Storia della Parrocchia

Gli inizi della nostra Parrocchia

Già all’inizio del 1975 si cominciava a parlare di una Comunità ecclesiale a Milano due – Parco Lambro – Villette. Sotto la guida di un sacerdote energico, don Ruggero Camagni, viene organizzato il primo Consiglio pastorale e varie commissioni alle quali sono in molti a partecipare.

Nel primo Bollettino della comunità, datato maggio 1975, si legge che le funzioni liturgiche del mese si svolgono nella cappella situata alla residenza Portici e che la messa della domenica si celebra nel salone della scuola elementare Nord. Grande partecipazione e grande fermento: il catechismo dei nostri figli viene gestito dai genitori.

Nel maggio 1976 viene presentato il progetto del centro religioso. I criteri ispiratori erano già stati esposti in una lettera da don Ruggero:

il Centro Religioso deve essere un luogo di incontro e di preghiera per i credenti di tutte le confessioni; deve essere altresì il punto di riferimento della Comunità Cristiana e deve quindi poter ospitare alcune forme di vita comunitaria; non deve offrire strutture non specifiche al suo scopo e che peraltro sono già esistenti nel quartiere (ad esempio strutture sportive).

L’architetto Giancarlo Ragazzi, progettista assieme a Giuseppe Marvelli, presenta poi il progetto (riportiamo quanto pubblicato sul Bollettino parrocchiale del maggio 1976):

Il progetto prevede un’aula a più comparti divisibile (e quindi estensibile o riducibile a seconda delle necessità) la cui forma complessiva è un semiesagono, che consente la maggiore vicinanza possibile per tutti all’altare.

Sul perimetro è previsto un “corridoio” in cui sono sistemati i confessionali (zona della riconciliazione). C’è inoltre uno scomparto isolato acusticamente per i bambini, che possono così strillare senza disturbare eccessivamente i partecipanti alle funzioni. Sul retro, oltre alla sacrestia, sono sistemati alcuni locali per riunioni e per abitazione.

L’aula è coperta da una falda orizzontale, mentre all’altezza dell’altare si sviluppano ardite strutture verticali che raccolgono e concentrano la luce sull’altare stesso.

Il complesso architettonico è nel suo insieme molto moderno ed esteticamente assai apprezzabile, ma non concede nulla alla bizzarria ed è anzi molto funzionale.

Il 19 dicembre 1976 con una solenne celebrazione liturgica il vicario episcopale mons. Aldo Mauri, per autorità del Cardinale Giovanni Colombo, ci costituisce ufficialmente come “Parrocchia di Dio Padre”.

Nell’aprile del 1980 il Bollettino di informazione “Parrocchia Dio Padre – residenza Portici” annuncia la posa della prima pietra, “i nostri progetti, i nostri sforzi, le nostre piccole economie di questi cinque anni, si concentreranno adesso in un centro religioso al servizio del quartiere”.

Così si esprime il Cardinale Carlo Maria Martini, presente alla cerimonia: “Quello che sta per sorgere sarà il luogo di Culto, ma voi siete la Chiesa, il luogo di culto è l’espressione della vostra fede”.

Don Ruggero, commosso, ringrazia l’Arcivescovo e lo invita a tornare fra noi, per consacrare la chiesa e per impartire la Cresima.

Una data storica: 19 dicembre 1981

Il 19 dicembre 1981 viene celebrata per la prima volta l’Eucarestia nel nuovo Centro Religioso. L’aula è gremita e il nostro don Ruggero è raggiante. Solo cinque anni prima eravamo stati riconosciuti come “Parrocchia Dio Padre”.

Ne era passato del tempo da quando il 22 dicembre 1974 don Ruggero aveva celebrato l’Eucarestia nel refettorio della scuola elementare! Che emozione per noi residenti!

Noi che avevamo risposto per primi all’invito a collaborare ci guardavamo increduli e preoccupati allo stesso tempo. Bisognava pagare le prime rate alla ditta costruttrice e mancavano i fondi. In verità avevamo ancora molti debiti e il Centro non era ultimato. La popolazione di Milano 2 era aumentata: da 4.000 eravamo arrivati a 10.000, con le ultime residenze.

Riporto un estratto dal bollettino parrocchiale del gennaio 1985:

  • abbiamo consegnato alla Caritas Ambrosiana per l’Etiopia 6.825.650 lire; a Fratel Ettore per i suoi ospiti 4.500.000; alla Cascina Biblioteca 50.000; all’Arcivescovo (a parziale restituzione del debito) 50.000.000; per le nuove chiese 6.700.000; ad una famiglia bisognosa 2.310.000; per la borsa di studio di don Jarek 1.500.000 …
  • abbiamo raccolto dalla vendita di beneficenza 17.500.000 lire, già distribuiti...
  • preventivi di uscita: saldo debiti 100 milioni circa; sistemazione asfalto piazzale auto 2 milioni; piantumazione 4 milioni; presbiterio (altare battistero, tabernacolo) (?), sedie e panche (?), vetrate (?).

Questi erano i temi che la Commissione Amministrativa si trovava ad affrontare (e di cui rendeva conto all’Assemblea dei fedeli) e che concludeva: “ovviamente i lavori si eseguiranno quando vi saranno le risorse, soprattutto non saranno a scapito della beneficenza, come i dati hanno finora dimostrato”.

La partecipazione della comunità di Milano 2 è notevole e i sacrifici economici vengono premiati.

Arriviamo al 5 marzo 1986: alle 20,30 si svolge la cerimonia di Dedicazione del centro religioso multiconfessionale “Dio Padre”. A presiedere il rito è l’Arcivescovo Carlo Maria Martini.

Scrive don Ruggero sul Bollettino “Comunità: Consacra Signore il tuo Popolo”.

Questa invocazione posta dietro l’altare l’abbiamo letta e meditata da più domeniche e ci accompagna alla festa della dedicazione del “tempio” della casa comune. Non si cancellerà con il 5 marzo, ma resterà come augurio pasquale perché proprio dalla Pasqua di Cristo scaturisce il nostro essere popolo di Dio, Chiesa, il nostro essere consacrati.

A metà degli anni ‘80 la Parrocchia Dio Padre è ormai una realtà viva e funzionante.

Si celebrano battesimi, comunioni e cresime. E si celebra anche qualche matrimonio.

Don Luigi Mistò, che per un anno aveva collaborato con don Ruggero nella parrocchia Dio Padre, negli anni ancora un po’ pionieristici di Milano 2, ebbe a dire: “Conoscere don Ruggero e condividere con lui un anno di servizio pastorale ha significato per me incontrare davvero un prete che non si poteva pensare senza la sua comunità”. E, il 27 giugno 1989, in occasione del 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, aggiunse: “Tante cose ho ricevuto da don Ruggero, ma oggi soprattutto di questo voglio ringraziarlo: di avermi mostrato dal vivo che essere prete significa presiedere una comunità”.

A don Ruggero si sono affiancati prima don Luca Migliori, poi don Jaroslaw Hrynaskiewicz (don Jarek) e poi ancora don Pierluigi Lia. E poi le suore. La comunità è cresciuta e i fedeli sono aumentati.

Le suore curano il catechismo dei più piccoli, mentre don Pierluigi è il grande animatore dei ragazzi e degli adolescenti. Ed è proprio sul finire degli anni ’80 che nascono le prime vocazioni sacerdotali. Dopo 15 anni, la tenacia e la costanza di don Ruggero vengono premiate.

In una intervista don Ruggero afferma: “La gioia della vita è fare ciò che si deve fare, è attuare il progetto che Dio ha per ciascuno di noi. Sarebbe inutile che mi crucciassi perché vorrei essere sacerdote nel Duomo di Milano o in Amazzonia: il mio posto è questo, è qui che Cristo mi vuole ed è qui che farò la Sua volontà”.

Qualche mese dopo, don Ruggero scrive una lettera ai cari amici residenti: «Le parole di Maria guidano la mia riflessione in questi giorni, dopo che l’Arcivescovo mi ha comunicato che da ottobre svolgerò il mio servizio di prete nella parrocchia “Madonna di Fatima” a Milano. “L’anima mia ringrazia il Signore” perché mi ha donato la vita, mi ha chiamato al sacerdozio, mi ha dato di spendere 15 anni a Milano 2, vedendo nascere e crescere questa chiesa che è in Dio Padre, mi ha fatto condividere gioie e dolori di tante persone...

“Vi chiedo un ultimo dono: accogliete con vivo entusiasmo il nuovo Parroco: Lui rappresenta il vescovo, ascoltatelo, seguitelo, collaborate generosamente perché anche Lui possa dire ogni giorno con voi “l’anima mia magnifica il Signore”».

Nel 1989 a don Ruggero Camagni succede come Parroco don Franco Ocello, che resterà in carica fino al 2007.

Le Suore Figlie della Chiesa

La vitalità della Parrocchia Dio Padre a metà degli anni ’80 era quindi dovuta all’attivismo di don Ruggero, validamente coadiuvato da don Pierluigi, don Sergio, don Jarek, e alla presenza delle Suore Figlie della Chiesa.

“La venuta tra noi in modo stabile delle Suore Figlie della Chiesa, ha arricchito la nostra comunità di un validissimo contributo per la catechesi, gli ammalati e l’accoglienza”, scriveva don Ruggero sul numero di Comunità di giugno 1985.

Ma chi erano le Figlie della Chiesa? Erano le Figlie di Madre Maria Oliva Bonaldo. Fu il Cardinale Adeodato Piazza, patriarca di Venezia, che nel 1946 eresse nella sua diocesi la Congregazione delle Figlie della Chiesa, ottenendo dal Papa che a capo di essa fosse posta Madre Oliva come Superiora Generale.

Le prime suore che arrivano a Milano 2 sono Suor Elisa Ugo da Trieste, Suor Maria Zadonà da Roma e Suor Maria Peternelli da Varese. Si occupavano in particolare dell’adorazione eucaristica, dell’animazione liturgica e di formazione (catechesi di bambini e adolescenti). Suor Elisa insegnava anche alle elementari, mentre Suor Maria alle medie. Abitavano al primo piano del nostro Centro Religioso.

Successivamente sono arrivate Suor Giuliana e Suor Rosanna, alternandosi con le altre. Fino alla fine degli anni ’80 e con l’arrivo di don Franco per tutti gli anni ’90 noi abbiamo avuto la fortuna di godere del “dono” delle Suore che si sono prodigate a rendere viva, ricca, spirituale la nostra Comunità.

Scrive don Franco nel numero di Comunità di ottobre 2003: “Ognuno deve riscoprire i doni che il Signore ci ha dato, non solo dal punto di vista umano e professionale, ma anche comunitario (doni dati per l’utilità comune, dice S. Paolo) e… darsi da fare. Ora tocca a noi, concretamente, per fare in modo che la nostra comunità non risenta troppo della partenza delle suore”.

Una tradizione ben radicata: la Fiera di beneficenza

L’era pionieristica della nostra Parrocchia inizia nel 1975. All’inizio la comunità era fortemente impegnata nella costruzione del Centro Religioso. Oberata dalla scadenza dei debiti, aveva ben pochi margini per una pur modesta attività assistenziale e per interventi di solidarietà.

Fu allora che venne lanciata, sempre sotto la spinta di don Ruggero, l’idea di una Fiera di beneficenza. E la risposta fu straordinaria, soprattutto da parte di persone della terza età che misero a disposizione le loro tradizionali abilità nel ricamo, nei lavori di cucito, nella gastronomia casalinga.

Nella comunità la Fiera di beneficenza fu accolta con entusiasmo e divenne un’occasione attesa per dare e ricevere.

I primi luoghi in cui la Fiera venne allestita furono alla Residenza Portici, una rosticceria (ora non c’è più) e la Cappelletta; poi al modulo sociale (dove ora c’è l’ufficio postale) e infine al Centro Religioso, dove si tiene tuttora.

Fin dall’inizio la raccolta fondi fu notevole (in media una quarantina di milioni di lire), e gli utili della Fiera per qualche anno servirono a pagare soprattutto “alcuni mattoni della Chiesa”, ma da subito iniziano piccoli interventi di sostegno, di emergenza, di solidarietà.

Anno per anno vengono individuati filoni di intervento in vari settori socio-assistenziali. Le necessità sono tante e le carenze notevoli.

Per vagliare ed esaminare i vari casi che vengono proposti entra in funzione il “Comitato Fiera”, organo collegiale di base formato da una ventina di persone, donne e uomini di tutte le età.

Il Comitato è in funzione tutto l’anno per i diversi compiti che gli competono, dall’organizzazione della manifestazione vera e propria alla ricerca e all’approv-vigionamento del materiale da mettere in vendita, alla creazione degli oggetti e alla confezione dei manufatti, ai contatti periodici e sistematici di persona o per via epistolare con i beneficiari dei diversi progetti, all’amministrazione e contabilità dell’iniziativa stessa.

Affianca il Comitato un numero indeterminato di apprezzati collaboratori che si mettono a disposizione, in prevalenza nel periodo ravvicinato alla Fiera, per provvedere all’allestimento dei banchi, in particolare a quello della “pesca” che tanto attira bambini e adulti, e che dovrebbe essere preparato solo con oggetti “regalati”.


Come, quando e perché è stata costruita la nostra Chiesa?

Il 14 dicembre 2010 don Walter Magni, succeduto come Parroco a don Franco Ocello nel 2009, organizza al Centro Civico di Milano due il primo incontro per “fare memoria del passato, volendo guardare con speranza al futuro della nostra Parrocchia”.

Alla serata partecipano il primo parroco don Ruggero e gli architetti Enrico Hoffer, Giuseppe Marvelli e Giancarlo Ragazzi.

La prima domanda rivolta dal giornalista Alessandro Ferrari, conduttore della serata, è stata “quale ruolo ha avuto Berlusconi nella costruzione della Parrocchia?”.

Ha risposto Enrico Hoffer, rifacendo la storia delle origini di Milano due, da quando a metà degli anni ’60 venne progettato il primo centro residenziale a Brugherio e poi con l’apporto di giovani architetti, appena usciti dall’università, si diede avvio al progetto di Milano due. Merito di Berlusconi fu quello di credere ai giovani. C’era un clima di grande entusiasmo e coinvolgimento e partecipazione attiva di tutti. Nel 1968 iniziano i lavori e nel 1971 vi è la consegna delle prime case.

Nella planimetria del progetto di Milano due un luogo baricentrico viene designato come “luogo di culto”. Alla fine del 1974 arriva come parroco di Milano due don Ruggero Camagni. Ma in realtà la chiesa come luogo fisico non c’è! Ci sono però le persone e l’ambiente e don Ruggero non si perde d’animo: “Questa è la chiesa – dice – la chiesa siamo noi”. Egli allora incomincia a dedicarsi alla cura pastorale, alla formazione dei catechisti e dei genitori, che sono i primi educatori.

Come viene concepita a quel tempo la chiesa di Milano due? È un luogo di culto aperto a tutti, un Centro Religioso che nell’intenzione di don Ruggero deve raccogliere cristiani e non cristiani; una chiesa non intesa in senso tradizionale, capace di accogliere persone di altre religioni, proprio perché è “casa di preghiera per tutti i popoli”.

L’architetto Ragazzi parla dell’entusiasmo suscitato a metà anni ’60 dal Concilio Vaticano II, che ha influenzato anche la concezione della chiesa e di riflesso il progetto della costruenda chiesa a Milano due. Anche la progettazione della nostra chiesa ne risente inevitabilmente: ad esempio nella collocazione dell’altare, nell’attenzione verso una maggiore partecipazione dei fedeli (l’ultima fila di banchi viene collocata infatti al massimo a 12 metri di distanza dall’altare).

L’architetto Marvelli si sofferma sugli aspetti tecnici della costruzione della chiesa. Era fondamentale che il progetto della chiesa si inserisse in modo specifico nella realtà di Milano due. Da subito si è pensato ad una chiesa non tradizionale, ad una costruzione in grado di offrire la massima accoglienza: un edificio dallo sviluppo in senso non statico, ma proiettato verso l’esterno. Ecco allora la struttura delle vele come slancio verso l’alto, che permette alla luce di filtrare dall’alto sull’altare. E all’interno una realtà sempre diversa, resa possibile dalle pareti mobili che permettono di creare nuovi spazi, dove riunirsi a riflettere, a pregare, o semplicemente a incontrarsi.

L’architetto Ragazzi: “La luce serve a dare il senso della trascendenza”. Don Ruggero: “I corridoi per il percorso penitenziale e il battistero con le vetrate danno un’apertura sulla natura”.

Un’ultima notazione: la scelta del nome “Dio Padre” come padre di tutti, anche dei non cristiani.

In occasione del XXX anniversario della nostra chiesa, si svolge il 1° febbraio 2011 un secondo incontro di approfondimento sulle caratteristiche dell’edificio con accento particolare sulla bellezza e essenzialità degli elementi che la chiesa contiene. Ospiti della serata il Maestro Benedetto Pietrogrande, autore delle vetrate della Via Crucis, e l’architetto Giuseppe Marvelli, progettista dell’edificio.

In particolare è stato illustrato il corridoio penitenziale della Via Crucis, che porta ai confessionali e costituisce quasi un filtro all’ingresso della Chiesa, offrendo ai fedeli la possibilità di fermarsi a riflettere presso le singole stazioni, in guisa di piccole cappelle, per predisporsi alla relazione con Dio. Le vetrate della Via Crucis, realizzate dal Maestro Pietrogrande successivamente alla costruzione della chiesa, sono espressione del dialogo profondo tra architetto e scultore, entrambi concentrati sull’essenzialità che dà valore all’estetica e al messaggio di fede.

Chi ha sostato dinanzi alle vetrate della nostra chiesa in una giornata di sole tra le nove e le dieci del mattino, ha potuto verificare come i tratti dei personaggi e i colori si animino, suscitando emozioni profonde: le scene della Via Crucis prendono vita, ci rendono partecipi della solitudine di Gesù nel Getsemani e del pianto di Pietro.

Abbandonato il percorso penitenziale si entra nell’aula assembleare. Qui gli elementi centrali sono il tabernacolo e l’altare di legno, che ci riporta al concetto di mensa, di cenacolo; l’illuminazione è favorita dalle strutture verticali, che raccolgono e concentrano la luce.

La presenza dell’Eucaristia fa del tabernacolo il fulcro dell’aula assembleare. È un elemento di rame, acciaio e vetro, sospeso in un vuoto illuminato dall’alto, che nella sua multidirezionalità rappresenta una sintesi dell’edificio proteso verso l’esterno e idealmente riassume in sé tutta l’architettura della chiesa.

Altro elemento fondamentale è il fonte battesimale, costituito da una sorta di triangolo massiccio contenente una vasca, collocato di fianco all’altare per facilitare la partecipazione al sacramento da parte dell’assemblea.

L’architetto Marvelli e il Maestro Pietrogrande hanno evidenziato che l’edificio contiene al momento solo gli elementi essenziali di una chiesa; nulla può essere tolto, ma taluni ambiti possono essere senza dubbio completati, come ad esempio con le vetrate retrostanti il battistero, per le quali il Maestro Pietrogrande ci ha presentato un progetto artistico.

Ecco come si presenta oggi l’interno della nostra chiesa dopo l’istallazione della vetrata del Battistero disegnata dal Maestro Pietrogrande e realizzata dall’artigiano vetraio Italo Peresson nel 2011. L’opera si intitola: “Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”.

Il nuovo Oratorio C.M. Martini

Domenica 19 aprile 2015 il card. Dionigi Tettamanzi, già Arcivescovo di Milano (2002-2011), ha benedetto l’Oratorio “C.M. Martini” della nostra Parrocchia, dopo che il 30 marzo dell'anno precedente il card. Angelo Scola aveva posto la prima pietra: “Sia questo un luogo d’incontro e di preghiera per tutti i ragazzi e le famiglie di Milano due”.

Fatta la progettazione e tutte le valutazioni dei settori competenti, in sei mesi lavorativi effettivi il traguardo è stato raggiunto. L’oratorio è dedicato al card. Carlo Maria Martini perché la comunità di Milano due l’ha incontrato molte volte. È stato mons. Martini a porre la prima pietra di questo edificio parrocchiale il 30 marzo 1980, a poche settimane dal suo ingresso in Diocesi; e sarà ancora lui a consacrare questa chiesa a ‘Dio Padre’, il 5 marzo 1986.

Un oratorio che vuole allargare gli spazi e i paletti di questa chiesa sino alle periferie del nostro quartiere questa non potevo che essere dedicato a lui.

Papa Giovanni, S. Giovanni XXIII, ci ha regalato un’immagine suggestiva della realtà Chiesa che può spiegare bene il significato e il valore di un oratorio: “è come la vecchia fontana del villaggio, che disseta le varie generazioni. Noi cambiamo, la fontana resta”.

Il salone del nuovo oratorio è oggi la sede anche dei molti incontri culturali organizzati dalla nostra Parrocchia, dei “Giovedì insieme” dedicati agli anziani e tra le altre numerose iniziative anche della Fiera di beneficenza.

La nostra Parrocchia oggi

Nel settembre 2015 a don Walter Magni, inviato dalla Diocesi di Milano a dirigere la Comunità Pastorale dei Santi Giulio e Bernardo di Castellanza, è succeduto come Parroco don Angelo Zardoni.

(Da articoli di Comunità di Costantino Iannacone, Antonella Vanara e don Walter)