WAYS OF DESIGNING E IBRIDAZIONE: GIULIO IACCHETTI.
Che cosa significa ibridazione?
Ibridazione è una parola di grande contemporaneità. Per spiegarla io partirei dal mulo,
l’esempio di ibridazione per eccellenza: non ha la bellezza del cavallo o certe peculiarità
dell’asino, però ha dei tratti fondamentali come la resistenza e capacità di affrontare
ostacoli. Il mulo non è un esempio negativo, anzi, per me è davvero ciò che può fare
l’uomo cercando una via di mezzo.
Qual è l’atteggiamento del progettista verso l’ibridazione?
Ogni progettista tende ad ibridare situazioni, perché la sua vocazione specifica è quella di
creare del nuovo. È una situazione e un mondo che indaghiamo in tanti:
l’atteggiamento sta nel cogliere del valore da cose apparentemente distanti e introdurli nel
progetto. I progetti sono dei ponti tra realtà differenti, il designer è un gettaponte, il suo
lavoro è quello di creare collegamenti tra mondi distanti, e quei collegamenti sono una
situazione nuova che non è altro che l’intermezzo tra l’una e l’altra.
Quale posto occupa l’ibridazione nella progettazione?
Un posto specifico tra soluzione generica e iperspecializzazione, tra originalità e progetto
anonimo: la situazione ibrida è l’area grigia che c’è nel mezzo a queste due tendenze
estreme. È la parte, a mio avviso, più interessante di quello che sta avvenendo ora nel
mondo del progetto.
Cosa intende per “ibridazione come area grigia”?
Anche il colore grigio purtroppo ha spesso una connotazione negativa, ma per me non è
così. Il grigio nasce dalla combinazione dei tre colori primari. È un colore molto
interessante, perché lì ci sta dentro tutto, perché tutti noi oggi ci muoviamo in una
situazione ibrida, non definita, lo siamo quasi per vocazione nostra e contemporanea.
Qual è stata l’esperienza dell’ibrido in un oggetto famoso come Moscardino,
progettato nel 1999?
Io e Matteo Ragni eravamo stati investiti da un brief di progetto che prevedeva di studiare
un oggetto per consumare i cibi durante gli aperitivi, che in quegli anni si stavano
diffondendo come nuovo fenomeno e stile di incontro. Servivano strumenti agili e veloci
che occupassero poco spazio, e servissero per consumare alcuni cibi in piedi. Cercavamo
nel progetto di ibridare la forchetta con il cucchiaio e alla fine Moscardino è stato il
risultato.
Ovviamente l’ibrido mostra anche dei limiti: quante critiche ho ricevuto da chi mi diceva:
“ma se lo si usa prima come cucchiaio e poi come forchetta ci si sporca le mani…”
E ora l’ultimo progetto per Moleskine, come è cambiato qui il tema dell’ibridazione?
Moleskine è fondamentalmente un oggetto di carta, in un mondo in cui la dimensione
digitale è sempre più importante.