Art.41

LA RESPONSABILITÀ SOCIALE D'IMPRESA

Un particolare dell'opera dell'artista Diego Rivera Detroit Industry


Art. 41 e la Responsabilità Sociale d’Impresa


''Una persona diventa matura quando diventa responsabile,

quando sa usare la libertà responsabilmente''

Luigi Einaudi



ART. 41

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

L’articolo 41 della Costituzione italiana rappresenta il fulcro della Costituzione economica ed è stato fonte di forti discussioni non solo all’interno dell’Assemblea costituente.

Contiene tre importanti disposizioni: la prima afferma il principio della libertà dell’iniziativa economica privata “l’iniziativa economica privata è libera” ; la seconda espone le limitazioni a cui tale iniziativa è sottoposta” Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”; la terza sancisce le modalità di intervento pubblico necessario affinché l’attività economica possa essere indirizzata e coordinata “ La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata.”

Come gli altri articoli della Costituzione economica, l’art 41 rappresenta il compromesso raggiunto dalle tre grandi correnti ideologiche che si fronteggiarono in Assemblea costituente: la corrente marxista, la cattolica e la liberale. L’articolo 41, infatti, è il risultato dell’unione di due articoli diversi che erano stati proposti in sede Costituente, l’art 37 e l’art 39, il primo proveniente dalla visione liberista dell’Assemblea costituente (L’iniziativa economica privata è libera) ed il secondo dalla visione socialista/democristiana che implementava il concetto di sussidiarietà caro alla dottrina sociale della Chiesa con quello della “programmazione economica” per fini sociali.

Mentre il primo comma risultava identico all’attuale secondo comma, “l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, il secondo così recitava: “La legge stabilisce le norme, i controlli e i piani opportuni perché le attività economiche pubbliche e private siano dirette e coordinate a fini di utilità sociale".

I socialisti imposero i termini, di natura più dirigista (piani, dirette). Ma dopo una discussione approfondita accettarono quelli più blandi, “programmi” ed “indirizzata”, arrivando così alla formulazione attuale.

L’ accordo portava, dunque, alla coesistenza dell’attività economica privata e dell’intervento pubblico diretto nell’economia, poiché solo in questo modo si sarebbero raggiunti i fini sociali della Costituzione: garantire l’uguaglianza sostanziale, assicurare il pieno sviluppo della persona e la partecipazione effettiva di ciascuno all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L’iniziativa economica privata è quindi libera, ma soggiace a due precisi limiti, che non venga svolta in contrasto con l’utilità sociale e che non rechi danno ai diritti fondamentali della persona umana.

I Costituenti furono concordi nel definire la centralità della persona umana in tutte le sue dimensioni ed in modo particolare in quella lavorativa, fino al punto da attribuire alla Repubblica il compito di promuovere le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro.

Gli individui, perciò, devono essere tutelati all’interno stesso del rapporto di lavoro. Pertanto i limiti fissati dal secondo comma dell’art.41 sono le limitazioni alle libertà dell’imprenditore privato, al fine di assicurare ai lavoratori subordinati condizioni di dignità, di sicurezza e di libertà. L’imprenditore, invece, ha diritto alla c.d. “serrata”, ovvero la decisione di non esercitare temporaneamente la propria attività, anche se ciò danneggia altri, parallelamente al diritto di sciopero del lavoratore. (Art.40)

Mentre l’imprenditore privato ha una maggiore autodeterminazione, l’impresa pubblica è tenuta al perseguimento degli scopi sociali, come vero e proprio “oggetto sociale” della sua attività, diversamente dal privato che ha come fine del proprio agire economico il profitto, con il limite del non recare danno all’interesse sociale.

Ma la dimensione lavorativa rappresenta solo una delle differenti dimensioni dell’uomo, si pensi all’uomo-consumatore, all’uomo-cliente, all’uomo-risparmiatore, ecc.

L’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza intesa non solo come sicurezza sul lavoro, ma anche ambientale, alimentare, del risparmio ecc., alla libertà intesa nelle sue diverse forme personale, religiosa, sindacale, contrattuale, ecc. e alla dignità della persona umana.

La Costituzione non offre una definizione di utilità sociale, ma sono molto chiari i confini entro cui questa si scontra con l’interesse individuale dell’imprenditore. Il mercato, luogo d'incontro tra la domanda e l’offerta di beni e servizi, può funzionare solo se in esso vivono e si sviluppano relazioni di fiducia; ad esempio il contratto, necessario per lo scambio, implica la fiducia tra i contraenti. Dunque la fiducia rappresenta l’elemento necessario per l’analisi della responsabilità e del comportamento dell’imprenditore o del manager.

La Teoria classica dell’impresa afferma che Etica e Profitto sono due concetti opposti, addirittura inconciliabili, dove l’unico obbligo è quello di assecondare i propri consumatori. Oggi nell’era della globalizzazione, in ambito economico si parla di Business Ethics (Etica degli Affari), ed è nata una nuova disciplina la Corporate Social Responsibility (responsabilità sociale d’impresa).

Nel 2001, Il Libro Verde promosso dalla Commissione Europea provava a dare una definizione di responsabilità sociale d’impresa, come “l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate ”.

La Responsabilità Sociale d’Impresa accresce il valore economico delle imprese. Giungere al cuore dei consumatori e dei dipendenti sposando una causa d’interesse comune (diritti umani, ambiente) genera valore economico per l’azienda. Un’azienda governata secondo valori etici è un’azienda che si prende cura delle persone e del pianeta, che offre un ambiente di lavoro in cui i dipendenti possono sviluppare il loro potenziale. La responsabilità sociale d'impresa va al di là del rispetto del solo valore della legalità, cioè, del dovere di osservanza delle leggi e della Costituzione (art. 45 Cost) e si riferisce a buone prassi e comportamenti che un'impresa adotta, su base volontaria, per il rispetto di altri valori anche se non sia prevista espressamente una sanzione. Come Pericle diceva agli ateniesi, nel 431a.C.: “ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso”. Per questo, bisogna conoscere la Costituzione, approfondirne i Princìpi ed estrarne i Valori che essa emana e farli vivere nei comportamenti quotidiani.

Riferimenti bibliografici Assemblea Costituente, Atti, Camera Dei Deputati, Roma. S. Cassese, La Nuova Costituzione Economica, Laterza, Bari, 2004. 4^B Ass. e Manut. Tec.