hans Haacke, Ichoryusai Hiroshige, Katsushika Hokusai, Jitish Kallat, Anne-Christine Klarmann, Zdeněk Košek, Goshka Macuga, Iñigo Manglano-Ovalle, Santu Mofokeng, Plinio Nomellini, Carlo Francesco Nuvolone, Alix Oge, Richard Onyango, Chantal Peñalosa, Dan Peterman, Nick Raffel, Raqs Media Collective, Gerhard Richter, Thomas Ruff, Tiffany Sia, Himali Singh Soin, Vivian Suter, Fredrik Vaerslev, Pieter Vermeersch, Pae White, Tsutomu Yamamoto, Yang Yongliang
Dal sito
Voluto da Benedetto Pesaro (1433-1503) – nobile veneziano che ricoprì il ruolo di comandante in capo della marina veneziana dal 1500 al 1503, noto per i suoi successi militari durante la seconda guerra ottomano-veneziana – [Palazzo Pesaro], ampliato e trasformato nel corso dei secoli, si presenta con l’imponenza della sua vasta mole con una facciata verso il rio di Ca’ Michiel e con una più estesa su campo San Beneto. [...]
Il Palazzo versava [...] in uno stato di degrado e decadenza quando Mariano Fortuny y Madrazo, attratto da questa bellezza architettonica, vi entrò per la prima volta nel 1898 [,,,]
Dopo un primo utilizzo dedicato alle sue sperimentazioni artistiche e scenotecniche, tra le pareti del grande salone dell’ultimo piano Fortuny ideò e costruì il primo modello in gesso del famoso dispositivo teatrale chiamato “Cupola”. Elesse quindi il palazzo a propria dimora e nel 1907 vi installò un piccolo laboratorio tessile assieme a Henriette Nigrin, conosciuta a Parigi agli inizi del Novecento, musa ispiratrice e compagna di altrettanta sensibilità artistica. Dopo pochi anni due interi piani del palazzo furono occupati dallo straordinario atelier per la creazione e la stampa di abiti e tessuti in seta e velluto. Mentre Mariano perfezionava i suoi studi e le sue invenzioni la moglie Henriette, con eccezionale dedizione, dirigeva il laboratorio. [...]
Il Palazzo Pesaro degli Orfei divenne ben presto una fabbrica. Ogni mattina, aperto il portone dal custode, gli operai e le operaie entravano nel piccolo cortile e, salita la scala scoperta, si disponevano nella sale dell’atelier, chi ai telai da stampa, chi alla finitura dei capi d’abbigliamento. Dal 1915 Mariano diede inizio alla decorazione parietale di uno dei luoghi magici dell’edificio: il giardino d’inverno e atelier di pittura al primo piano nobile. Un “giardino incantato”, animato da figure femminili, immagini allegoriche, satiri e animali esotici, pappagalli, scimmie, inseriti in un originale contesto architettonico, avviluppati da motivi floreali e vegetali, da ghirlande e da grottesche. Al secondo piano installò la sua preziosa biblioteca, ricchissima di pregevoli volumi, trovando ispirazione nel ricordo dello studio d’artista del padre e nel vissuto personale d’arte. Arredò gli interni del salone al primo piano con ricchi bagliori seducenti dell’Oriente, conciliando la ricomposizione tra l’idea dello studio d’artista paterno e la valorizzazione estetica del proprio lavoro, con stoffe stampate di sua produzione alle pareti, lampadari in seta, armature, antichi tappeti e mobili (ora parzialmente dispersi). Dagli anni Venti in poi, in quest’atmosfera permeata da suggestivo splendore orientaleggiante con reminiscenze rinascimentali, nei saloni e nelle nude stanze adibite ad atelier, laboratorio, officina, Mariano proseguì incessantemente il proprio lavoro dedicandosi alla ricerca di nuove soluzioni per le scene teatrali, alla creazione di disegni per tessuti stampati, all’ideazione di nuove fogge per l’abbigliamento, mai dimenticando però la sua grande passione: la pittura. Chi, per raro privilegio, riusciva a varcare la soglia di quei saloni non poteva che riportarne una visione estasiata. Raro, se non unico, perché in genere il portone era sempre chiuso e la severa consegna del custode era: “Il Maestro lavora”.
Dopo la morte di Fortuny, avvenuta il 2 maggio 1949, l’edificio fu donato dalla moglie Henriette nel 1956 al Comune di Venezia per essere “utilizzato perpetuamente come centro di cultura in rapporto con l’arte [...]"
Il giardino d'inverno